
Tra gli incontri più interessanti di Vinitaly 2026 c’è stato quello con Josetta Saffirio, storica cantina di Monforte d’Alba che oggi rappresenta una delle espressioni più dinamiche e contemporanee delle Langhe. La sensazione emersa durante la degustazione e il confronto con l’azienda è quella di una realtà perfettamente capace di tenere insieme memoria storica, rispetto del territorio e voglia di innovare, senza mai snaturare la propria identità.
Fondata negli anni Settanta e oggi guidata da Sara Vezza, quinta generazione della famiglia, Saffirio continua un percorso di crescita costruito su qualità e coerenza stilistica. Un’evoluzione sostenuta anche dalla collaborazione con Brave Wine, la holding fondata da Renzo Rosso, che ha contribuito a rafforzare il progetto imprenditoriale mantenendo il focus sulla valorizzazione del territorio.
Uno degli aspetti più significativi raccontati a Verona riguarda la sostenibilità, vissuta non come slogan ma come pratica concreta. Dei 36 ettari complessivi dell’azienda, ben 16 sono destinati a boschi e prati permanenti: una scelta importante, soprattutto in un’area vitivinicola prestigiosa come quella del Barolo. Qui il bosco diventa parte integrante del sistema agricolo, favorendo biodiversità, equilibrio naturale, presenza di insetti impollinatori e salute del suolo. A questo si aggiungono impianti fotovoltaici e un percorso certificato da Biodiversity Friend.

Accanto ai grandi rossi di Langa, Saffirio ha scelto di investire con decisione anche nel mondo delle bollicine metodo classico, presentando a Vinitaly 2026 il nuovo volto della gamma.
Le etichette rinnovate raccontano un’immagine più moderna e internazionale, coerente con il lavoro svolto negli ultimi anni. Le basi spumante provengono anche da vigneti situati in alta collina, come quelli di Murazzano a circa 700 metri di altitudine, dove Pinot Nero e Chardonnay maturano lentamente mantenendo acidità e precisione aromatica.

Durante l’incontro ho degustato un Nebbiolo d’Alba, il Brut Rosé di Nebbiolo e il Barolo Ravera, tre vini diversi ma accomunati da una linea stilistica molto chiara: pulizia espressiva, equilibrio e fedeltà varietale.
Il Nebbiolo d’Alba si è mostrato immediato e raffinato, con profumi di rosa, piccoli frutti rossi e leggere sfumature speziate. In bocca è agile, fresco, con tannino ben integrato e una bevibilità che lo rende estremamente convincente. È il volto più diretto del Nebbiolo, capace però di mantenere eleganza e profondità.

Molto interessante anche il Brut Rosé di Nebbiolo, una bolla identitaria che si distingue dai rosati più convenzionali. Il perlage è fine, il naso richiama melograno, ribes e agrumi rossi, con tocchi floreali delicati. Al sorso emerge una bella tensione gustativa, sostenuta da sapidità e precisione. Un vino originale, ben centrato, che dimostra quanto il Nebbiolo possa offrire anche fuori dalle interpretazioni classiche.
Confesso che sono arrivato a questo incontro con un ricordo ben preciso ancora vivo nella memoria: l’ottima bolla rosé presentata anni fa ad Alba, durante il primo appuntamento dedicato ai Nebbioli spumantizzati. Un assaggio che allora mi aveva colpito per personalità e originalità, lasciando intuire quanto questo vitigno potesse offrire anche fuori dagli schemi più tradizionali. Ritrovare oggi quella stessa intuizione evoluta e resa ancora più matura è stato particolarmente interessante.
Il Barolo, naturalmente, resta il centro simbolico della produzione aziendale e il loro Barolo Ravera merita un discorso a parte. Proveniente da uno dei cru più prestigiosi di Novello, capace di coniugare potenza, finezza e grande longevità, nel calice si è espresso con note profonde di viola, ciliegia matura, erbe officinali, liquirizia e spezie nobili. Il sorso è ampio, stratificato, con tannino fitto ma già ben scolpito, sostenuto da freschezza e tensione minerale. Un Barolo di forte personalità, elegante e rigoroso, che lascia intuire un importante potenziale evolutivo.

Oltre ai vini degustati, la gamma Saffirio comprende ulteriori selezioni di Barolo da cru molto interessanti, versioni che approfondiscono le diverse anime dei vigneti di Langa con maggiore complessità e potenziale d’invecchiamento.
Da segnalare anche l’Alta Langa DOCG, espressione elegante della spumantistica piemontese, e una Barbera d’Alba intensa e gastronomica, capace di completare una proposta molto coerente.
L’impressione finale è quella di una cantina in piena maturità, consapevole del proprio passato ma perfettamente inserita nel presente. Saffirio oggi non racconta soltanto il Barolo, ma un’idea più ampia di Langhe: un territorio in cui vino, paesaggio e sostenibilità possono crescere insieme. A Vinitaly 2026 questa visione è emersa con chiarezza, lasciando la sensazione di un marchio destinato a far parlare sempre di più di sé.
Paolo Alciati
