– Redazione Centrale Tdg –
Il Rosé come terroir, paesaggio e architettura
Dalla visione di Marcel Ott alla quarta generazione di Jean-François Ott: tre domaines, due denominazioni, una storia familiare lunga 130 anni e una delle architetture vinicole più radicali della Provenza. Château de Selle, Clos Mireille e Château Romassan raccontano tre paesaggi profondamente diversi, uniti dalla stessa idea di vino: preciso, identitario, capace di restituire il luogo da cui nasce. Domaines Ott ha impiegato 130 anni per dimostrare che la Provenza non è un semplice luogo di produzione del Rosé: è un territorio capace di generare identità, profondità, longevità, cultura e perfino architettura.

Sono passati 130 anni dal colpo di fulmine che portò, al termine di un lungo viaggio attraverso le regioni viticole francesi, il giovane ingegnere agronomo alsaziano Marcel Ott a stabilirsi in Provenza. Era il 1896 quando un giovane Marcel Ott decise di insediarsi in Provenza per produrre il miglior vino possibile in terreni abbracciati dalla brezza marina. Da allora, il nome Domaines Ott è diventato una delle principali chiavi attraverso cui leggere la Provenza contemporanea. Una storia che attraversa quattro generazioni e che ha contribuito in maniera determinante a cambiare la percezione dei vini provenzali, portando soprattutto il Rosé fuori dalla dimensione del semplice vino stagionale per restituirgli la dignità di un autentico vino di terroir.

Nel 2026, anno del 130° anniversario, questa storia trova una nuova sintesi nelle annate 2025 di Château de Selle, Clos Mireille e Château Romassan, insieme a By Ott⋆, mentre la maison continua a sviluppare il proprio progetto sotto l’egida della Roederer Collection, della quale fa parte dal 2004. Domaines Ott significa andare molto oltre il vino, significa parlare di suolo, biodiversità, tempo, paesaggio, design e architettura. Perché in nessun altro punto della storia recente del Domaine questa relazione è diventata così evidente come nella nuova cantina di Château de Selle, progettata dall’architetto svedese Carl Fredrik Svenstedt: un edificio costruito in pietra del Gard, concepito non come oggetto estraneo al vigneto, ma come una sorta di prolungamento geologico della collina.

Marcel Ott e l’idea di una grande Provenza del vino
Quando Marcel Ott arriva in Provenza, il territorio porta ancora i segni profondi della crisi della fillossera. La scelta del giovane agronomo alsaziano appare allora quasi visionaria: reimpiantare vitigni nobili e dimostrare che anche i terreni apparentemente difficili, aridi e pietrosi della Provenza possono produrre vini di grande qualità. La filosofia è sintetizzata in un principio che più attuale che mai: fare meno, ma farlo meglio. Quello di Marcel è un progetto fondato sulla selezione, sulla conoscenza dei suoli e sull’osservazione della vite. Nel 1912 arriva il primo grande tassello: Marcel Ott acquista Château de Selle, a Taradeau. Nel 1936 entra nella storia familiare il Clos Mireille, a La Londe-les-Maures; nel 1956 viene acquisito Château Romassan, a Le Castellet. Tre acquisizioni che, nel tempo, costruiscono una mappa molto particolare della Provenza.


A ogni Domaine il suo rosé
Non esiste una sola Provenza nei Domaines Ott⋆, ma almeno tre. Château de Selle, a Taradeau, nell’entroterra del Var, nasce l’avventura viticola della famiglia. I 93 ettari di vigneto sono immersi in un paesaggio di pinete e foreste, su alte colline calcaree caratterizzate da gesso, argilla rossa, grès, ghiaia e pietre. Le vigne sono organizzate anche in restanques e terrazze. Una Provenza minerale, aspra, continentale. Clos Mireille, a la Londe-les-Maures, invece, le vigne scendono verso il Mediterraneo. Il domaine comprende 174 ettari di area naturale protetta intorno agli edifici storici, mentre il vigneto è affacciato al mare, impiantato su terreni caratterizzati da scisto e quarzo. Il microclima costiero, la luce e la prossimità diretta dell’acqua contribuiscono a definire la personalità dei vini. Château Romassan, infine, a Le Castellet, appartiene invece alla geografia di Bandol; la proprietà comprende 83 ettari di vigneto, distribuiti su terreni caratterizzati da calcare, grès, marne e abbondante ghiaia. Il vitigno protagonista è il Mourvèdre, accompagnato da Cinsault e Grenache.

