Arte e storia, leggende e spiritualità nel cuore d’Italia

Mura preistoriche, capitelli e colonne romane, chiese gotiche, sculture raffinatissime, nobili palazzi, tradizioni curiose.
Questa ricchezza stratificata può davvero riconoscersi nella frase “Le pietre che parlano” e ha dato origine a un bel progetto, Hernica Saxa, che raccoglie quattro città del Lazio nella candidatura a Capitale Italiana della cultura 2028.
In questo progetto Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino hanno unito le proprie forze, superando rischi di campanilismo in uno sforzo comune.
Siamo nel cuore d’Italia, in un Lazio di cui parlano Virgilio e Livio come terra di genti antichissime. Qui in tempi remoti, i bellicosi popoli italici si scontrarono con Roma fino alla assimilazione. Qui Roma portò strade, templi e impianti urbani.
Qui il Medioevo vide il passaggio di monaci e santi, la fondazione di importanti abbazie, la costruzione di cattedrali romanico-gotiche, gli scontri epocali tra Papa, re e imperatori. E poi, con il passare dei secoli, qui sono vissuti intellettuali, filosofi e artisti.

Fino a quando il Grand Tour nel ‘700 introdusse la moda di visitare l’Italia come paradiso delle arti.
E gli studiosi inglesi e tedeschi arrivarono qui ansiosi di scoprire il regno della bellezza, rimanendo stupefatti e commossi. È significativa in questo senso la frase di Gregorovius che, davanti alla cinta di mura ciclopiche di Alatri, disse che lo aveva colpito più della vista del Colosseo. Anche per noi, nel 21° secolo, è davvero stupefacente l’Acropoli di Alatri, una straordinaria struttura fortificata situata nella parte più alta della città, che domina l’intero territorio circostante e rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura megalitica dell’Italia centrale. Queste mura poligonali sono formate da enormi blocchi di pietra perfettamente incastrati tra loro senza l’uso di malta, una tecnica costruttiva che ancora oggi suscita meraviglia per la precisione con cui le pietre furono lavorate e posizionate, dimostrando un livello di conoscenze tecniche sorprendente per un’epoca così remota.

Poi c’è la Alatri medievale, quella della Cattedrale di San Paolo, che conserva un’antica reliquia oggetto di grande devozione popolare, l’ostia incarnata, riconosciuta da una Bolla papale, e la statua di San Sisto, in legno ricoperto da una lamina di argento, portata in processione in occasione nella festa del patrono.
Bellissimi anche i tesori della chiesa di Santa Maria Maggiore: l’icona di Madonna col Bambino detta Madonna della Libera, e la statua lignea policroma di Maria in trono col Bambino detta Madonna di Costantinopoli per l’accostamento ai canoni artistici bizantini.
Ed eccoci a Veroli, la città più alta delle quattro, arroccata tra i Monti Ernici, silenziosa e ricca di nobili testimonianze.
Tra tutte la più notevole è l’epigrafe dei Fasti Verulani, un eccezionale Calendario Romano che riporta i primi tre mesi dell’anno con i giorni sacri, feste e vita pubblica della città antica. La sua storia è ancora più suggestiva perché non si ferma all’età imperiale: secoli dopo la lastra fu riutilizzata come copertura funeraria in una tomba cristiana. Oggi la lastra è conservata nel bel Museo Archeologico di Veroli, in cui si scoprono gli strati sotterranei della città, le possenti sostruzioni di sostegno, il lungo corridoio ipogeo, resti di corredi funerari.

