– Paolo Alciati & Enza D’Amato –
Alla scoperta di un territorio antico, dove la vite custodisce la memoria della terra

Il modo più concreto per conoscere un territorio del vino è spostarsi da una cantina all’altra, ascoltare come ciascun produttore interpreta le proprie vigne e mettere i calici a confronto.

Nel Monferrato bastano pochi chilometri per incontrare vitigni, stili e storie aziendali differenti. Il press tour Wine & Cheese, organizzato dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato nell’ambito del progetto Born Sustainable, ci ha permesso di attraversarne una parte, alternando visite, degustazioni e momenti a tavola.


Il nostro itinerario ha preso il via a Canelli, nella cornice del ristorante Casa Crippa. Qui, una cena inaugurale ha riunito cinque storiche realtà del territorio: Cascina Reggio, Guasti Clemente, Gozzelino Sergio, Azienda Agricola Gallo e Terre dei Santi. Se la Barbera rimane il fulcro identitario attorno a cui ruota l’intera zona, i calici hanno subito rivelato una complessità che spazia da bianchi di vibrante freschezza a rossi di importante struttura. Tra i protagonisti, la cantina Guasti Clemente – fondata nel 1946 a Nizza Monferrato – ha mostrato come l’origine e la mano del vignaiolo possano declinare il vino da versioni di pronta e godibile beva fino alle architetture complesse delle altre referenze. La Barbera, in particolare, spazia da versioni più immediate a interpretazioni strutturate, adatte anche all’evoluzione in bottiglia.
A Costigliole d’Asti, Gozzelino Sergio porta avanti una storia familiare che risale alla fine dell’Ottocento. Le prime vigne entrarono nella proprietà nel 1914 e oggi l’azienda coltiva circa 25 ettari. Il passaggio generazionale ha accompagnato l’evoluzione dell’offerta, mantenendo il legame con la clientela storica e adattando le etichette a un pubblico più ampio.
Cascina Reggio, Azienda Agricola Gallo e Terre dei Santi completavano il gruppo incontrato a cena. Ogni cantina ha presentato un vino per introdurre il discorso sulla propria produzione e offrire un primo assaggio delle diverse interpretazioni enologiche del territorio. Il confronto ha permesso di partire dal calice per allargare lo sguardo alle scelte aziendali, ai vitigni coltivati e al ruolo della Barbera nel panorama locale, senza dimenticare la varietà di etichette che caratterizza il Monferrato. È stato un primo contatto, utile a orientarsi prima delle visite successive, quando il racconto dei produttori avrebbe trovato un riscontro diretto nei vigneti e negli spazi di cantina.
Il giorno successivo il programma ci ha portati tra la Langa astigiana e la Valle Bormida, con una visita al centro storico di Roccaverano e alle aziende legate alla produzione del formaggio DOP. Dopo il pranzo all’Azienda Agricola Traversa Wilma e la visita a Cascina Adorno, la giornata si è conclusa a Tenuta Miranda, sulle colline di Cassinasco, nei dintorni di Canelli, una proprietà dedicata all’ospitalità che si inserisce in un paesaggio in cui vigneti e noccioleti convivono. L’aperitivo iniziale diventato in realtà una ricca “merenda sinoira” ha chiuso la giornata, preparando il passaggio alle cantine del Monferrato casalese.

La mattina del 25 settembre inizia con la visita alla Tenuta Tenaglia, a Serralunga di Crea, ai piedi del Sacro Monte. La proprietà, il cui nome richiama Giorgio Tenaglia, governatore di Moncalvo, è oggi gestita dalla famiglia Ehrmann, che ne ha curato il recupero. I vigneti coprono circa sedici ettari e la produzione valorizza soprattutto Barbera e Grignolino.
La gamma comprende Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato e Grignolino del Monferrato Casalese. La Barbera d’Asti Superiore Emozioni e la Barbera del Monferrato Superiore 1930 Una buona annata rappresentano due interpretazioni diverse del vitigno, tra struttura ed evoluzione e legame con la tradizione locale.

Da Serralunga di Crea ci si sposta a Grazzano Badoglio, a Tenuta Santa Caterina, proprietà recuperata a partire dagli anni duemila da Guido Carlo Alleva, avvocato milanese con origini monferrine. La tenuta comprende una residenza storica, vigneti e un infernot, ambiente sotterraneo scavato nel tufo, parte del patrimonio UNESCO dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte.
L’azienda coltiva oltre venti ettari e lavora con varietà autoctone come Grignolino, Freisa, Barbera e Nebbiolo, affiancate da vitigni internazionali. Le uve provengono dai vigneti di proprietà e le fermentazioni sono condotte con lieviti indigeni; in vigna si privilegiano interventi mirati, concimazione organica e controllo meccanico delle infestanti.
Tra le etichette degustate figurano Vignalina, Barbera d’Asti Superiore, Arlandino, Grignolino d’Asti, e Illegale, Monferrato Nebbiolo. La Barbera punta su struttura e possibilità di evoluzione, il Grignolino su freschezza e morbido tannino, mentre il Nebbiolo presenta una trama più austera e beneficia del tempo. Tre profili che restituiscono la pluralità dei vitigni coltivati in questa parte del Monferrato.
Il pranzo in tenuta ha offerto l’occasione di osservare il rapporto tra vini e cucina. La freschezza può bilanciare piatti ricchi, mentre tannino e struttura richiedono preparazioni capaci di sostenerli: un equilibrio che permette al vino di accompagnare il cibo senza sovrastarlo.