Il Rosé come grande vino di terroir, la sfida di Domaines Ott
La grande intuizione della Casa è stata quella di rifiutare, fin dall’inizio, l’idea del Rosé come categoria minore. In un mercato nel quale il rosé viene ancora frequentemente associato alla leggerezza, alla stagionalità e al consumo immediato, Domaines Ott ha costruito una filosofia opposta. Il Rosé deve avere: origine, precisione, complessità, equilibrio e capacità di evoluzione. Per questo la ricerca agronomica, la selezione delle parcelle e la vinificazione separata sono il cuore del progetto. I rosé 2025 vengono infatti presentati come tre identità distinte, unite da una medesima filosofia di vinificazione e da una ricerca continua sulla tipicità. Ott descrive il proprio percorso come un equilibrio costante tra tradizione, innovazione e ricerca, con l’obiettivo di preservare la vitalità dei suoli e rivelare la tipicità dei tre terroir. È un equilibrio particolarmente evidente nel rapporto tra vigneto e cantina. Da una parte, il lavoro manuale e l’osservazione quotidiana. Dall’altra, strumenti tecnologici estremamente precisi. Si parla di 600 ore di lavoro per ettaro ogni anno, contro una media indicata di 200–300 ore in Provenza, e fino a 47 passaggi o controlli della singola vite nel corso del ciclo annuale. La certificazione ufficiale in agricoltura biologica è arrivata a partire dal millesimo 2022, ma l’azienda sottolinea come le pratiche rispettose dei suoli fossero già parte della propria cultura agricola e come alcune pratiche ispirate alla biodinamica vadano oltre i requisiti minimi della certificazione. Il principio è quello di non considerare il terreno una semplice piattaforma produttiva in quanto il suolo deve rimanere vivo. Da qui deriva anche l’attenzione ai periodi di riposo e alla rigenerazione delle parcelle, alla gestione della vegetazione e all’adattamento del lavoro alle condizioni specifiche di ogni terreno.

La forma della bottiglia come rappresentazione del paesaggio
Nel 1932, René Ott riceve dal padre Marcel un incarico destinato a cambiare per sempre l’identità visiva della maison: disegnare una bottiglia capace di rappresentare la Provenza. Il risultato è una forma ispirata ai cipressi mediterranei e alle antiche anfore utilizzate per conservare il vino. Inizialmente l’ambizione era che quella forma potesse diventare una sorta di bottiglia rappresentativa della Provenza; ne deriva un brevetto e l’esclusivo uso da parte della famiglia Ott. La bottiglia è importante perché anticipa di decenni quello che oggi accade con l’architettura. Il paesaggio viene trasformato in linguaggio, il cipresso una silhouette, l’anfora la memoria. Nel 1933, dopo la fine del Proibizionismo negli Stati Uniti, le prime bottiglie di Château de Selle rosé e rouge vengono esportate negli USA. Il successo è immediato e apre progressivamente alla maison i mercati internazionali.
La nuova cantina di Château de Selle
L’ingresso di Ott nella galassia Roederer nel 2004 ha permesso all’azienda di avviare una nuova fase di investimenti e di ricerca mantenendo Domaines Ott come realtà fortemente riconoscibile, sempre gestita dalla famiglia. La nuova cantina di Château de Selle è probabilmente l’esempio più evidente di questo passaggio. Progettata da Carl Fredrik Svenstedt, architetto svedese con studio a Parigi, il progetto è stato completato nel 2017 e presenta una superficie di 4.370 m². Costruire in pietra significa “scavare una montagna”, è la frase utilizzata dallo studio Svenstedt per descrivere il progetto, che risulta particolarmente efficace. L’edificio è composto da grandi blocchi di pietra massiccia, disposti in modo sfalsato e ruotato. Il risultato è una parete che appare contemporaneamente: massiva e porosa. La cantina è come una presenza minerale ancorata al paesaggio e come uno schermo costruito attraverso blocchi distanziati che generano aperture e viste. La scelta della pietra è inoltre legata alla storia del territorio: il progetto si trova non lontano dall’Abbaye du Thoronet e utilizza pietra proveniente da cave che il progetto architettonico mette in relazione con una temporalità antica, fino alla memoria delle cave romane.

La parete esterna non è una semplice facciata, i blocchi vengono disposti con distanze e rotazioni variabili, tra un elemento e l’altro si aprono scorci per far filtrare la luce e l’aria. La nuova architettura è inoltre pensata in relazione alla topografia. Il progetto sfrutta la pendenza del sito e organizza il processo produttivo secondo un sistema gravitazionale. Domaines Ott sottolinea oggi proprio il ruolo della gravità, delle piccole vasche dimensionate sulle parcelle e della combinazione di acciaio, foudres, barrique e sfere ceramiche. Dotata di grande tecnologia, in cantina la vinificazione separata delle parcelle consente di esprimere al meglio, l’altitudine e il microclima di ogni sito, ogni vasca è potenzialmente una diversa lettura del paesaggio.

Il 2025: un’annata di contrasti
Dal punto di vista climatico, Domaines Ott descrive una stagione caratterizzata da un forte contrasto: inverno e primavera eccezionalmente piovosi, seguiti da un’estate molto calda e secca. Le vendemmie anticipate hanno richiesto un controllo particolarmente rigoroso delle maturazioni, ma Ott descrive il risultato come vini capaci di unire freschezza, tensione ed espressione aromatica. È un’annata che rende particolarmente evidente l’importanza della precisione agronomica. In un clima sempre più instabile, il concetto di terroir non significa soltanto conoscere il terreno, ma sapere quando intervenire.

Château de Selle Rosé 2025
Il Rosé di Château de Selle rappresenta la componente più elegante e minerale della triade. La sua identità si costruisce intorno a finezza, equilibrio e tensione, senza rinunciare alla struttura necessaria per sostenere l’evoluzione.
Clos Mireille Rosé 2025
La vicinanza della costa e i terreni scistosi contribuiscono a una personalità più luminosa, fresca e salina. Un vino dal profilo nel quale energia e tensione diventano elementi distintivi.
Château Romassan Rosé 2025
Il Mourvèdre e il terroir di Bandol introducono maggiore profondità, struttura e persistenza. Il terreno — fatto di calcare, marne, grès e ghiaia — e la particolare gestione delle parcelle contribuiscono alla complessità del vino. È l’espressione più potente, dotata di grande eleganza.
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