E poi, passeggiando per la città, si scopre la Veroli medievale, con la Basilica di Santa Maria Salome, meta di pellegrinaggio lungo le vie della fede, con la celebre Scala Santa, che la tradizione vuole collegata simbolicamente a quella percorsa da Gesù a Gerusalemme.
Non religioso, ma laico è un altro tesoro nascosto di Veroli, la Biblioteca Giovardiana, fondata dall’importante ecclesiastico Vittorio Giovardi, appassionato letterato, storiografo e bibliofilo, ricca di manoscritti e cinquecentine, prima biblioteca di uso pubblico del Lazio meridionale.
E non dimentichiamo a pochi chilometri dalla cittadina, la famosa Abbazia di Casamari, uno dei complessi monastici cistercensi meglio conservati d’Italia, un luogo in cui il tempo sembra sospeso tra chiostri, pietra chiara e silenzio.
Accanto al patrimonio artistico e religioso storico, Veroli conserva anche interessanti esempi di arte moderna. All’entrata della città si può ad esempio ammirare il Monumento della Pace, struttura metallica a doppio semicerchio incrociato, che accoglie 111 pietre simboliche cedute da altrettante nazioni a simboleggiare la fraternità nel mondo. Il monumento fu inaugurato nel 2016 alla presenza di delegati di 60 delle nazioni rappresentate dalle pietre.

Ferentino ci attende con altre sorprendenti testimonianze del passato. Per esempio il Testamento di Aulo Quntilio Prisco, appena inaugurato in posizione panoramica di fronte alla valle del Sacco, e poi l’imponente Mercato Romano, che parla ancora di botteghe e scambi risalenti a due millenni fa, o il Teatro Romano, recuperato di recente, dopo un paziente studio sulla urbanistica di Ferentino. Sulla spianata dell’Acropoli, i Monti Lepini ed Aurunci incorniciano la cattedrale rivestita di conci in travertino. All’interno, un pregevole pavimento cosmatesco e un elegante ciborio duecentesco dell’altare maggiore Anche a Ferentino colpisce la potenza gigantesca dell’Acropoli, un vasto quadrilatero con le pendici fortificate da blocchi di pietra calcarea. E la “Porta Sanguinaria” aperta nelle mura evoca tempi lontani e crudeli di condannati a morte giustiziati.
Infine Anagni, ultima nel nostro itinerario, ma certo non la meno importante! Una città al centro di grandi eventi, città di quattro papi, tra cui il più famoso Bonifacio VIII, il papa dello schiaffo, che il sommo poeta Dante Alighieri cita nella Divina Commedia!

Prima tappa, che lascia senza fiato, la cripta di San Magno, all’interno della Cattedrale, uno dei cicli pittorici medievali più affascinanti d’Europa, definita la “Cappella Sistina del Medioevo”, interamente affrescata con scene bibliche, simboli cosmologici e figure allegoriche, in colori smaglianti e una sontuosa iconografia. Splendidi pavimenti cosmateschi e il Museo con i suoi gioielli, come un magnifico cofanetto in oro e smalti del XIII secolo sono gli altri tesori della Cattedrale. Città di ben quattro Papi, e quindi città di nobili palazzi, legati alla presenza della corte papale.

Il più famoso è il Palazzo dello Schiaffo secondo l’episodio dello “Schiaffo di Anagni” avvenuto nel 1303, contro papa Bonifacio VIII. Episodio forse leggendario, ma testimone di fortissimi contrasti in nome del potere. Anche se allora Anagni cominciò a perdere centralità, conserva tuttora magnifici monumenti medievali, a cominciare da tutto il centro storico, con il suo intreccio di vicoli medievali, archi in pietra e loggiati. E appena fuori centro da vedere l’interessante chiesa di S. Pietro in vineis, con alcuni notevoli affreschi del XIII e XIV secolo.
Da non perdere anche il MAE – Museo Archeologico Ernico, che espone fossili e materiali di circa 400.000 anni fa, rinvenuti nei siti dei dintorni, strumenti in osso e in pietra e anche rarissimi resti umani, dei denti attribuiti al genere Homo Heidelbergensis, ben precedente ai tempi dell’uomo di Neanderthal.
Una chicca gastronomica


In tutto il mondo c’è un solo ristorante dove è possibile gustare il vero “timballo alla Bonifacio VIII”, il piatto ciociaro dedicato al Papa: è il ristorante Del Gallo di Anagni, esistente da ben 400 anni! La ricetta del Timballo fu creata nel 1845 dal trisavolo dell’attuale proprietario, Vincenzo Pampanelli, preparata per la prima volta durante una festa organizzata in onore di Papa Bonifacio VIII. È un piatto gustosissimo formato da un cuore di fettuccine al ragù racchiuso in un guscio di prosciutto e pasta.
Foto di Franca Dell’Arciprete Scotti
