di Paolo Alciati & Enza D’Amato –

C’è una parte del Piemonte in cui il vino non rappresenta soltanto un’attività agricola, ma un elemento che definisce il paesaggio, il lavoro e il modo stesso di vivere il territorio. Castel Rocchero, piccolo comune dell’Alto Monferrato al confine tra Asti e Alessandria, appartiene a questa geografia fatta di colline ordinate, filari continui e cascine che da generazioni custodiscono una cultura contadina rimasta profondamente legata alla terra. È qui che nasce Cantina La Torre, realtà cooperativa costruita nel tempo da produttori che hanno scelto di unire esperienza, vigneti e visione comune per valorizzare il territorio attraverso il vino.

La storia della cantina inizia nel 1953, quando un gruppo di viticoltori locali decide di dare forma a un progetto condiviso. In anni in cui il lavoro agricolo era ancora segnato dalla fatica manuale e da economie familiari fragili, fare rete rappresentava una scelta concreta e lungimirante. L’idea era semplice: conferire insieme le uve per creare una struttura capace di produrre, conservare e commercializzare vini che raccontassero davvero queste colline. Da allora La Torre è diventata un punto di riferimento per decine di famiglie che continuano a coltivare i vigneti dell’Alto Monferrato mantenendo un rapporto diretto con il territorio.
Ancora oggi il carattere della cantina rimane profondamente legato a quella dimensione collettiva. Dietro ogni vendemmia non c’è una singola azienda, ma il lavoro coordinato di produttori che condividono pratiche, conoscenze e obiettivi. A Castel Rocchero la cantina non è percepita come una struttura separata dal paese. Molti dei soci abitano ancora le stesse cascine delle generazioni precedenti e partecipano direttamente alla vita cooperativa. Anche per questo nomi come Monica Caruzzo o Gianpaolo Menotti non rappresentano soltanto ruoli aziendali, ma volti riconoscibili di una comunità agricola che continua a lavorare insieme.

L’elemento che identifica immediatamente la cantina è la storica Torre Vinaria, struttura progettata nel 1953 da Emilio Sernagiotto, figura importante dell’enologia italiana del Novecento. La costruzione domina ancora oggi il profilo di Castel Rocchero ed è diventata il simbolo stesso della cantina. All’interno trovano spazio grandi cisterne in cemento distribuite su tre livelli, con una capacità complessiva di circa 18 mila ettolitri di vino. Una struttura pensata con criteri innovativi per l’epoca, che sfruttava la disposizione verticale degli ambienti per facilitare i processi di lavorazione attraverso la forza di gravità e garantire condizioni naturali favorevoli alla conservazione del vino.

La torre non rappresenta soltanto un patrimonio architettonico legato alla storia enologica piemontese. È soprattutto il segno concreto di una continuità produttiva che dura da oltre settant’anni. Salire i suoi piani significa attraversare una parte importante della memoria agricola del territorio, osservando come il vino abbia accompagnato trasformazioni economiche, sociali e culturali senza perdere la propria identità originaria.

Accanto alla struttura storica, la cantina ha sviluppato negli ultimi anni un nuovo spazio dedicato all’accoglienza e all’esperienza enoturistica: la Torre Crystallina. Pensata come luogo immerso nei filari, questa struttura amplia il rapporto tra vino e paesaggio, permettendo ai visitatori di vivere il territorio in modo diretto. Al piano inferiore si trova il wine shop, dove oltre alle etichette della cantina vengono proposte eccellenze gastronomiche locali. Al livello superiore, invece, una sala interna e una grande terrazza panoramica si affacciano sulle colline vitate del Monferrato, offrendo uno scenario che restituisce pienamente il valore agricolo e ambientale di questa zona.

Qui il vino non viene raccontato soltanto attraverso degustazioni tecniche, ma come parte di un sistema più ampio che comprende paesaggio, lavoro umano e tradizioni contadine. I filari che circondano Castel Rocchero formano infatti un vero anfiteatro naturale, modellato nel tempo dal lavoro dei viticoltori e riconosciuto nel 2014 come parte del Patrimonio Mondiale UNESCO dedicato ai paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato.
Proprio dal rapporto profondo con queste colline nasce anche il progetto dedicato alle “Ca’”, termine piemontese che richiama la casa, il focolare e la famiglia. Le cascine disseminate tra i vigneti, ciascuna con il proprio nome e la propria storia, hanno ispirato negli anni alcune etichette della cantina e rappresentano ancora oggi un omaggio concreto ai soci che custodiscono il territorio. Nel 2023 La Torre ha inaugurato anche il “Percorso delle Ca’”, itinerario tra i filari pensato per accompagnare i visitatori attraverso punti panoramici immersi nei vigneti. Un’esperienza che unisce degustazione, paesaggio e memoria agricola, permettendo di osservare da vicino quel mosaico di colline che rende unico questo angolo di Monferrato.
Il riconoscimento UNESCO ha dato valore internazionale a un territorio che da secoli vive in stretta relazione con la vite. Non si tratta soltanto della qualità del vino prodotto, ma di un equilibrio costruito nel tempo tra ambiente, attività agricola e comunità locali. Le colline del basso Piemonte sono state riconosciute come testimonianza viva di pratiche vitivinicole tramandate e continuamente adattate alle trasformazioni storiche e climatiche, mantenendo un’identità agricola ancora leggibile nel paesaggio contemporaneo.

