A Cirò Marina, lungo la costa ionica della Calabria, la famiglia Librandi è da oltre settant’anni interprete e promotrice della viticoltura del territorio

Una realtà familiare che, con sei tenute e oltre 230 ettari di vigneto, ha saputo portare il vino calabrese nel mondo, coniugando identità e visione, tradizione e ricerca.

A testimonianza del legame profondo tra imprenditoria familiare e cultura del territorio, il Museo d’impresa ViTeS – Viticoltura, Territorio, Storia – sorge nella Tenuta Rosaneti, tra le vigne e le colline di Cirò Marina, all’interno di un edificio ottocentesco che oggi accoglie un racconto corale sulla viticoltura calabrese. Nato dal desiderio della famiglia Librandi di preservare e condividere il sapere agricolo delle generazioni passate, il museo si sviluppa attorno a un antico palmento murato e prende forma da una collezione preziosa e partecipata: strumenti di lavoro, oggetti quotidiani e reperti raccolti nel tempo non solo dalla famiglia, ma anche donati da tante famiglie del territorio, a testimonianza di un patrimonio collettivo. Le otto sale immersive offrono un racconto coinvolgente e accessibile della vita dei vignaioli di un tempo, attraverso mappe, fotografie, pannelli didattici e installazioni interattive, come la “stanza degli aromi”, dove i visitatori possono allenare i sensi a riconoscere i sentori del vino. ViTeS non si limita a raccontare il passato, ma si apre anche al presente e al futuro della viticoltura calabrese, grazie a percorsi multimediali che illustrano le pratiche agronomiche adottate oggi dall’azienda, le strategie di adattamento al cambiamento climatico e le azioni concrete per la tutela della biodiversità. Un vero ponte “temporale”, capace di emozionare e far riflettere, dove il vino si fa cultura, memoria e visione.
Nel 2024, ViTeS è entrato a far parte di SudHeritage, la rete museale calabrese che raccoglie le realtà d’impresa impegnate a raccontare il patrimonio produttivo e culturale del Sud Italia. Una tappa importante, che conferma il ruolo di ViTeS come punto di riferimento per un turismo del vino più consapevole, legato ai luoghi, alla memoria, alle persone.

A suggellare questo approccio, sabato 29 marzo si è tenuto proprio al museo il convegno “In vigna si torna al futuro: idee dal museo d’impresa”, promosso da Librandi insieme al GAL Kroton. Il confronto ha acceso i riflettori su un tema cruciale: come le pratiche agronomiche del passato – la potatura manuale, i sovesci naturali, la regimazione dell’acqua – possano oggi offrire risposte concrete alle sfide del cambiamento climatico. A intervenire, tra gli altri, Paolo Librandi, Marta Donna (SATA Studio Agronomico) e Florindo Rubbettino (SudHeritage), a dimostrazione di quanto sia urgente e attuale tenere insieme memoria e innovazione.
“Il nostro modo di fare vino è sempre stato un atto di responsabilità verso la terra che abitiamo – ha dichiarato Paolo Librandi –. Crediamo che la ricerca non debba mai essere disgiunta dalla memoria, e che solo partendo dalla conoscenza profonda delle pratiche tradizionali si possa immaginare un futuro davvero sostenibile.”

Questo impegno si riflette anche nella profonda attenzione che Librandi dedica alla sostenibilità, considerata un pilastro fondamentale della propria filosofia aziendale. Dal 2020, l’azienda pubblica annualmente un Bilancio di Sostenibilità, che documenta in modo trasparente le iniziative ambientali, sociali ed economiche intraprese. Tra queste, spiccano la certificazione Equalitas, che attesta l’adozione di pratiche virtuose lungo tutta la filiera produttiva, e il progetto Biopass, volto a misurare e incrementare la biodiversità nei vigneti. Inoltre, Librandi promuove un modello di economia circolare collaborando con realtà locali per valorizzare i sottoprodotti della vinificazione, trasformandoli in risorse utili per l’agricoltura e l’energia. Questo approccio integrato testimonia la volontà dell’azienda di coniugare tradizione e innovazione, nel rispetto del territorio e delle comunità che lo abitano.
Visitare ViTeS significa allora non solo ripercorrere la storia della viticoltura calabrese, ma entrare nel cuore di un’azienda che ha fatto della cultura agricola una forma di impegno civile e identitario, capace di generare conoscenza, appartenenza e bellezza.
Redazione Centrale TdG






