La cucina nasce da radici meridionali ben riconoscibili, ma non si limita a riproporle

In un panorama gastronomico torinese dove la creatività si declina in mille direzioni, Il Brigantino si distingue per una ferma coerenza di stile, un equilibrio tra modernità e rispetto delle materie prime in cui la cucina di pesce diventa narrazione sensoriale, linguaggio di tecnica e istinto creativo.
In via Alpignano, lontano dalle rotte più prevedibili della ristorazione cittadina, si conferma un progetto gastronomico coerente, costruito nel tempo attorno alla personalità dello chef Giuseppe Di Natale – chef che porta con sé le tracce delle esperienze internazionali e il rispetto per la tradizione italiana – alla qualità delle materie prime e a una cantina che dialoga costantemente con i piatti.
La cucina nasce da radici meridionali ben riconoscibili, ma non si limita a riproporle. Di Natale lavora per sottrazione e per innesti mirati, portando nel piatto giochi di texture e profumi, tecniche di cottura misurate e condimenti minimali ma incisivi, suggestioni orientali e accenti internazionali che non diventano mai esercizio di stile. L’idea è chiara: rendere il pesce protagonista assoluto, trattarlo con rispetto e precisione, accompagnarlo con elementi capaci di amplificarne il carattere senza sovrastarlo. Al Brigantino l’impiattamento non è mai esercizio decorativo, ma parte integrante del racconto gastronomico: ogni piatto arriva in tavola con un’eleganza misurata, dove forme, colori e volumi sono studiati per accompagnare il gusto e anticiparne la complessità, senza mai sottrarre centralità alla materia prima.

Il menu varia seguendo la stagionalità e l’estro dello chef, muovendosi lungo una linea di fantasia controllata, pensata per soddisfare palati esigenti senza ricorrere a effetti facili.

Gli antipasti rappresentano una vera dichiarazione d’intenti: davvero originale è la versione di chef Giuseppe della Parmigiana di melanzane e gioca su stratificazioni e consistenze che trovano equilibrio e ritmo; la Torretta di Ivano con gamberi rossi di Sicilia, guanciale croccante e uovo in camicia costruisce un dialogo elegante tra dolcezza marina e comfort gastronomico, dove ogni elemento è dosato con precisione.

La ricciola hamachi marinata, ricottina di bufala, guacamole e carciofi al lime racconta l’anima più internazionale della cucina, con un uso misurato dell’acidità e una costruzione che privilegia pulizia e profondità. Più tecnica la lettura del carciofo confit, arricchito da salmoriglio, spuma di parmigiano, salsa bernese e perlage di basilico: un piatto che mette il vegetale al centro, trattandolo con la stessa dignità riservata al pesce.

Nei calamari e scampi, zeste di limone, salsa Cesar, verdurine croccanti, uova di salmone, wasabi, spuma di patate – uno dei piatti signature di chef Di Natale – entrano in gioco contrasti più decisi, tra agrumi, spezie e consistenze, mentre il baccalà in tempura con hummus di ceci e friarielli riporta alle radici meridionali dello chef, alleggerite da una frittura asciutta e da un equilibrio ben calibrato. La selezione di pesce crudo chiude il capitolo degli antipasti con una proposta essenziale, affidata interamente all’alta qualità della materia prima.
I primi piatti sono uno dei pilastri del Brigantino. Lo “spaghetto allo scoglio” è un piatto identitario, costruito su un fondo intenso ma pulito, dove la cottura della pasta e la gestione della sapidità dimostrano grande padronanza tecnica.

Il tortello di vitello tonnato rilegge un classico piemontese attraverso accenti orientali, con zenzero e katsuobushi che ampliano il profilo aromatico senza snaturarne l’anima.

Il risotto astice, gorgonzola, limone nero, ’nduja e carciofi croccanti è un piatto di tensioni controllate, audace ma ben governato, mentre i fagottini di ricotta di bufala e limone con gamberi rossi e salicornia giocano sulla freschezza e sulla delicatezza. Le candele con genovese napoletana, ricci di mare, parmigiano e lime rappresentano forse la sintesi più efficace della cucina di Di Natale: Sud, mare e contaminazione internazionale che convivono con naturalezza.

