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Osteria il Cenacolo a Chieri, tra Radici e Salsedine

26 Febbraio 2026 by Paolo e Enza

Osteria il cenacolo Chieri

Nel centro storico di Chieri, a pochi passi dalla Chiesa di San Domenico, c’è un primo piano che vale la salita e custodisce un’idea chiara di ristorazione. Oltre il chiostro trecentesco, una porta introduce in un ambiente che non indulge nella nostalgia ma tiene insieme passato e presente. Linee pulite, luci studiate con attenzione, un richiamo al Cenacolo di Leonardo da Vinci affidato a un murale e a dettagli inseriti con discrezione. Il nome non è casuale: il cenacolo era la stanza del convivio, spesso ai piani alti delle case. Qui torna a essere luogo di incontro, con un’impronta attuale ma radicata.

L’osteria ha aperto nel 2022 per iniziativa di Andrea Politano, chierese, e di sua moglie Martina. Prima del rientro in città hanno guidato per dodici anni un ristorante a Prato Nevoso, costruendo un pubblico fedele in una località turistica dove la concorrenza non manca e l’asticella resta alta. Tornare a casa è stata una scelta voluta, non una parentesi: riportare esperienza e metodo nel proprio territorio, confrontandosi con una clientela diversa, meno stagionale e più attenta.

Andrea è un cuoco autodidatta, cresciuto sul campo. La sua è una cucina che parte dalla materia prima e arriva al piatto senza passaggi superflui. Non ama complicare ciò che può restare leggibile. Preferisce lavorare sull’equilibrio, sulla pulizia dei sapori, su accostamenti che abbiano un senso prima ancora che un effetto. Martina segue la sala con attenzione e misura, accompagna il percorso senza sovraccaricarlo di parole e cura una carta dei vini costruita con coerenza. La cantina, nei locali storici dell’edificio, è parte integrante dell’esperienza: Piemonte in primo piano un po’ di Italia e Francia e poche altre concessioni, piccoli produttori, scelte personali che dialogano con la cucina.

Chef Andrea Politano

La proposta si articola in tre percorsi degustazione, pensati per intercettare gusti diversi senza snaturare l’identità della casa. “Radici” è il racconto più diretto della tradizione piemontese. Gli agnolotti di Maria Antonietta ne sono il simbolo: carne di tenerone e lonza, risotto rosso, porro e salame cotto. Una ricetta di famiglia che la bisnonna dello chef preparava a Natale nella sua trattoria e che oggi è diventata il piatto più richiesto. Arrivano con fondo bruno e un piccolo assaggio al tovagliolo, un dettaglio che richiama gesti antichi. Accanto, il maialino piemontese brasato con cavolo viola leggermente caramellato e crema di patate dolci continua a convincere, tanto da restare saldo in carta.

Amuse-bouche

“Salsedine” guarda al mare ma non cambia approccio. Il quinto quarto trova una versione marina nella trippa di tonno rosso Balfegó, lavorata come una trippa tradizionale al sugo: piena, avvolgente, croccante, sorprende senza bisogno di effetti speciali. Il risotto con crema di basilico, acciughe del Cantabrico, limone e una punta di peperoncino tiene insieme freschezza e sapidità con misura. È un menu che dimostra come la cucina possa cambiare materia prima mantenendo lo stesso carattere.

Risotto, crema di basilico, acciughe del Cantabrico, limone

“Austro” è il percorso più libero: sei portate a sorpresa che variano ogni giorno secondo mercato e ispirazione. Possono comparire animelle, frattaglie, uno stecco fritto di trippa, tagli meno consueti. È qui che emerge la parte più istintiva dello chef, ma sempre entro un confine chiaro: proporre qualcosa di diverso senza perdere equilibrio e senza allontanare chi siede al tavolo.

Gnocchi sotto la cenere

La pasta fresca è un filo rosso che attraversa tutta la proposta. Gnocchi di patate cotte sotto la cenere e impastate con pecorino, serviti con fave e rucola. Attorno, una serie di dettagli che raccontano il lavoro quotidiano: grissini all’origano e focacce fatti in casa, tartellette al lardo d’oca, baci di dama salati alla nocciola e parmigiano. Piccoli segnali di una cucina che non trascura nulla.

Trippa di tonno

Tra gli antipasti, le tre versioni di carciofo – in padella a bassa temperatura, alla griglia con salsa bernese leggera, crudo con olio, sale, pepe e polvere di limone bruciato – mostrano precisione e sensibilità. Lavorare la stessa materia in modi diversi senza perdere coerenza è un esercizio che richiede tecnica e controllo.

Maialino di Pianfei, patate dolci e cavolo cappuccio rosso

Il piccione rappresenta uno dei passaggi più complessi. Coscia fritta, petto alla griglia, fegatini al cacao, barbabietola a bilanciare con una nota terrosa. È un piatto che può dividere, ma qui trova una sintesi convincente, tanto da risultare tra i più apprezzati. Segno che la misura, anche su preparazioni delicate, può fare la differenza.

Piccione

Il percorso dolce segue la stessa linea. Un sorbetto lime e menta prepara al “Cuore di Langa”: plin al cacao ripieno di crema di nocciole di Marentino e cioccolato fondente, servito con crema pasticcera e una variante al lampone. Un omaggio al territorio con un tocco più giocoso. Poi meringa e panna, macaron fragole e cioccolato, un fondente con cuore al lampone chiudono con leggerezza, senza appesantire.

sorbetto lime e menta
Plin al cacao ripieno di crema di nocciole

L’illuminazione accompagna la cena con discrezione, la musica resta un sottofondo piacevole. L’ambiente è raccolto, favorisce la conversazione e lascia spazio al piatto.

Due consistenze di carciofi
Carciofi

A pochi passi dal ristorante è nato il Pastificio del Cenacolo. Non un progetto separato ma un’estensione naturale. È stato aperto per rispondere alle richieste dei clienti che volevano portare a casa agnolotti, pane, grissini. Oggi propone pasta fresca artigianale – dal tradizionale agli agnolotti di Maria Antonietta, bottoni al salmone, ai carciofi o al baccalà mantecato; plin che cambiano ripieno con le stagioni – oltre a una piccola selezione di gastronomia, uova di aziende come Varesio e salumi scelti tra piccoli produttori. La stessa qualità del ristorante, pensata per la tavola quotidiana.

Il Cenacolo sceglie l’equilibrio. Non forza i sapori, non rincorre tendenze passeggere.

Coccole finali

Tradizione piemontese, incursioni di mare e qualche deviazione più audace convivono con naturalezza. In un centro storico che invita a rallentare, questo primo piano restituisce alla parola osteria un significato pieno: sostanza, identità e una cucina che lavora in silenzio, ma si fa ricordare.

Osteria il Cenacolo

  • Via San Domenico 2B, Chieri (TO)
  • Tel. 392 0832152
  • www.osteriailcenacolo.com
  • mar-sab 19.30-23, domenica 12.30-15, 19.30-23, chiuso il lunedì

Paolo Alciati & Enza D’Amato

Filed Under: Attualità, Evidenza, taglio-alto

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