Debutto per la Riserva Franco Morando e il Metodo Classico 140+1

C’è un’idea precisa che attraversa le nuove uscite di Montalbera: il tempo come strumento di identità, non come semplice attesa. È attorno a questo concetto che, a pochi giorni da Vinitaly 2026, la cantina piemontese ha scelto di presentare in anteprima a giornalisti e ristoratori due nuove etichette destinate a segnare un ulteriore passaggio nel proprio percorso produttivo.
La presentazione si è svolta a Torino, negli spazi del ristorante Bifrò, luogo che negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo ben definito nella ristorazione cittadina grazie a una proposta fortemente specializzata. Qui la cucina ruota attorno alla brace e a una selezione rigorosa di carni di alta qualità, sottoposte a lunghi processi di frollatura e maturazione. Il lavoro di Roberto Pintadu – al 37° posto nella World’s 101 Best Steak Restaurants del 2024 – si muove in questa direzione: tecnica, materia prima e controllo del fuoco, senza concessioni a sovrastrutture. Un contesto essenziale, quasi didattico, che si è rivelato funzionale a mettere al centro i vini.

Il momento della degustazione ha trovato nel pranzo firmato Bifrò una naturale estensione del racconto dal titolo pieno di significato dedicato al capoluogo piemontese: “Eravamo Mancati Tanto” (ben 5 anni, ha ricordato Franco Morando). Si è partiti con gli antipasti e il “cotto” del ristorante abbinato al Metodo Classico Pas Dosé 140+1 proposto in Magnum. Il confronto è stato immediato: da una parte la pulizia e la componente magra della carne, dall’altra la precisione del vino, con una bollicina finissima e una freschezza capace di alleggerire il sorso con grande equilibrio.

A seguire, il secreto di maiale iberico e un diaframma di Angus USA, entrambi lavorati alla brace, hanno incontrato il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG Riserva “Il Fondatore” 2023, dedicato al nonno di Franco, Enrico Riccardo Morando. Qui l’abbinamento si è mosso per continuità: struttura, speziatura e una trama tannica già ben presente hanno accompagnato la materia senza irrigidirla, lasciando spazio alla progressione del piatto.
Chiusura affidata alla bistecca di vacca a elevata marezzatura, uno dei piatti simbolo del locale, accostata alla nuova Riserva Franco Morando 2023, sempre in Magnum. Un abbinamento che ha messo in evidenza la capacità del vino di sostenere la profondità della carne, lavorando su equilibrio e lunghezza, senza mai perdere precisione. Un cremoso gelato ha permesso di degustare anche l’ottimo Moscato d’Asti DOCG San Carlo, ricavato dai vigneti di Castiglione Tinella, dove tutto ebbe inizio.

Accanto ai protagonisti, il percorso ha offerto anche una panoramica più ampia della produzione Montalbera. Il Ruchè Laccento 2024 si è distinto per il suo profilo fragrante e immediato, giocato su note floreali e una beva agile. La Barbera d’Asti Superiore 2024 Lequilibrio ha mostrato un’impostazione lineare, fresca e ben calibrata, mentre il Nizza DOCG 2023 La Mia Nuda ha portato maggiore profondità, con un frutto più maturo e una struttura più piena, sostenuta da una buona tensione acida.
Sul versante langarolo, il Barbaresco DOCG Lintuito 2023 ha offerto una lettura ancora giovane ma già definita, con profumi floreali e tannini in fase di assestamento. Il Barolo DOCG Levoluzione 2022 ha chiuso la degustazione con un profilo più ampio e stratificato, dove struttura e prospettiva evolutiva iniziano a delinearsi con chiarezza.
Protagoniste della giornata sono state comunque la Riserva Franco Morando, Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, e il Metodo Classico 140+1 da Pinot Nero in purezza. Due espressioni lontane per stile e costruzione, ma unite da un approccio che punta a estremizzare precisione e coerenza.

