
Prendendo a prestito il titolo del celebre film di Aldo, Giovanni e Giacomo, questa è la domanda che ci siamo reciprocamente fatti dopo la cena stampa organizzata per farci conoscere la cucina di Claudio Lochiatto, chef patron del locale di via Saluzzo a Torino.


Per essere felici non è sempre necessario il fine dining, ma serve assolutamente la cucina “vera”, fatta con sentimento, con ingredienti e ricette che trasmettono il cuore di chi li ha utilizzati per darti la soddisfazione nei piatti di un’autentica cucina che ripercorre in parte quella regionale calabrese e in parte quella piemontese, comunque riconoscibile e collocabile localmente in ogni singola proposta che abbiamo assaggiato man mano che proseguiva la serata: dalle delicate polpette melanzane e menta alla panzanella “mare e monti”, ricordo delle merende estive di Chef Lochiatto, con un pomodoro dal gusto straordinario; dalla ricotta in carrozza con cipolla caramellata all’esuberante parmigiana nel coccio cotta alla brace o ai teneri “maccarruna” fatti in casa e arrotolati a mano su un bastoncino di legno di ginestra, come tradizione vuole, chiamato “gruju” e conditi con una crema di cacio e pepe che può competere, e secondo noi superare, quella di molti ristoranti romani, e poi i pansotti, pomodoro confìt, cipolla caramellata e olio al basilico, il branzino alla brace, lo squisito spiedo di costine alla brace (…che si sciolgono in bocca!) con cavolo viola in agrodolce e, tra i dolci, una solo in apparenza semplice zuppetta di frutta estiva con gelato alla fragola e aceto balsamico, un leggerissimo babà al bergamotto e crema golosa e l’ottimo tartufo gelato di Pizzo Calabro, famoso e celebrato in tutta la nazione, che personalmente abbiamo sempre sentito magnificare da amici calabresi senza avere mai avuto il piacere di gustarlo. Ora possiamo confermarlo anche noi…è davvero degno delle lodi che lo hanno sempre accompagnato!

Una segnalazione a parte merita la geniale (per l’idea) e sorprendente (per il gusto) “Gia’ndujotta”, una gustosa ma non aggressiva ‘nduja – il tipico salume piccante calabrese spalmabile – che ricopre una saporita ricotta di bufala, presentata al tavolo inscatolata in una bella confezione a forma di parallelepipedo triangolare, con la sagoma tipica del celebre cremino torinese di cioccolato, ma di dimensioni decisamente maggiorate (un “giandujone” da circa 8-10 centimetri di base, per intenderci), avvolto nella sua classica carta metallica. Golosa e squisita!
Nota di merito per la selezione dei vini in abbinamento…tutti di produttori calabresi e di ottimo livello. Anche questo è rispetto del territorio.

L’Uliveto di chef Lochiatto – un omone robusto, dalla simpatia calorosa e dal sorriso contagioso, che dopo pochi minuti di conoscenza ti dà l’impressione di essergli quasi parente – rappresenta oggi un ponte culturale e gastronomico tra le sue radici calabresi e la vibrante città di Torino. Questo luogo non è solo un ristorante, ma un crocevia di storie e sapori che uniscono due tradizioni apparentemente distanti, ma profondamente complementari. La Calabria, con la sua ricca eredità culinaria fatta di ingredienti genuini e tecniche tramandate da generazioni, trova a Torino una nuova casa, dove ogni piatto racconta un pezzo di quel territorio e della sua cultura.
È un ristorante che va ben oltre la semplice esperienza culinaria: è un viaggio autentico nell’anima della città, un punto d’incontro tra emozioni sincere e una cucina che celebra le radici calabresi con rispetto e creatività. Chef Lochiatto incarna la passione e la dedizione che animano questo progetto: un uomo che ha saputo trasformare la sua visione in un’esperienza multisensoriale, capace di trasportare i commensali in un percorso di sapori e sensazioni uniche. La sua storia è profondamente legata a Torino, città che ha plasmato il suo carattere e la sua arte culinaria, fornendo l’ispirazione per creare piatti che raccontano storie di territorio, stagionalità e autenticità. Nel capoluogo piemontese arriva circa dieci anni fa e inizia a collaborare con alcune delle realtà più prestigiose: dal ristorante Del Cambio guidato da Matteo Baronetto, simbolo della tradizione torinese, al Turin Palace al fianco di Stefano Sforza, fino a esperienze in chiave più contemporanea come Opera – sempre con chef Sforza -Condividere – con Federico Zanasi – e Spazio7 con Alessandro Mecca.

Ad un certo punto, la svolta: con il supporto di sua moglie Blerta – presenza forte e radiosa al suo fianco – decide di dare vita a L’Uliveto: una trattoria moderna che unisce il gusto delle tradizioni autentiche con l’innovazione delle grandi idee. Blerta, col garbo tutto femminile, si prende cura della sala, trasformando l’ospitalità in un gesto sincero e tangibile, rendendo ogni esperienza speciale per i clienti: entrare all’Uliveto significa immergersi in un’atmosfera calda e accogliente, dove la tradizione si sposa con il rispetto per la materia prima che diventa il filo conduttore di ogni piatto. Questo viaggio tra emozioni, tradizione e autenticità è una promessa di scoperte che coinvolgono tutti i sensi, offrendo un assaggio vero e profondo di questa bella regione distante più di milleduecento chilometri dal Piemonte.

La filosofia di cucina di Claudio Lochiatto si fonda su un equilibrio delicato tra sentimento (la cucina come espressione di passione e narrazione personale), pensiero (consapevolezza e riflessione nella scelta degli ingredienti) e continua ricerca di quegli elementi che rendono ogni piatto non solo un’esperienza gustativa ma un racconto emozionale nel rispetto della tradizione e della stagionalità. Per Claudio, cucinare rappresenta un gesto di affetto e attenzione: ogni ingrediente è scelto con cura, per valorizzare la materia prima senza mai snaturarla. La sua cucina nasce da un pensiero critico e riflessivo, che si traduce in piatti capaci di evocare memorie e tradizioni, ma allo stesso tempo di sorprendere per autenticità, semplicità e armonia tra gusto, estetica ed emozione che Claudio descrive con una parola: #Escimangiato.

L’esperienza #Escimangiato all’Uliveto va oltre l’atto di sedersi a tavola: è un vero e proprio abbraccio per l’anima, capace di risvegliare emozioni profonde che si riflettono nella quotidianità di chi vi partecipa. Ogni piatto diventa un momento di connessione, un invito a rallentare e a godere della compagnia, proprio come nelle tradizioni familiari più care. Questo rituale si trasforma in un’esperienza che ricorda quei momenti speciali in cui il cibo non è solo nutrimento, ma un’occasione per condividere storie, sorrisi e calore umano. L’atmosfera accogliente del suo locale e il rispetto per la materia prima si fondono con la spontaneità, creando un ambiente dove il tempo sembra dilatarsi, permettendo a ogni commensale di sentirsi parte di qualcosa di autentico e prezioso. Un pasto che diventa quindi un’esperienza multisensoriale, capace di lasciare un segno indelebile nel cuore.
In sintesi, con l’espressione #Escimangiato Claudio Lochiatto ha voluto rappresentare un momento di vera condivisione e convivialità, un’opportunità per riscoprire il valore delle tradizioni gastronomiche e un’esperienza che nutre non solo il corpo, ma anche lo spirito.
L’Uliveto
- Via Saluzzo, 57 bis/C – Torino
- Tel. 389 9938771
- www.ristoranteuliveto.it
Paolo Alciati & Enza D’Amato






