
La nuova edizione de “I Cento di Torino”, in uscita il 28 novembre, arriva puntuale come ogni fine anno a raccontare la mappa gastronomica della città. Una mappa che non è mai statica: cambia, si trasforma, segue mode e svolte, registra chiusure inattese e aperture fragorose. Da diciassette anni la guida firmata da Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino è un osservatorio privilegiato di tutto questo, ed è forse per questo che continua a essere uno degli strumenti più utilizzati da chi ama mangiar fuori a Torino.

A conquistare il titolo più ambito — “Miglior ristorante di Torino” — è, per il quarto anno consecutivo, Condividere, che già negli ultimi anni si è affermato come una delle esperienze gastronomiche più complete della città. La sua è una cucina contemporanea ma emozionale, costruita sull’idea che il cibo sia prima di tutto un ponte tra persone. La cura tecnica, la ricerca sulla materia prima e la capacità di raccontare storie attraverso assaggi diversi fanno del ristorante della Nuvola Lavazza un luogo dove l’alta cucina non perde mai il gusto dell’accoglienza.

In un momento storico in cui la ristorazione d’autore attraversa un naturale riassestamento — la stessa guida segnala l’uscita di alcune insegne storiche — Condividere sembra esprimere un equilibrio raro: identità forte, qualità costante e un modo di far cucina che guarda avanti senza dimenticare la dimensione umana del servizio. È un premio che conferma una visione, ma che al tempo stesso fa riflettere: se un ristorante conquista il primo posto per quattro anni consecutivi, significa sì che la sua qualità resta altissima, ma anche che in città non si è ancora affacciata un’alternativa altrettanto forte. Una staticità che sorprende e un po’ preoccupa, soprattutto in una Torino che avrebbe tutte le potenzialità per vedere nascere nuove cucine capaci di competere al vertice.

Anche quest’anno la guida mantiene la formula che l’ha resa così riconoscibile, una città divisa tra Top e Pop, ma sempre più contaminata: cinquanta indirizzi Top, pensati per le grandi occasioni, e cinquanta Pop, ideali per pranzi informali e uscite quotidiane. Non si tratta di classifiche: gli indirizzi sono presentati in ordine alfabetico, e questo contribuisce a rafforzare il sentimento che il lettore entri in un atlante gastronomico più che in una gara.
Nella sezione Top i curatori evidenziano un momento di transizione: alcuni nomi consolidati non ci sono più, mentre compaiono una serie di nuove insegne guidate da chef giovani o realtà che hanno cambiato passo. La sensazione è che Torino stia attraversando un nuovo ciclo, forse meno rumoroso rispetto al passato, ma ricco di energie sotterranee.
La sezione Pop invece è in piena ebollizione. La crescita travolgente dei locali dei “piattini” — wine bar contemporanei con piccole porzioni e cantine importanti — racconta un modo diverso di vivere la città: esperienze più snelle, più meticce, più libere di sperimentare. È un format che permette di spendere poco o molto a seconda dei calici e che intercetta un pubblico curioso, spesso giovane, che privilegia la socialità e l’esplorazione.
Il premio dedicato alla migliore piola, sostenuto da Vestil, va quest’anno al Caffè dell’Orologio. Nel mondo torinese la parola “piola” non indica solo un luogo in cui mangiare: è una parte del DNA cittadino, uno spazio in cui tradizione e quotidianità sono inscindibili. Riconoscere un locale come miglior piola significa premiare non soltanto il cibo, ma soprattutto un’atmosfera, un modo di accogliere, un equilibrio fra semplicità e qualità che è sempre più difficile da trovare.

Sono 21 i nuovi locali inseriti quest’anno che cambiano la geografia gastronomica nella guida: 9 Top e 12 Pop. Una cifra che conferma la dinamicità della ristorazione torinese. Solo per citarne alcuni tra i Top: AB+ Casa del Pingone, Buatta, Fratelli Bruzzone, Kay Essenza Peruviana, Posto Ristoro Tapas Bar, Spirito Osteria, Tratto e Vale un Perù. Nella sezione Pop entrano nomi che si stanno facendo notare per creatività e freschezza: Adelaide!, Cou Cou, Dispensa, Lo Straniero, Muro Osteria Contemporanea, Rabarè, Strupàl e altri ancora.
Molte di queste novità sono segnale di una città che accoglie cucine da tutto il mondo, intrecciando tradizioni locali con influenze sempre più vaste: un processo che non riguarda solo la gastronomia, ma la cultura urbana nel suo insieme.
Come ogni anno, “I Cento” assegnano una serie di riconoscimenti tematici che valorizzano aspetti spesso meno visibili ma fondamentali nel successo di un locale. Sono “premi speciali” che raccontano le tante identità della ristorazione: dal premio “In punta di sala” a quello dedicato all’innovazione, dalla migliore cantina alla valorizzazione della materia prima, i premi raccontano un ecosistema ricco e articolato. C’è il premio alla novità dell’anno (Cou Cou), quello dedicato all’innovazione in cucina (Muro Osteria Contemporanea), quello alla miglior cantina (La Limonaia) e quello alla miglior estetica del piatto (Scatto), fino al riconoscimento assegnato a chi rappresenta una “grande promessa” della cucina cittadina (Guarini). Ognuno di questi premi coglie una sfumatura diversa dell’esperienza gastronomica.

Infine, una delle novità più rilevanti dell’edizione 2026 è l’ingresso della Camera di commercio di Torino come partner. Due sezioni della guida sono infatti dedicate ai progetti food & wine dell’ente, un modo per valorizzare prodotti e filiere locali. È una sinergia che sottolinea sempre più il legame tra ristorazione e territorio: non solo il luogo dove si mangia, ma ciò che si sceglie di servire e da dove proviene.
L’edizione coincide inoltre con il cinquantenario di EDT, la casa editrice che pubblica la guida: un anniversario importante che non celebra soltanto una lunga storia, ma soprattutto la capacità di rimanere un riferimento nel panorama editoriale indipendente italiano.
I Cento Torino 2026
www.edt.it/libri/i-cento-torino-2026
Paolo Alciati
