A Brusaporto, pochi minuti da Bergamo e a breve distanza dall’uscita dell’autostrada, c’è un indirizzo che negli ultimi anni ha assunto un ruolo preciso nel mondo costruito dalla famiglia Cerea

È il “DaV Cantalupa”, accanto a “Da Vittorio”, il tristellato che ha reso questo angolo di collina una meta internazionale della ristorazione italiana. È il lato più informale dello stesso universo, ma conserva standard molto alti sia in cucina sia nell’accoglienza.

L’arrivo è già parte dell’esperienza. La strada sale verso la proprietà immersa nel verde, tra spazi curati e un contesto che trasmette subito ordine e tranquillità. Il ristorante si affaccia su un giardino rigoglioso, ricco di piante e zone verdi perfettamente mantenute, con la piscina che aggiunge luce e respiro all’ambiente, soprattutto nelle ore diurne e nelle serate estive. Il nuovo progetto architettonico ha trasformato quello che in origine era un pergolato in un ambiente contemporaneo, luminoso, elegante senza rigidità. Le vetrate aprono lo sguardo sull’esterno, mentre all’interno dominano materiali caldi, linee morbide e una sensazione di comfort studiata con attenzione. Non c’è distanza tra ospite e ristorante: l’idea è quella di mettere tutti a proprio agio fin dall’ingresso.

Il personale conferma subito questa impressione. Servizio attento, presente, mai invadente. La sensazione è di essere accolti con professionalità naturale, senza formalismi. Prima ancora di sedersi davvero a tavola arriva un aperitivo con un calice di Franciacorta ben servito, fresco, preciso, ideale per aprire il pasto.

Ad accompagnarlo, uno spicchio di focaccia “nuvola” che merita una nota a parte. Soffice ma sostenuta, con una leggera crosticina croccante in superficie e un’alveolatura notevole, indice di impasto lavorato con tecnica e tempi corretti. Le olive danno sapidità e ritmo. È uno di quei bocconi che raccontano molto della cucina prima ancora dell’inizio del menu.

DaV Cantalupa nasce nel 2020, nel periodo immediatamente successivo al primo lockdown. La famiglia Cerea immaginò allora una formula diversa, più agile, conviviale, capace di mantenere il valore centrale della condivisione anche in un momento complesso per la ristorazione. Da quell’idea è nato un progetto poi cresciuto in altri indirizzi italiani, da Portofino a Milano.
Per la famiglia Cerea, DaV Cantalupa rappresenta un “ritorno al futuro”: il luogo da cui è nato il progetto casual dining del gruppo, oggi rinnovato negli spazi e nel design, ma rimasto coerente nei valori di convivialità, qualità e stile che caratterizzano tutte le insegne DaV.
Oggi il locale di Brusaporto rappresenta la matrice originaria di questo percorso, aggiornata in spazi e proposta gastronomica.

Il menu mantiene infatti una doppia anima. Da una parte pizza, barbecue, piatti pensati per stare bene a tavola con immediatezza. Dall’altra una forte presenza di pesce, materia prima storicamente legata alla cucina dei Cerea, e alcuni classici della casa reinterpretati in chiave più accessibile. Il risultato non è una versione minore di Da Vittorio, ma un ristorante con identità autonoma.

Gli antipasti danno subito il tono. Il gambero viola di Sanremo arriva lavorato con mano leggera, esaltato da un dressing a base di miele e senape. Il crostaceo conserva dolcezza e consistenza, mentre il condimento aggiunge una spinta calibrata tra morbidezza e tensione aromatica. È un piatto semplice nella costruzione, ma preciso nell’equilibrio.

Segue una melanzana candita, accompagnata da ricotta di bufala e pomodorini confit. Qui emerge il lavoro sulla materia vegetale che DaV Cantalupa vuole valorizzare. La melanzana è piena, cremosa, senza eccessi di unto; la ricotta alleggerisce e il pomodoro porta concentrazione e acidità. Un piatto lineare, molto leggibile.