Nei secondi la cucina si fa più strutturata senza perdere eleganza. La triglia alla Rossini, con foie gras e tartufo nero, è un piatto di grande ambizione, dove l’opulenza viene bilanciata da una cottura precisa e da una costruzione armonica ed equilibrata. Il branzino croccante ripieno di patate e carciofi lavora sulle consistenze, mentre salsa alla pizzaiola, gel di pomodoro giallo e maionese di acciughe rafforzano l’impronta mediterranea.

Il polpo in agrodolce con salsa thai e cipolla di Tropea caramellata racconta la capacità dello chef di muoversi tra culture gastronomiche diverse senza perdere identità.
L’ombrina del Mediterraneo, accompagnata da variazioni di patate, caviale di tartufo nero e salsa burro e limone, è un esercizio di eleganza e misura. Chiude il percorso il maialino nero casertano in due servizi, intenso e profondo, omaggio dichiarato alle radici campane dello chef.
Anche il capitolo dei dessert segue la stessa filosofia che attraversa l’intero menu: creatività misurata, tecnica solida e una narrazione che privilegia l’esperienza più che la descrizione analitica.
I dolci non chiudono semplicemente il pasto, ma lo accompagnano verso un finale coerente.

Ostrica sorprende già dal nome, ma svela una costruzione sofisticata: cioccolato bianco, frutto della passione, pistacchio integrale, biscuit e una ganache di cioccolato bianco e mirtilli si combinano in un gioco di texture e contrasti tra dolcezza, acidità e croccantezza. È un dessert che stimola la curiosità e l’immaginazione, trasformando il cioccolato in esperienza multisensoriale. Il cremoso al cioccolato fondente, con richiami al gianduia, all’acidità misurata del mandarino e a note più asciutte, costruisce un equilibrio elegante tra avvolgenza e freschezza, lasciando una sensazione finale pulita e persistente. Rocher rilegge l’idea di comfort dolce con precisione e leggerezza, mentre Viaggio in Thailandia chiude il percorso con suggestioni esotiche e profumi lontani, in continuità con le contaminazioni che attraversano l’intera proposta gastronomica.

Se a tavola il pesce guida il discorso, nel bicchiere la conversazione è altrettanto appassionante. La selezione di vini curata da Riccardo Cannatà, proprietario e sommelier, è estremamente articolata e con particolare attenzione ai vini bianchi, agli spumanti italiani e alle grandi etichette di Champagne e altre proposte internazionali capaci di sostenere la complessità dei piatti di mare. Gli abbinamenti sono pensati come parte integrante dell’esperienza, mai accessori, e capaci di offrire un ventaglio ampio di espressioni enologiche, sempre con un occhio alla stagionalità delle portate.
Il compito di Riccardo non si limita a offrire una lista: la sua è una interpretazione profonda che guida l’ospite nella scelta del vino più adatto per esaltare ogni piatto – dagli antipasti di mare freschissimi ai secondi più complessi – traducendo le sottili variazioni di sapore in abbinamenti memorabili.
Merita infine una menzione la proposta della “Colazione di Lavoro”: una formula studiata per offrire qualità e tecnica a prezzi molto interessanti, rendendo accessibile una cucina di livello anche nella pausa pranzo, senza compromessi sulla materia prima o sull’esecuzione. In questo modo il ristorante si posiziona come scelta di valore per chi desidera un’esperienza gastronomica completa anche a mezzogiorno, valorizzando la freschezza degli ingredienti e l’abilità tecnica in piatti più leggeri ma profondamente identitari.
Il Brigantino si conferma così come una realtà solida e riconoscibile nel panorama torinese, un ristorante dove la cucina di pesce trova una voce personale, capace di unire rigore, creatività e una visione enogastronomica matura, sostenuta da una cantina decisamente all’altezza del progetto in grado di dare vita a una narrazione culinaria completa.
IL BRIGANTINO
- Via Alpignano, 16 – Torino
- Tel. 339 2709637
- Dal lunedì al sabato 12-15 e 19-23
- Domenica CHIUSO
- www.ilbrigantinotorino.it
Paolo Alciati & Enza D’Amato




