
Non parla di welfare come di un elenco di benefit e non riduce la sostenibilità a una formula da convegno: qui, il benessere si misura nei gesti quotidiani, dalle biciclette aziendali al Family Day. Né di sostenibilità come di una formula da convegno. Quando Carlos Veloso dos Santos racconta la sua idea di impresa, lo fa partendo da una constatazione semplice e spiazzante: “Oggi troppe persone vivono il lavoro come un peso”. È da qui che prende forma il percorso di Amorim Cork Italia, filiale italiana del Gruppo leader mondiale nel sughero, un percorso che negli anni ha trasformato il benessere delle persone in una scelta strategica e identitaria.

La sensazione, entrando in azienda, è che il tema non sia “stare meglio” in senso astratto, ma “ripensare il lavoro” concretamente, osservando come ogni gesto, dalla pausa con i colleghi all’organizzazione dei turni, possa contribuire al benessere di chi lavora.
Carlos Veloso dos Santos parte dal sughero, quasi sempre. Non per retorica, ma per coerenza. “Il sughero è una materia che insegna molto: non si spreca nulla, si rigenera, crea equilibrio tra uomo e natura”. È lo stesso principio che l’azienda ha deciso di applicare alle persone. Se la sostenibilità ambientale è nel DNA del prodotto, quella sociale diventa una conseguenza naturale.
“Quando si parla di sostenibilità – osserva – si pensa subito all’ambiente. Io invece vedo ancora poca attenzione alle persone”. Eppure sono proprio le persone, insiste, il vero fattore critico di successo. Non una frase da manuale HR, ma una presa di posizione netta in un contesto che spesso continua a premiare il sacrificio più della qualità del lavoro.
Da questa visione nasce, oltre dieci anni fa, un percorso strutturato sul benessere organizzativo, con un obiettivo ambizioso: trasformare l’azienda in un luogo in cui le persone non “subiscono” il lavoro, ma lo riconoscono come uno strumento di crescita personale, di equilibrio e, in ultima analisi, di felicità. Un percorso oggi visibile in certificazioni, modelli e pratiche quotidiane, ma che all’inizio è stato soprattutto un cambio di mentalità: “Le aziende devono evitare di invecchiare prematuramente”, afferma. E per lui un’azienda “vecchia” non è quella con dipendenti senior, ma quella che smette di innovare, di ascoltare, di prendersi cura delle persone.

Se la visione è il punto di partenza, la struttura arriva subito dopo. A raccontarlo è Dennis Tonon, responsabile del team Energizzatori, che negli anni ha lavorato per tradurre il benessere in un linguaggio comprensibile anche ai numeri. “Non parliamo di emozioni contrapposte ai risultati” – spiega – “Le ricerche dimostrano che stress elevato, scarsa sicurezza psicologica e basso engagement hanno un costo misurabile per le aziende”.
Il passaggio chiave è dal controllo alla connessione. Dai modelli di management tradizionali a un approccio che mette al centro fiducia, responsabilità condivisa e coerenza culturale. È qui che prende forma il modello Org+, basato su purpose condiviso, leadership positiva e allineamento tra ciò che si dichiara e ciò che si fa.
In Amorim Cork Italia questo approccio non resta teorico. Il benessere è un dato e non un’opinione e si concretizza nell’Amorim ImpAct System (AIS), un sistema operativo che integra cultura e processi, rendendo il miglioramento continuo parte della quotidianità: “Org+ e AIS non sono due progetti separati, sono due dimensioni dello stesso modello: una lavora sul mindset, l’altra sugli strumenti”, chiarisce Tonon.
Con 61 collaboratori, un’età media di 44 anni e un mix generazionale che include Boomers, Millennials e Gen Z, Amorim Cork Italia ha scelto di investire sulla crescita interna, costruendo nel tempo un modello HR solido. L’anzianità media di servizio – che supera i 15 anni considerando le persone presenti prima del 2020 – racconta di un’organizzazione che trattiene persone, competenze e relazioni, in controtendenza rispetto a un mercato del lavoro sempre più frammentato, evitando quella dispersione di know-how che oggi affligge molte realtà.

Eleonora Moret, responsabile Risorse Umane, descrive un modello HR costruito nel tempo, con pazienza. “Dalla selezione all’onboarding, dalla formazione alla mobilità interna, tutto parte dall’idea che le persone vadano accompagnate, non solo valutate”. I test psico-attitudinali periodici, la Cork Academy, i percorsi di sviluppo non sono strumenti di controllo, ma momenti concreti di crescita e dialogo tra colleghi e manager. Il tema dell’equità emerge con forza. “Abbiamo il 59% di donne in azienda” – racconta Moret – “e per noi una donna incinta non è un problema, è un dono”. La certificazione sulla Parità di Genere, ottenuta nel 2025, arriva dopo oltre un anno di lavoro su processi, indicatori e politiche concrete. Non un bollino, ma una tappa di un percorso più ampio.

