
Una denominazione cresce davvero quando riesce a trasformare il proprio nome in un’identità territoriale chiara e riconoscibile. Per il Canelli DOCG questo passaggio coincide con la presentazione, avvenuta il 20 aprile nella sede di AIS Piemonte a Torino, dello studio cartografico firmato da Alessandro Masnaghetti, “I Cru di Enogea: Canelli DOCG. Le Zone e i Vigneti”.
Davanti a giornalisti, operatori del settore e sommelier è stato illustrato un lavoro destinato a incidere sulla percezione di una delle aree storiche del Moscato piemontese. La nuova mappa non si limita infatti a delimitare confini amministrativi, ma entra nel dettaglio di colline, esposizioni, vigneti e differenze pedoclimatiche che caratterizzano il comprensorio.

Canelli non viene più letto come un territorio uniforme, ma come un mosaico di microzone, ognuna con peculiarità proprie. Un approccio ormai consolidato nei grandi distretti del vino e che oggi trova applicazione anche in una denominazione giovane sul piano formale, ma forte di una lunga tradizione produttiva.
Per il Canelli DOCG è un passaggio importante, forse decisivo. Dopo il riconoscimento nel 2011 come sottozona del Moscato d’Asti e la nascita nel 2023 come DOCG autonoma, arriva ora uno strumento capace di rafforzarne identità, autorevolezza e riconoscibilità sui mercati.

La mappa, promossa dall’Associazione Produttori Moscato di Canelli con il supporto del Consorzio Asti DOCG, offre ai produttori un linguaggio comune e agli operatori nuove chiavi di lettura. Per produttori e addetti ai lavori si apre ora una fase nuova, fatta di comunicazione ma anche di strumenti concreti da utilizzare ogni giorno.
Masnaghetti, autore di numerosi studi dedicati ai territori del vino italiano, ha spiegato come il progetto sia nato dall’incrocio fra ricerca sul campo, confronto con i vignaioli e analisi storica. Un lavoro che punta a tradurre in modo chiaro ciò che spesso resta patrimonio orale: dove cambia il suolo, dove muta il paesaggio, dove esposizione e ventilazione incidono sulla maturazione delle uve.

Il risultato può diventare molto più di un supporto editoriale. Se utilizzata da cantine, ristoratori e comunicatori, la mappa potrà aiutare a spiegare perché due Canelli provenienti da zone diverse esprimano sfumature differenti pur nascendo dallo stesso vitigno, il Moscato Bianco.
Ma la valorizzazione passa anche dal bicchiere e dalla tavola. In questa direzione nasce il progetto Canelli Lab, laboratorio dedicato in particolare alla tipologia Riserva. L’obiettivo è superare l’associazione quasi automatica tra Moscato e dessert, sperimentando abbinamenti con cucina salata: uova, carni bianche, pesce, crostacei e molluschi.

Chef, ristoratori, enotecari e aziende del settore saranno coinvolti in una serie di incontri annuali per mettere a punto piatti dedicati. Alcune proposte entreranno temporaneamente nei menu dei locali aderenti, accompagnate da un calice di Canelli in promozione. Previsti anche appuntamenti riservati a stampa e professionisti per testare e perfezionare gli accostamenti.
L’obiettivo è dare al territorio una geografia riconoscibile e, nello stesso tempo, ampliare le occasioni di consumo del vino simbolo di queste colline. Identità e contemporaneità, dunque. Perché il futuro del Canelli DOCG passa dalla capacità di valorizzarne la particolare versatilità.
Info:
Paolo Alciati



