Enoteche regionali e Consorzi di tutela coinvolti nel programma di valorizzazione della Regione Piemonte e VisitPiemonte

La nobiltà Cortese, quella di certi tempi lontani, quella che ha dato vita alle più grandi opere letterarie. E ancora, la nobiltà del Cortese, che ha dato e che continua a dare vita a grandi vini, alla qualità eccellente di un vitigno che dialoga che è ben radicato nel proprio territorio. E del territorio ha fatto forza e personalità, condizionandolo e facendosi condizionare.
La storia del vitigno Cortese è la storia medesima di un’ampia area del Piemonte che si estende dalla provincia di Alessandria, sul sistema collinare che unisce Ovada e Acqui Terme a Nizza Monferrato, fino alla provincia di Asti sulla sponda destra del fiume Tanaro.

Un vitigno autoctono d’eccellenza, con una tradizione che risale al XVII secolo, a cui è stato dedicato nel 2021 un programma di valorizzazione organizzato dalla Regione Piemonte, dai Consorzi di Tutela del Gavi, dei vini dei Colli Tortonesi e dal Consorzio Barbera D’Asti e vini del Monferrato, e da VisitPiemonte – Regional Marketing and Promotion – insieme alle Enoteche Regionali.
IL VITIGNO CORTESE
Il Cortese è un vitigno a bacca bianca originario delle colline tortonesi, la cui storia testimoniata si fa risalire ad un documento del 1659.
Conosciuta anche con il termine piemontese Corteis, questa uva si è gradualmente diffusa nel vicino Oltrepò Pavese, giungendo fin sulle rive del Garda. Nel tempo il Cortese ha conquistato tanti estimatori, in Italia e nel Mondo, mostrando così una vocazione internazionale ben compresa già dal Marchese Andrea Doria, che alla fine del XVIII secolo si dichiarava interessato ad esportarlo in America.
Dopo le difficoltà legate all’epidemia di filossera che ha colpito il patrimonio ampelografico italiano, il vitigno è stato riscoperto negli anni ’50 da Mario Soldati, primo reporter enogastronomico italiano. Grande fu infatti l’apprezzamento verso le note fruttate e la grande bevibilità di questo vino, che nelle colline attorno a Gavi, ha trovato quei terreni ricchi di marne argillose che compongono le caratteristiche terre ‘bianche’ e ‘rosse’ in grado di esaltarne i profumi e gli aromi.

Con 3 mila ettari coltivati, il Cortese è un uno dei vitigni piemontesi più importanti tra quelli a bacca bianca. La tradizione vuole che sia anche tra i più diffusi e consumati in Piemonte: così come il Barbera e il Dolcetto sono tradizionalmente i rossi da tavola nella tradizione regionale, allo stesso modo lo è il Cortese come vino bianco. Fortemente legato alle sue origini, che fa dei terreni ricchi in sedimenti argillosi il suo territorio di vocazione, si esprime in vini anche molto diversi fra loro, che hanno in comune il colore giallo paglierino dai riflessi verdognoli e il sapore insieme secco e fresco. 1 DOCG e 4 DOC in totale: Gavi o Cortese di Gavi DOCG (1998), Colli Tortonesi Cortese DOC (1973), Cortese dell’Alto Monferrato DOC (1979), Piemonte Cortese DOC (1994) con la versione spumante Piemonte Doc Cortese “Marengo”, Monferrato Casalese Cortese DOC (1994).
Commenta l’iniziativa l’Assessore all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte: “il Cortese è un vitigno storico che merita la giusta visibilità all’interno della nostra offerta di vini bianchi del Piemonte. Attraverso l’immagine coordinata, Anno del Cortese, i tre Consorzi di tutela insieme alle Enoteche regionali e alle Botteghe del vino, hanno realizzato un programma di iniziative, diffuse non solo a livello regionale ma anche nazionale. L’obiettivo è quello di promuovere in modo efficace il vino e al tempo stesso il territorio del Monferrato”.

“Il turismo enogastronomico è sempre più legato alle emozioni suscitate dai territori: paesaggio, ambiente, comunità di persone; e anche le aziende vitivinicole rivestono sempre più il ruolo di ambasciatori dell’accoglienza e del saper fare piemontesi…” – sottolinea Luisa Piazza, Direttore Generale di VisitPiemonte Regional Marketing and Promotion.
“…il Cortese, vitigno autoctono da millenni coltivato nella parte sud orientale del Piemonte ha trovato sulle colline del Gavi la sua massima espressione, dimostrando al contempo la sua versatilità – commenta Maurizio Montobbio, Presidente del Consorzio Tutela del Gavi – Grazie al Gavi, il Cortese ha varcato i confini piemontesi ed è presente con le sue 13 milioni di bottiglie sulle tavole di oltre 100 paesi nel mondo”.
Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera D’Asti e vini del Monferrato, dichiara “…un’uva con grandi potenzialità ma che in certe aree ha bisogno di essere sostenuta, anche e soprattutto nella comunicazione. Quindi, ben vengano attenzioni e iniziative come questa per un vitigno che ha un futuro tutto da costruire ma con la certezza che potrà dare grandi soddisfazioni”.

“Il vitigno Cortese racchiude storia e tradizione e nel contempo si dimostra moderno e contemporaneo…” afferma Mario Arosio, Presidente Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato.
“Il Cortese è un vitigno che ben rappresenta quella parte di Piemonte vinicolo legato alla tradizione ma anche, e soprattutto, alle possibili future declinazioni che potranno nascere dalla creatività delle cantine e dalla collaborazione tra le diverse zone produttive…”, sottolinea la Presidente dell’Enoteca Regionale Acqui Terme e Vino, Annalisa Vittore.
Gian Paolo Repetto, Presidente del Consorzio Colli Tortonesi commenta:”...iniziative di promozione come quella dell’Anno del Cortese possono regalare grande visibilità: sottolineando e valorizzando gli aspetti più autentici e la tradizione, ma anche la spinta verso l’innovazione e la sostenibilità che in questi anni abbiamo voluto trasmettere alle nostre aziende».

Ospite dell’evento anche lo chef * Stella Michelin Andrea Ribaldone, che ha creato un menu per l’occasione: “Credo che un ristorante, e ancora di più un cuoco, sia fortemente legato al territorio in cui vive e in cui crea i suoi piatti. E per noi, il principe del territorio, per quanto riguarda i vini bianchi, è in assoluto il vitigno Cortese. Ho voluto creare così un menu in cui il Cortese la fa da padrone, presente come ingrediente all’interno dei piatti come fil rouge tra cibo e vino”.

Ambassador d’eccezione, l’artista Dario Ballantini: “La poliedricità è stata ed è la mia vita. Se dovessi paragonare l’essere umano a come vivo io la mia artisticità, direi che possiamo essere tutti capaci di essere tutto. Questo è il potenziale umano che, se indirizzato al bene, può dare risultati sorprendenti per l’equilibrio del mondo”.
Info su: www.visitpiemonte.com
Redazione Centrale TdG