La tartare di manzo è proposta “Old Style”, con capperi, olive e tuorlo. È una preparazione ricca, dal gusto pieno, costruita su una Fassona piemontese di qualità. In accompagnamento arriva un crostone di pane passato alla griglia con midollo anch’esso grigliato. L’insieme ha carattere, sostanza, una componente golosa evidente ma ben gestita. È una portata che guarda alla tradizione con mano sicura.

Non manca il vitello tonnato, classico assoluto della cucina italiana e cavallo di battaglia della famiglia Cerea. Qui viene servito con spuma tonnata e fiore di cappero. Il piatto conserva la riconoscibilità che tutti cercano, ma alleggerisce struttura e consistenze grazie alla salsa montata. Il cappero dà il guizzo finale.

Tra gli assaggi più convincenti c’è il fiore di zucchina ripieno di ricotta, adagiato su due salse di peperone e basilico. Frittura asciutta, ripieno delicato, fondo vegetale pulito. Un altro esempio di cucina che punta sulla nitidezza più che sull’effetto.

Molto riuscita anche la polentina bianca con baccalà mantecato e ajo blanco. È uno dei piatti che raccontano meglio il dialogo tra Nord Italia e suggestioni mediterranee. La morbidezza della polenta incontra la sapidità del baccalà, mentre la salsa di mandorla porta freschezza e una diversa profondità gustativa.

Arriva poi una delle preparazioni simbolo della casa: la tartare di tonno con bagna càoda, lime e crumble di pistacchio. È spesso considerata l’evoluzione di un altro storico piatto di Da Vittorio, gli spaghetti di tonno. Qui il pesce ha taglio netto e grande qualità, la bagna càoda aggiunge identità piemontese e il pistacchio inserisce texture. Un piatto ormai riconoscibile, che continua a funzionare.

Sul bellissimo e sinuoso ripiano in marmo dello chef table mi viene presentato il “Panaché di mare, fantasia di pesci e crostacei”, un piatto generoso e scenografico che arriva in tavola con tutta la sua ricchezza di profumi, colori e consistenze, costruito attorno a una selezione di pescato e crostacei lavorati con precisione. Dentro si ritrovano tenere cappesante, pomodorini confit, delicati scampi alla griglia, gamberoni succulenti, morbidi tranci di pesce e gustose verdure grigliate. È una composizione che punta soprattutto sulla qualità della materia prima e sulla cottura. Il passaggio alla griglia dà profondità e una leggera nota affumicata che lega tutto. A completare il piatto, una salsa al basilico e maggiorana con frutta secca e un piccolo condimento a base di olio e prezzemolo che aggiunge freschezza.
Nel corso del pranzo emerge con chiarezza un aspetto spesso difficile da ottenere nei locali di fascia alta: la naturalezza. Qui non c’è la tensione che a volte accompagna la ristorazione gastronomica, ma neppure l’approssimazione di tanti format casual che si fermano all’estetica. DaV Cantalupa trova un equilibrio raro: cucina seria, ambienti belli, servizio professionale, atmosfera rilassata.
Anche il ritmo della sala è ben calibrato. I tempi d’uscita dei piatti sono regolari, i tavoli seguiti con attenzione, le spiegazioni concise e utili. Si percepisce una macchina organizzata, figlia di un gruppo con lunga esperienza, ma capace di adattarsi a un format più dinamico.
Il capitolo dessert mantiene lo stesso livello. La millefoglie è composta da una sfoglia caramellata ben eseguita, con al centro una crema chantilly al cioccolato bianco. Accanto, una coulis calda di lamponi e un sorbetto ai frutti di bosco servito freddo. Il gioco di temperature è netto e funziona, così come il contrasto tra acidità del frutto e dolcezza della crema.

