C’è un periodo, tra gennaio e febbraio, in cui Gran Canaria si trasforma in un giardino sospeso tra il cielo e l’oceano

Le montagne si tingono di bianco e rosa, un profumo dolce aleggia nell’aria e le valli del centro dell’isola si coprono di una fioritura spettacolare: è il tempo dei mandorli in fiore, una delle immagini più poetiche e identitarie dell’isola.
Ma dietro a tanta bellezza si nasconde una storia antica, fatta di lavoro, tradizione e sapore. La mandorla di Gran Canaria non è un semplice prodotto agricolo: è un patrimonio culturale e gastronomico che racchiude secoli di memoria e una biodiversità sorprendente.

Un frutto con radici profonde
I mandorli arrivarono a Gran Canaria all’epoca della Conquista e da allora hanno trovato casa nell’interno dell’isola. I comuni di Tejeda, Valsequillo, San Mateo, Artenara e San Bartolomé de Tirajana sono oggi i luoghi simbolo di questa coltivazione, che conta circa mezzo milione di alberi, molti dei quali secolari. Ogni estate, tra agosto e settembre, le mandorle vengono raccolte con un gesto antico: si scuotono i rami con un bastone di eucalipto e si raccolgono una ad una da terra, prima che la sgusciatura cominci nello stesso giorno.
Dietro questo rituale si cela la cura di una comunità che continua a difendere le proprie radici. L’Associazione della Mandorla di Gran Canaria lavora per recuperare varietà autoctone e sostenere una filiera locale che valorizzi il prodotto, puntando su una mandorla biologica e certificata, destinata alla pasticceria e alla gastronomia d’eccellenza.

La festa dei mandorli in fiore
Ogni inverno, la fioritura dei mandorli diventa una festa. A Tejeda, uno dei borghi più belli di Spagna e cuore di questa tradizione, si celebra la Fiesta del Almendro en Flor, un evento che unisce musica, folklore e sapori. Le stradine del paese si riempiono di bancarelle che offrono dolci a base di mandorla, artigianato e prodotti locali. È una celebrazione della terra, della vita rurale e di una cultura che sa ancora emozionare con semplicità.

Un patrimonio di gusto e salute
Gran Canaria ospita oltre 50 varietà di mandorle diverse — alcune ancora in fase di studio — e tutte condividono una caratteristica: sono ricche di grassi monoinsaturi e povere d’acqua, perfette per un’alimentazione equilibrata e naturale.
Meglio però non esagerare: venti mandorle al giorno bastano per godere dei loro benefici senza eccedere in calorie.
E attenzione a quelle amare, che contengono una sostanza non salutare: in passato, per riconoscerle, i contadini usavano segnare l’albero con una pietra alla base del tronco.

Il sapore della tradizione
La mandorla canaria è la base di due dolci, simbolo dell’isola, il bienmesabe, una crema vellutata preparata con mandorle, miele e uova e limone, e il marzapane di Tejeda, morbido e profumato. Entrambi raccontano una tradizione di pasticceria antica, dove il gusto incontra la delicatezza.

Ma la mandorla si fa spazio anche nei piatti salati: entra nei mojos, le celebri salse canarie che accompagnano carne e pesce, regalando cremosità e una nota di sapore tostato.

Un paesaggio da gustare con gli occhi
Percorrere le strade di montagna tra Tejeda e Valsequillo, soprattutto nei mesi invernali, significa attraversare un paesaggio in fiore, punteggiato da terrazze agricole, piccoli villaggi bianchi e scorci panoramici sull’oceano. È qui che la mandorla diventa non solo un ingrediente, ma un’emozione: il simbolo di un’isola che sa coniugare gusto, natura e autenticità.

La mandorla di Gran Canaria è, in fondo, una storia di resilienza: quella di un frutto capace di fiorire nei terreni più impervi, di un popolo che ne custodisce il valore e di un’isola che continua a sorprendere chi la scopre, petalo dopo petalo, sapore dopo sapore.
Info: www.grancanaria.com
Silvia Donatiello