Il racconto cambia tono quando si parla di genitorialità, di tempo e di fiducia: congedi di paternità retribuiti al 100%, smart working nel primo mese dopo la nascita, bonus economici, flessibilità oraria: misure che parlano in modo importante di fiducia prima ancora che di welfare. “La parità – osserva Moret – non si dichiara, si pratica”.

Dal 2018 questo approccio trova una cornice strutturata nel Family Audit, certificazione che riconosce l’impegno dell’azienda nella conciliazione vita-lavoro. “Abbiamo attivato oltre 40 misure” – spiega Marta Donadel, che coordina il progetto – “Ma il valore vero è il clima che si è creato”.

Frutta biologica a km zero, biciclette aziendali, ginnastica dolce, check-up sanitari, formazione continua, team building nella natura, Family Day: ogni iniziativa fa parte di un sistema integrato di benessere, non è un intervento isolato. “Le persone – dice Donadel – devono sentirsi viste nella loro interezza, non solo nel ruolo che ricoprono”.
Ascoltando i protagonisti, emerge un filo comune: la convinzione che il futuro delle aziende passi dalla qualità delle relazioni interne. Non per idealismo, ma per realismo. In un’epoca segnata da cambiamenti demografici, trasformazioni tecnologiche e nuove aspettative generazionali – tra denatalità, carenza di competenze e nuove priorità delle persone – il benessere smette di essere una concessione e diventa un fattore strutturale di competitività. Non un costo da sostenere, ma un investimento. Non un gesto simbolico, ma una pratica quotidiana che produce risultati tangibili.

Come il sughero, che si rigenera ciclicamente senza impoverire l’albero, Amorim Cork Italia ha costruito un modello capace di rinnovarsi nel tempo, mantenendo solide radici nel territorio e uno sguardo lungo sul futuro. Un futuro in cui sostenibilità ambientale, sociale ed economica non sono compartimenti separati, ma parti di un unico sistema. Un sistema in cui lavorare bene significa, prima di tutto, stare bene.
Sorride, Carlos Veloso dos Santos, quando parla del libro che sta scrivendo, “Ho sognato un’azienda felice”. Ha un’idea di azienda che guarda lontano: “Non è un sogno ingenuo”, precisa. “È un sogno che richiede metodo, coraggio e responsabilità”. Proprio come il sughero, che si rigenera senza impoverire la quercia, Amorim Cork Italia ha scelto di crescere senza consumare le persone.
In un tempo in cui il lavoro sembra aver perso senso per molti, questa esperienza dimostra che un’altra strada è possibile. Più complessa, forse. Ma anche più solida. E, alla lunga, più sostenibile.
Il Gruppo Amorim è la prima azienda al mondo nella produzione di tappi in sughero, in grado di coprire da sola nel 2024 il 45% del mercato mondiale di questo comparto e il 28% del mercato globale di chiusure per vino; conta un totale di 56 filiali di cui 22 distribuite nei principali Paesi produttori di vino. Il Gruppo Amorim esporta in più di 100 Paesi e ha le sue aziende in 28 Paesi nei cinque continenti, investe ogni anno milioni di euro in ricerca, sviluppo e innovazione (R&S+I), e ha registrato nel 2024 un fatturato consolidato di 939,1 milioni di euro, di cui circa 5,3 miliardi di tappi, che rappresentano il 76,4% delle vendite consolidate.
Amorim Cork Italia, con sede a Conegliano (Treviso) si è confermata nel 2024 azienda leader del mercato del Paese e principale filiale del Gruppo Amorim. Con i suoi 75 dipendenti, nel 2024 ha registrato 643.947.000 di tappi venduti per un fatturato di 77.208.000 di euro, pari al +0,2% rispetto all’anno precedente. La leadership di Amorim è dovuta ad una solida rete tecnico-commerciale distribuita su tutto il territorio della penisola, ad un efficace servizio di assistenza pre e post vendita ma anche all’avanguardia dei suoi sistemi produttivi e gestionali e soprattutto del suo reparto Ricerca&Sviluppo, al quale si associa una spiccata sensibilità per la tutela dell’ambiente e in particolare per la salvaguardia delle foreste da sughero. Accento vigoroso anche quello sulle risorse umane, con una serie di iniziative di work-life balance per una migliore armonia tra vita personale e lavorativa della grande famiglia Amorim. Tra gli ultimi grandi traguardi raggiunti, infine, il compimento perfetto dell’economia circolare grazie alla linea SUBER, arredo di design nato dalla granina dei tappi raccolti dalle onlus del progetto ETICO (di Amorim stessa) e riciclati. Un’opera di sostenibilità divenuta anche culturale grazie alle mostre “SUG_HERO – Metaforme – Le mille vite di uno straordinario dono della natura, il sughero” per valorizzare l’elemento sughero e “Il passo del viandante” dedicata al territorio in cui la filiale ha messo radici.
Amorim Cork Italia S.p.A.
- Via Camillo Bianchi, 8
- Z.I. Scomigo – Conegliano (TV)
- Tel. 0438 394971
- www.amorimcorkitalia.com
Paolo Alciati