Seguono i cannoncini con crema pasticcera e granella di nocciole, eseguiti con precisione classica, e un lievitato del periodo, nel caso specifico una colomba alla vaniglia. Anche in chiusura si vede il peso della tradizione pasticcera di casa Cerea: tecnica, misura, gusto riconoscibile.
DaV Cantalupa oggi rappresenta bene l’evoluzione della ristorazione di fascia alta italiana verso formule più flessibili. Non rinuncia alla qualità, ma cambia tono, tempi e linguaggio. Si può venire per una cena completa come per una tavolata tra amici, per un pranzo di lavoro o per un’occasione speciale meno ingessata del classico stellato.
Il fatto che sorga letteralmente accanto a Da Vittorio non è solo un dettaglio geografico. È una dichiarazione di continuità. Da una parte il tempio gastronomico costruito in decenni di lavoro, dall’altra uno spazio dove gli stessi valori vengono tradotti in modo più immediato. Materia prima, ospitalità, precisione, piacere della tavola.

In un momento in cui molti ristoranti cercano etichette facili come bistrot, sharing o casual dining, DaV Cantalupa mostra che queste parole hanno senso solo se sostenute da contenuti reali. Qui ci sono struttura, esperienza e una cucina che sa quando essere raffinata e quando essere diretta. Il risultato è un locale maturo, non un esperimento.
Uscendo, resta soprattutto la sensazione di un posto pensato bene in ogni dettaglio. Dall’accoglienza iniziale con il Franciacorta e quella focaccia memorabile fino all’ultimo dolce, tutto segue una linea coerente. Senza effetti speciali inutili, senza forzature, con la solidità di chi sa fare ristorazione ad alto livello e ha scelto di raccontarla in modo più semplice.
DaV Cantalupa
- Via Cantalupa, 17 – Brusaporto (BG)
- dal mercoledì alla domenica: 12.00 – 15.00 e 19.00 – 22.30
- Info e prenotazioni: 035 0591621
Chi è Da Vittorio
Per capire davvero DaV Cantalupa bisogna partire dalla storia di Da Vittorio, uno dei nomi più autorevoli della ristorazione italiana. Tutto nasce nel 1966 a Bergamo, quando Vittorio Cerea e la moglie Bruna aprono il primo ristorante di famiglia. Da allora i Cerea hanno costruito un modello riconoscibile, fondato su accoglienza, cucina di alto livello e capacità imprenditoriale, diventando un punto di riferimento ben oltre i confini lombardi.
Oggi il cuore del gruppo è a Brusaporto, sulla collina della Cantalupa, dove sorge il ristorante Da Vittorio, premiato con tre stelle Michelin dal 2010 e considerato tra le grandi tavole europee. Attorno a questa insegna è cresciuto negli anni un sistema articolato che comprende ospitalità, pasticceria, consulenze e nuovi format di ristorazione.
Il marchio è presente anche all’estero con Da Vittorio St. Moritz e Da Vittorio Shanghai, entrambi insigniti di due stelle Michelin. A Brusaporto si trova anche La Dimora, struttura di charme inserita nel circuito Relais & Châteaux, mentre a Bergamo Alta la famiglia ha rilanciato la storica Pasticceria Cavour 1880 e la Locanda Cavour.
Accanto alla ristorazione gastronomica, i Cerea hanno sviluppato un’importante attività di catering ed eventi, oltre a consulenze per realtà prestigiose come Terrazza Gallia a Milano e Allianz Stadium a Torino. Negli ultimi anni è cresciuto anche il progetto casual dining con il marchio DaV: da DaV Cantalupa a Brusaporto a DaV Mare a Portofino, fino a DaV Milano by Da Vittorio e all’apertura milanese firmata con Louis Vuitton.
La guida della famiglia resta saldamente condivisa. La signora Bruna supervisiona ancora il lavoro insieme ai figli: Enrico, detto Chicco, e Roberto, detto Bobo, sono gli executive chef; Francesco segue la ristorazione esterna e gli eventi; Rossella si occupa di sviluppo, prodotto e innovazione.
Il tratto distintivo di Da Vittorio resta quello che lo ha reso celebre: unire la tradizione lombarda e italiana a una continua ricerca contemporanea, mantenendo sempre al centro il piacere dell’ospitalità. È da questa identità che nasce anche DaV Cantalupa.
Paolo Alciati