Il pomeriggio è dedicato alla visita di Montalbera, azienda fortemente legata al Ruchè di Castagnole Monferrato. La tenuta si estende su più colline e produce una parte consistente del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG presente sul mercato. Il vitigno è noto per il profilo aromatico, con richiami alla rosa e alla viola, note fruttate e, con l’evoluzione, sfumature speziate. Il carattere floreale convive con corpo, alcol e persistenza, soprattutto nelle versioni più strutturate.
Le etichette mostrano diverse interpretazioni della varietà. La Tradizione, affinato in acciaio, mette in primo piano la componente aromatica; Laccento, ottenuto anche da una quota di uve raccolte in leggera sovramaturazione, punta su maggiore ampiezza e morbidezza. Il Fondatore Riserva segue invece un percorso più lungo, con passaggio in legno. Maturazione delle uve e affinamento modificano così il profilo del Ruchè, che può risultare più immediato oppure più complesso.
La storia del vitigno è legata anche al lavoro di recupero avviato negli anni Settanta da don Giacomo Cauda. La denominazione ha ottenuto la DOC nel 1987 e la DOCG nel 2010. La crescente notorietà ha portato il Ruchè fuori dalla zona d’origine, ma il confronto tra le diverse etichette mostra perché non possa essere ridotto alle sole note floreali: vinificazione e affinamento incidono in modo significativo sul risultato.
La giornata si è conclusa ad Asti, a Le Cattedrali Relais, con la conferenza stampa e la cena organizzate dal Consorzio. Le visite avevano già mostrato un territorio che non si identifica con una sola denominazione: la Barbera resta centrale, mentre Grignolino, Nebbiolo, Freisa e Ruchè ne ampliano il repertorio. Anche le aziende differiscono per storia, dimensioni e strategie produttive.


L’ultima visita, la mattina del 26 settembre, ci ha portati a Calosso, all’Azienda Agricola Fea, il cui vino più caratterizzante è il Calosso DOC, ottenuto dall’antico vitigno autoctono Gamba di Pernice, rimasto a lungo ai margini della viticoltura, e recuperato grazie al lavoro di alcuni produttori della zona. La denominazione, riconosciuta nel 2011, comprende un areale ristretto tra Calosso, Castagnole delle Lanze e Costigliole d’Asti.
Il Gamba di Pernice si distingue per note fruttate accompagnate da richiami speziati e balsamici, talvolta vicini al pepe verde. La DOC prevede un affinamento minimo di venti mesi, che sale a trenta per la Riserva. Accanto a Barbera d’Asti, Dolcetto, Nebbiolo, Freisa e Moscato, il Calosso rappresenta per Fea il legame più specifico con il territorio.

Le aziende visitate raccontano modi diversi di lavorare le vigne, costruire una gamma e mantenere viva una tradizione familiare. Il valore di un viaggio stampa non dovrebbe essere quello di stilare una graduatoria in pochi assaggi, né di assegnare a ogni azienda un’etichetta definitiva. Serve piuttosto a costruire riferimenti, a capire da dove proviene un vino e perché assume una certa forma.
La Barbera resta un filo conduttore, ma non esaurisce il racconto del Monferrato. Il percorso promosso dal Consorzio ci ha permesso di scoprire anche il Ruchè, il Grignolino d’Asti, la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco e il Calosso, vitigni che restituiscono la varietà di questo territorio. Non tutte le differenze si colgono in un singolo assaggio e non tutte le storie si riassumono in una nota di degustazione. Si torna da queste giornate con nuovi riferimenti e una conoscenza più concreta del Monferrato del vino, da continuare a esplorare calice dopo calice.
Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato
Fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi.
Attualmente il Consorzio conta più di 430 aziende associate e 12 denominazione tutelate:
- 3 DOCG: Barbera d’Asti, Ruchè di Castagnole Monferrato e Terre Alfieri;
- 9 DOC: Albugnano, Cortese dell’Alto Monferrato, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Loazzolo, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Monferrato, Piemonte.
Nel vigneto
La superficie rivendicata da tutte le DO del Consorzio nel 2025 è pari a 10.417 ettari. Rispetto alle Denominazione principali, in termini di ettari rivendicati, si evidenzia:
- 4.228 ettari rivendicati a Barbera d’Asti DOCG
- 3.827 ettari rivendicati a Piemonte DOC
In cantina
Al 2025, l’imbottigliato registrato, in totale, da tutte le DO tutelate è pari a 438.781 hl per 58.504.172 bottiglie.
Rispetto alle Denominazioni principali, in termini di ettolitri e bottiglie registrate, si evidenzia:
- Barbera d’Asti DOCG: 123.244 ettolitri e 16.432.660 bottiglie
- Piemonte DOC: 253.323 ettolitri e 33.776.500 bottiglie




