di Paolo Alciati & Enza D’Amato –
A Torino nasce Ciao Cara, un nuovo progetto di ristorazione che sceglie consapevolmente una direzione diversa rispetto alle tendenze contemporanee.

In un panorama gastronomico segnato da contaminazioni e continue riletture, il locale imbocca una strada lineare: non semplificare, non reinventare, non reinterpretare. Tornare all’origine, riportando la tradizione al centro.
Il progetto prende forma in uno spazio che non è solo un indirizzo, ma un’eredità. Qui sorgeva la trattoria dei bisnonni di Emanuele Borio, tra i fondatori insieme ad Anastasia e allo chef Federico Girone. Borio, classe 1994, proviene da una famiglia attiva nella distribuzione food professionale e cresce all’interno di una conoscenza diretta del settore. Anastasia, classe 2000, arriva da un contesto familiare legato da oltre settant’anni al mondo delle farine e unisce formazione economica, studi alla IULM in food & wine communication ed esperienza nell’organizzazione di eventi gastronomici. Girone porta invece un percorso che attraversa fine dining e cucina tradizionale piemontese, da La Credenza a Trattoria Zappatori. Tre storie diverse che convergono su un’idea comune: riportare la convivialità al centro dell’esperienza.
Il progetto architettonico è firmato da Velvet Studio, guidato da Gianluca Bocchetta, e nasce da un approccio essenziale: partire non da ciò che si vuole aggiungere, ma da ciò che si decide di togliere. “Più che disegnare un ristorante, è stato un esercizio su ciò che non volevamo disegnare”, racconta il team.
L’obiettivo è eliminare ogni sovrastruttura per lasciare spazio a un ambiente immediato, quasi domestico. Ne risulta uno spazio che richiama la trattoria piemontese attraverso elementi semplici: legno, luci calde, paralumi, bancone centrale e cucina a vista. Un luogo che punta più alla riconoscibilità che all’effetto. Anche il nome, Ciao Cara, segue la stessa logica: un saluto diretto, quotidiano, che accoglie senza introdurre.
La cucina si basa su un’idea di condivisione. I piatti sono pensati per essere posti al centro del tavolo, superando la sequenza tradizionale delle portate. Non l’idea di reinterpretare la tradizione, ma di restituirla nella sua immediatezza. Il vitello tonnato resta fedele alla sua identità, costruito su una lavorazione essenziale e una salsa priva di scorciatoie, con una variazione minima che ne modifica leggermente l’equilibrio senza snaturarlo. I bon bon di guancia puntano sulla consistenza e sull’intensità del gusto, pensati per una condivisione immediata e informale. Accanto a loro, il pan brioche tostato con prosciutto cotto e Comté – il celebre formaggio francese dalle note aromatiche complesse – e le morbide polpette al sugo raccontano una cucina golosa e conviviale, da gustare senza troppe formalità. E pazienza per qualche macchia sulla tovaglia. Tra i richiami più nostalgici spiccano anche i gamberi in salsa aurora, omaggio dichiarato a un grande classico anni ’80.
L’interessante carta dei vini nasce da una selezione inizialmente concentrata sul Piemonte, per poi aprirsi progressivamente ad altre regioni italiane. Circa sessanta etichette costruiscono un percorso essenziale, pensato per accompagnare la cucina senza sovrastarla.

Ciao Cara si colloca così in una posizione precisa nel panorama contemporaneo: non dentro il flusso delle tendenze, ma accanto ad esso. In un contesto dominato da format rapidi e sperimentazioni continue, il progetto punta su riconoscibilità e memoria, lavorando su un linguaggio che privilegia continuità più che trasformazione.
L’obiettivo è costruire un luogo stabile nel tempo, capace di evolvere senza perdere identità, mantenendo saldo il legame con il territorio e con la sua storia. Un ristorante che non nasce per stupire, ma per essere riconosciuto.









