In Gran Canaria c’è un’altra isola che vive lontano dalla costa, tra colline, vallate e paesaggi agricoli modellati dal tempo

Quando si pensa a Gran Canaria, la prima immagine che affiora è quasi sempre quella delle dune dorate di Maspalomas o delle spiagge lambite dall’Atlantico. Eppure, c’è un’altra isola — meno raccontata, più silenziosa e profondamente autentica — che vive lontano dalla costa, tra colline, vallate e paesaggi agricoli modellati dal tempo.
È la Gran Canaria rurale, quella che profuma di terra, di latte appena munto, di erbe selvatiche e di tradizioni tramandate di generazione in generazione. Un’isola che conserva un legame fortissimo con il suo settore primario, fatto di agricoltura, allevamento e piccoli produttori locali che custodiscono un sapere antico.
Qui, il turismo si trasforma in esperienza. E tra le realtà più interessanti per chi vuole scoprire questo volto dell’isola, nel cuore rurale di Agüimes, c’è senza dubbio La Jaira de Ana, una fattoria didattica che è molto più di una semplice azienda agricola: è un progetto di vita, un luogo di incontro e un laboratorio di cultura rurale.
Un progetto che nasce dalla terra (e dalla visione)
La Jaira de Ana è un progetto familiare che affonda le sue radici nel 2002, anche se prende forma concreta nel 2018 come iniziativa imprenditoriale agro-zootecnica. Alla base, un’idea semplice ma potente: restituire valore al settore primario e raccontarne l’importanza per la società canaria.
A guidare questo percorso è Ana Calderín, anima e cuore del progetto. Cresciuta a contatto con la natura e gli animali, figlia di una famiglia di pastori, Ana incarna perfettamente quella cultura rurale che oggi rischia di essere dimenticata.
“La mia più grande aspirazione — racconta — è che i bambini smettano di pensare che il latte venga da una confezione del supermercato.”
Una frase che vale più di mille manifesti.
La Jaira de Ana nasce anche grazie alla determinazione della madre, donna intraprendente che ha avviato i primi passi burocratici, e alle mani del padre, che hanno reso concreto il progetto. Una storia familiare, quindi, che si trasforma in proposta collettiva.
Una fattoria (molto) diversa dalle altre
Entrare a La Jaira de Ana significa dimenticare l’idea di fattoria tradizionale. Qui non ci sono animali sfruttati o spazi artificiali: le capre — le “jairas” — vivono libere, in un ambiente pensato per il loro benessere.
È un luogo progettato nei minimi dettagli per essere accogliente, educativo e coinvolgente. Un posto dove adulti e bambini possono riconnettersi con la natura, ma anche con un ritmo di vita più lento, più consapevole.
Il progetto si fonda su valori chiari:
educazione socio-ambientale, sostenibilità, rispetto per gli animali, consapevolezza del ciclo produttivo.
Non è solo una visita: è un cambio di prospettiva.

Vivere la fattoria, non solo visitarla
Una delle esperienze più interessanti è la possibilità di diventare “contadini per un giorno”.
La visita alla fattoria è aperta quotidianamente e permette di entrare davvero nel cuore dell’attività. Non si osserva soltanto: si partecipa. Si entra nei recinti, si toccano gli animali, si scopre come funziona la giornata tipo in una realtà agricola.
È un’esperienza che funziona a tutte le età, perché stimola i sensi e la curiosità. Per chi arriva dalla città — e ancora di più per i bambini — è un piccolo shock culturale, ma nel senso più positivo del termine.
E poi, naturalmente, c’è il gusto.
Perché qui tutto ha un sapore diverso.

Dal latte al formaggio: un’esperienza che si impara (e si assaggia)
Uno dei momenti più coinvolgenti è il laboratorio di produzione del formaggio.
Si parte dall’inizio, dalla relazione con l’animale. Si osservano le capre, si scopre come vengono allevate e curate, si comprende l’importanza dell’alimentazione e del benessere animale. Poi si passa al latte, appena munto.
Da lì inizia la magia.
Guidati passo dopo passo, si attraversano tutte le fasi della trasformazione: dalla coagulazione alla lavorazione, fino alla creazione vera e propria del formaggio. Non è una dimostrazione, è un’esperienza pratica.
Si mette letteralmente le mani in pasta.
E alla fine, la soddisfazione è doppia: aver imparato qualcosa di autentico e poter assaggiare il risultato.
Il valore della relazione: adottare una “jaira”
Tra le iniziative più interessanti c’è la possibilità di “apadrinar” — o meglio, adottare simbolicamente — una capra.
Non si tratta di un gesto simbolico fine a sé stesso, ma di un vero contributo al benessere animale. Chi sceglie di partecipare sostiene concretamente le spese per alimentazione, cure veterinarie e mantenimento, ricevendo aggiornamenti sulla vita dell’animale.
È un modo per creare una connessione diretta con la fattoria, ma anche per comprendere meglio cosa significa prendersi cura.
E, indirettamente, significa anche sostenere un modello agricolo etico e sostenibile.
Il gusto come esperienza finale (e iniziale)
Non poteva mancare la parte più attesa: la degustazione.
Formaggi, prodotti locali, sapori autentici accompagnati da un buon bicchiere di vino. Qui la gastronomia non è solo consumo, ma racconto. Ogni prodotto ha una storia, ogni sapore è legato al territorio.
È il momento in cui tutto torna: ciò che si è visto, imparato e vissuto durante la giornata si ritrova nel piatto.
E si capisce davvero cosa significa filiera corta.

Un altro modo di vivere Gran Canaria
La Jaira de Ana rappresenta perfettamente una nuova idea di turismo: più lenta, più consapevole, più autentica.
Un turismo che non si limita a vedere, ma che coinvolge, educa e lascia qualcosa.
In un’isola come Gran Canaria, dove la biodiversità è incredibile e i paesaggi cambiano nel giro di pochi chilometri, esperienze come questa permettono di scoprire un volto meno noto, ma forse più vero.
Perché alla fine, il viaggio non è solo nei luoghi.
È nelle storie che incontriamo lungo il cammino.
E qui, di storie, ce ne sono davvero tante da raccontare.
Per più informazioni:
Silvia Donatiello






