Paolo Alciati –
Una degustazione dedicata agli abbinamenti ha evidenziato la versatilità dei vini
E una futura verticale potrebbe offrire interessanti spunti sul loro potenziale evolutivo

Nelle colline di Santo Stefano di Valdobbiadene, tra i versanti più vocati della denominazione, Le Colture rappresenta una delle realtà che meglio raccontano l’evoluzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG negli ultimi quarant’anni. Un percorso costruito nel segno della continuità familiare e di una visione produttiva che ha saputo accompagnare la crescita del Prosecco mantenendo saldo il legame con la viticoltura di collina.

La famiglia Ruggeri coltiva vigne in queste terre da generazioni, ma è nel 1983 che prende forma il progetto imprenditoriale destinato a diventare Le Colture. Cesare Ruggeri sceglie infatti di completare il percorso produttivo, passando dalla sola coltivazione alla vinificazione e alla commercializzazione delle proprie uve. Una decisione tutt’altro che scontata per l’epoca, quando gran parte della viticoltura locale era ancora orientata al conferimento.
Oggi l’azienda dispone di circa 45 ettari di proprietà distribuiti tra Santo Stefano, Valdobbiadene, Cartizze, San Pietro di Feletto e l’area del Montello. Una superficie importante per il territorio, ma che continua a essere gestita con una filosofia fortemente legata alla conoscenza diretta dei vigneti e delle loro peculiarità.
È proprio il vigneto a costituire il centro del progetto aziendale. Le parcelle della zona storica di Valdobbiadene si sviluppano su pendii spesso estremi, dove il lavoro manuale resta una necessità prima ancora che una scelta. Qui l’uva Glera trova condizioni particolarmente favorevoli grazie alla combinazione di suoli derivati da antichi fondali marini, forti escursioni termiche e ventilazione costante. Elementi che contribuiscono a definire il profilo aromatico tipico dei migliori Prosecco Superiori: fragranza floreale, tensione acida e precisione espressiva.
La crescita aziendale non ha modificato l’approccio originario. Cesare Ruggeri continua a seguire personalmente il lavoro agronomico, mentre la seconda generazione – Silvia, Alberto e Veronica – presidia rispettivamente gli aspetti amministrativi, commerciali e dell’accoglienza. Una struttura organizzativa che conserva la dimensione familiare pur operando ormai su numeri significativi, con una produzione che si avvicina alle 800 mila bottiglie annue.
Particolarmente interessante è la lettura che Le Colture offre del territorio attraverso le diverse etichette. Una gamma ampia ma coerente, costruita per valorizzare le differenti espressioni della Glera all’interno della denominazione.

L’occasione per approfondire questo lavoro è arrivata durante un recente pranzo stampa con Alberto Ruggeri, uno dei tre figli, dedicato proprio all’analisi della versatilità gastronomica dei vini aziendali. Un tema spesso evocato quando si parla di Prosecco Superiore, ma raramente approfondito con un approccio così concreto.

Il percorso si è aperto con il Valdobbiadene DOCG Brut Fagher, interpretazione essenziale e contemporanea della denominazione. Il profilo olfattivo si muove tra agrumi, mela croccante e leggere note vegetali; al palato si distingue per equilibrio, scorrevolezza, una piacevole acidità e una chiusura pulita che invita immediatamente a un nuovo assaggio. In abbinamento al vitello tonnato il vino ha dimostrato una notevole efficacia nel gestire la componente grassa della preparazione, pulendo il palato senza sacrificare la delicatezza dell’insieme.

Di maggiore profondità il Rive di Santo Stefano Extra Brut Gerardo 2024, proveniente da vigne storiche con età compresa tra i cinquanta e i settant’anni. La menzione “Rive” trova qui piena espressione attraverso una maggiore complessità aromatica e una tessitura gustativa più articolata. L’abbinamento con le polpettine di baccalà mantecato in crosta di mais e maionese al lime ha evidenziato la capacità del vino di sostenere preparazioni ricche mantenendo equilibrio e definizione aromatica.
Con il Pianer, uno dei riferimenti storici della produzione aziendale, emerge invece il volto più classico del Valdobbiadene Superiore, con un perlage fine ed elegante. Le note di pera, mela e fiori bianchi si inseriscono in una struttura morbida ma sostenuta da una fresca vena acida che accompagna il sorso fino alla chiusura. L’incontro con i tajarin al ragù in bianco, tipico monferrino, arricchito da zucchine e fiori, ha confermato la sorprendente duttilità di questa tipologia, spesso relegata a ruoli gastronomici più semplici di quanto meriterebbe.

La degustazione si è conclusa con il Cartizze, proveniente da una delle aree più prestigiose e ristrette dell’intero comprensorio. Qui la maturazione delle uve raggiunge livelli particolarmente elevati grazie a condizioni pedoclimatiche uniche. Il risultato è un vino di maggiore ampiezza aromatica, non stucchevole, dove le note fruttate e floreali si fondono a una naturale morbidezza sostenuta da una freschezza mai assente. L’abbinamento con la piccola pasticceria è apparso naturale, ma il vino ha mostrato una capacità di dialogo con il cibo ben più ampia di quanto suggeriscano gli stereotipi associati alla tipologia, dai sapidi salumi ai formaggi stagionati, da quelli piccanti agli erborinati, dalle ostriche al foie gras.
Uno degli aspetti più interessanti della degustazione è stato il lavoro sugli abbinamenti. Ciascun vino è stato infatti assaggiato con tutti i piatti previsti dal menu, mettendo alla prova la capacità di adattarsi a sapori e consistenze differenti. Ne è emersa una versatilità tutt’altro che scontata, che conferma come il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore possa accompagnare con efficacia non soltanto l’aperitivo, ma l’intero pasto.

Tra i temi affrontati durante il confronto con Alberto Ruggeri, uno dei più stimolanti riguarda la prospettiva di una futura degustazione verticale dedicata a diverse annate de Le Colture. Un’occasione che permetterebbe di verificare sul campo un argomento sempre più attuale: la longevità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Se è vero che freschezza, fragranza e immediatezza rappresentano elementi identitari della denominazione, è altrettanto vero che le migliori espressioni provenienti dalle colline storiche mostrano spesso una capacità evolutiva sorprendente. Osservare come questi vini affrontano il trascorrere degli anni significherebbe aggiungere un tassello importante alla comprensione del territorio e delle sue potenzialità, andando oltre una lettura che troppo spesso li considera vini da consumare esclusivamente nella loro prima fase di vita.

In un momento storico in cui il successo commerciale del Prosecco rischia talvolta di oscurarne le differenze territoriali, realtà come Le Colture contribuiscono a riportare l’attenzione su temi fondamentali quali origine, viticoltura e identità. La forza dell’azienda non risiede soltanto nella qualità delle bottiglie, ma nella capacità di raccontare attraverso esse un paesaggio, una famiglia e una tradizione agricola che continua a evolvere senza perdere autenticità.
È forse proprio questo il tratto più interessante della cantina di Santo Stefano: la volontà di interpretare il Prosecco Superiore come vino di territorio, prima ancora che come fenomeno commerciale. Un approccio che emerge con chiarezza non solo nei discorsi con Alberto, ma anche nei vigneti, nelle scelte produttive e, soprattutto, nel bicchiere.
LE COLTURE
- Via Follo, 5 – Valdobbiadene (TV)
- Tel. 0423 900192
- www.lecolture.com