All’interno di questo contesto, Cantina La Torre porta avanti una produzione che rappresenta bene l’ampia varietà enologica piemontese. Tra le etichette più identitarie trovano spazio Barbera e Moscato, due vini profondamente legati alla tradizione locale e capaci di esprimere caratteristiche differenti del territorio. La Barbera mantiene quella freschezza e quella struttura che da sempre caratterizzano i rossi dell’Astigiano, mentre il Moscato conserva il profilo aromatico che ha contribuito a rendere il Piemonte riconoscibile nel mondo.

Negli ultimi anni la cantina ha ampliato il proprio lavoro anche verso il metodo classico Alta Langa, utilizzando uve Chardonnay e Pinot Nero coltivate in un’area di confine tra influenze montane e correnti marine. Proprio questa posizione geografica contribuisce a dare ai vini tensione, freschezza e sapidità, caratteristiche sempre più ricercate nella produzione spumantistica di qualità.

Dietro ogni bottiglia rimane centrale il lavoro in vigneto. La coltivazione della vite richiede presenza costante, attenzione ai tempi naturali e una conoscenza che si trasmette soprattutto attraverso l’esperienza. In queste colline il mestiere del viticoltore continua ad avere una dimensione familiare: molte aziende conferitrici sono guidate da persone che lavorano gli stessi terreni da generazioni, mantenendo pratiche agricole profondamente radicate nella cultura locale.

Negli ultimi anni, però, il lavoro agricolo ha dovuto confrontarsi con cambiamenti climatici sempre più evidenti. Temperature elevate, periodi di siccità e fenomeni atmosferici estremi stanno modificando gli equilibri tradizionali della viticoltura piemontese. Per affrontare queste trasformazioni, Cantina La Torre ha avviato collaborazioni con l’Università di Torino finalizzate allo studio dei terreni vitivinicoli e all’analisi delle condizioni agronomiche del territorio.

Le attività di monitoraggio vengono svolte insieme ad agronomi ed enologi che lavorano a stretto contatto con i viticoltori, raccogliendo dati e valutazioni periodiche utili a comprendere l’evoluzione dei vigneti e individuare strategie di adattamento. Un approccio che unisce esperienza pratica e ricerca scientifica, con l’obiettivo di preservare qualità produttiva e sostenibilità nel lungo periodo.
La sostenibilità rappresenta oggi uno degli aspetti centrali del percorso della cantina. L’approccio seguito da La Torre si sviluppa su tre livelli: ambientale, sociale ed economico. Sul piano agricolo vengono adottate pratiche orientate a ridurre l’impatto delle lavorazioni e migliorare la gestione delle risorse. Parallelamente la cantina ha investito in sistemi di tracciabilità, certificazione Equalitas e progetti legati all’autonomia energetica, cercando di rendere più efficiente l’intera filiera produttiva.

In questa fase di crescita la cantina ha inoltre rafforzato il proprio comparto commerciale con l’ingresso di Loredana Daniele nel ruolo di export manager. A lei sarà affidato il compito di sviluppare i mercati internazionali, consolidare i rapporti con importatori e distributori esteri e ampliare la presenza dei vini La Torre nei principali contesti legati all’export vitivinicolo. Un incarico che punta a valorizzare l’identità del Monferrato anche fuori dai confini italiani, mantenendo però forte il legame con la storia cooperativa e territoriale della cantina.

Cantina La Torre continua così a mantenere un equilibrio tra memoria storica e capacità di evoluzione. Da una parte rimane il valore di una cooperativa agricola nata negli anni Cinquanta e ancora profondamente legata alle famiglie del territorio; dall’altra emerge la volontà di interpretare le nuove esigenze della viticoltura contemporanea attraverso ricerca, innovazione e attenzione ambientale.

In un mondo del vino sempre più orientato alla velocità e alla standardizzazione, realtà come quella di Castel Rocchero ricordano che il rapporto con il territorio richiede tempo, continuità e responsabilità condivisa. È probabilmente questo l’aspetto che meglio definisce La Torre: non soltanto una cantina, ma un progetto collettivo che continua a crescere insieme alle colline da cui nasce.


