
L’Abbazia di Novacella è uno di quei luoghi in cui il vino non rappresenta soltanto un prodotto agricolo, ma la naturale prosecuzione di una storia lunga quasi nove secoli.
A pochi minuti da Bressanone, nel cuore della Valle Isarco, il complesso monastico fondato nel 1142 continua ancora oggi a unire spiritualità, cultura e lavoro della terra, mantenendo viva una tradizione che attraversa i secoli senza perdere attualità.

Passeggiare tra le mura dell’abbazia significa entrare in una dimensione sospesa tra arte e paesaggio. Il chiostro gotico, la basilica ricca di decorazioni barocche, la celebre biblioteca, i giardini e i vigneti che circondano il complesso raccontano una continuità rara da trovare altrove. Qui tutto sembra muoversi con un ritmo diverso, più lento e coerente con la natura del territorio.

E proprio il vino è uno degli elementi che meglio spiegano questa identità. La cantina di Novacella è infatti tra le più antiche ancora in attività al mondo e rappresenta una delle espressioni più solide dell’enologia altoatesina contemporanea.


Il territorio gioca un ruolo decisivo. I vigneti della Valle Isarco, posti tra i 600 e i 900 metri di altitudine, beneficiano di forti escursioni termiche, luce intensa e terreni ricchi di scheletro minerale.


Da queste condizioni nascono vini bianchi di personalità netta, caratterizzati da profumi definiti, acidità viva e una spiccata tensione gustativa. È uno stile che punta sulla precisione più che sulla potenza, sull’eleganza più che sull’impatto immediato, con una capacità di evoluzione spesso sorprendente.

Tra i miei assaggi più convincenti dell’ultima edizione di Vinitaly merita una menzione speciale il Gewürztraminer, degustato sia nella versione della Linea Classica sia nel Praepositus, etichetta di vertice della produzione. Due interpretazioni differenti dello stesso vitigno, entrambe di notevole interesse.

Il Gewürztraminer Classico si presenta già su un livello qualitativo molto alto. Al naso emergono rosa fresca, frutta tropicale, agrumi maturi e leggere sfumature speziate. In bocca è armonico, immediato, ben calibrato tra morbidezza e freschezza, con una chiusura pulita e piacevolmente fragrante. È un vino che unisce tipicità e bevibilità, centrando perfettamente l’obiettivo di offrire una lettura elegante e accessibile del vitigno.

Il Praepositus compie invece un passo ulteriore per profondità e complessità. Il profilo aromatico si fa più stratificato, con note floreali più fini, cenni di frutta candita, spezie orientali e una trama minerale che emerge con il tempo nel calice. Il sorso è più ampio, avvolgente, ma sostenuto da una tensione acida che ne slancia l’andamento e ne prolunga il finale. Qui il Gewürztraminer perde ogni eccesso e acquista misura, dettaglio, prospettiva evolutiva. Un bianco di grande precisione, capace di coniugare intensità e classe.

Molto convincente anche il Perlaetus Metodo Classico da Sylvaner, degustato insieme a Werner Waldboth, responsabile vendite e marketing, e tra le sorprese più interessanti della gamma.

Fine e preciso al naso, con richiami di mela croccante, fiori bianchi e crosta di pane appena accennata, al palato mostra bollicina elegante, grande freschezza e una chiusura sapida di notevole pulizia. Uno spumante originale, capace di valorizzare in modo non scontato il carattere del vitigno e del territorio.

Di notevole spessore anche il Kerner, varietà che in Valle Isarco ha trovato una patria ideale. Il vino esprime energia, profumi di pesca bianca, erbe di montagna e una vena minerale che accompagna il sorso con continuità. Il Sylvaner, questa volta fermo, convince invece per finezza e nitore, con richiami floreali e fruttati sorretti da una bella sapidità. Il Riesling, infine, si distingue per slancio e linearità, con un profilo teso, agrumato e prospettive evolutive di grande interesse. Anche il Grüner Veltliner mostra personalità, con note speziate e un carattere gastronomico molto marcato.

Accanto ai bianchi della Valle Isarco, la tenuta Marklhof a Cornaiano completa il quadro aziendale con una produzione dedicata ai rossi: Lagrein, Pinot Nero e Schiava interpretano un volto diverso dell’Alto Adige, più caldo e mediterraneo, dimostrando la capacità della cantina di muoversi con disinvoltura tra territori differenti. In particolare il Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof si distingue per eleganza e profondità, con profumi di piccoli frutti rossi, ciliegia, leggere note speziate e sfumature di sottobosco. Il sorso è fine, disteso, sostenuto da tannini setosi e da una freschezza che accompagna il finale lungo e armonioso. È una doppia anima che arricchisce il progetto e ne amplia la personalità complessiva.



Novacella è però anche una meta capace di attrarre visitatori da tutta Europa. La possibilità di unire degustazioni, visite culturali e ospitalità rende l’esperienza particolarmente completa. Entrare nella cantina dopo aver attraversato sale storiche, chiostri e giardini significa comprendere come il vino qui non sia un episodio isolato, ma parte di un sistema coerente in cui ogni elemento dialoga con l’altro.

In un mercato spesso affollato di narrazioni costruite a tavolino, l’Abbazia di Novacella non ha bisogno di artifici. Ha il privilegio più raro: possedere una storia vera e saperla trasferire nel bicchiere con autenticità. Ed è forse questa la ragione per cui, degustando i suoi vini, si avverte sempre qualcosa che va oltre la tecnica: il senso profondo di un luogo rimasto fedele a sé stesso.
Info: www.kloster-neustift.it
Paolo Alciati