La Riserva Franco Morando nasce nei vigneti storici tra Castagnole Monferrato, Montemagno e San Vittore, in un’area che rappresenta il cuore più autentico del Ruchè. La scelta agronomica è netta: basse rese, diradamenti estivi e una gestione della pianta orientata alla concentrazione.

In cantina il lavoro prosegue su questa linea, con macerazioni lunghe e un affinamento che supera i due anni tra legno e bottiglia. Il risultato è un rosso che sposta l’asse del Ruchè verso una dimensione più ampia, meno immediata, capace di lavorare sulla profondità aromatica e su una tessitura tannica progressiva. Le note varietali evolvono verso registri più scuri e maturi, senza perdere riconoscibilità.
Non è un caso che questa etichetta porti il nome di Franco Morando.

La sua figura è centrale nella storia recente dell’azienda: è lui l’imprenditore che ha contribuito in modo decisivo a dare visibilità a un vitigno a lungo rimasto ai margini del panorama piemontese, trasformandolo in una delle denominazioni più identitarie del Monferrato. Un lavoro costruito nel tempo, tra investimenti agronomici, scelte stilistiche e posizionamento sul mercato, che oggi trova continuità anche nel suo recente ingresso nel Consiglio del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Un passaggio che rafforza il legame tra impresa e territorio.
Accanto alla Riserva, il Metodo Classico 140+1 (il “+1” è simbolicamente il giorno dedicato alla degustazione e alla definizione del blend finale), rappresenta l’altra faccia del progetto Montalbera. Qui il tempo diventa misura tecnica: oltre undici anni sui lieviti per un Pinot Nero vinificato senza dosaggio, con l’obiettivo di arrivare a una sintesi estrema tra pulizia espressiva e complessità. Il percorso produttivo è meticoloso, dalla selezione delle uve fino alla gestione dei mosti di prima spremitura e alla fermentazione in legno. Il lungo affinamento costruisce un profilo stratificato, dove le note agrumate e floreali si intrecciano con richiami più evoluti di crosta di pane e frutta secca, sostenuti da una struttura cremosa ma dinamica.
È un Metodo Classico che non cerca l’effetto immediato, ma invita a fermarsi, a seguirne l’evoluzione nel calice. Un vino che chiede attenzione, più che consenso.
Se la Riserva lavora sull’identità del territorio, il 140+1 esplora invece il margine più sperimentale della cantina. Due direzioni diverse, che però si incontrano nella stessa idea di rigore.


Per comprendere questo doppio binario è utile guardare alla storia di Montalbera. L’azienda, con sede a Castagnole Monferrato, rappresenta oggi una delle realtà più strutturate del territorio, con una produzione che incide in modo significativo sul totale del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG. La crescita degli ultimi anni è stata accompagnata da investimenti tecnologici e da una visione che tiene insieme radici e cambiamento, con l’obiettivo di interpretare in modo sempre più preciso il potenziale delle uve.
La scelta di presentare questi vini in un contesto raccolto, lontano dalle dinamiche fieristiche, prima dell’appuntamento veronese, racconta anche un cambio di passo nel modo di comunicare. Meno enfasi, più contenuto e attenzione al dettaglio.
Nel dialogo con la cucina del Bifrò, i due vini hanno mostrato la loro natura complementare: il Ruchè Riserva capace di accompagnare la profondità e la succulenza delle carni, il Metodo Classico in grado di alleggerire e rilanciare il sorso. Non un semplice gioco di abbinamenti, ma un esercizio di equilibrio.

In questa doppia uscita si legge con chiarezza la direzione intrapresa dalla cantina: da una parte il rafforzamento del legame con il Ruchè, vitigno che Franco Morando ha contribuito a elevare da una dimensione locale a un rosso internazionale; dall’altra la volontà di misurarsi con territori espressivi diversi, spingendo la tecnica fino ai suoi limiti.
Due vini lontani per stile, ma costruiti con la stessa idea di fondo: non aggiungere, semmai togliere, finché resta solo ciò che serve davvero.
Info: www.montalbera.it
Paolo Alciati





