
Il filo rosso tra vigne, arte e narrazione secondo Fontanafredda

Nelle Langhe certe parole sembrano nate per restare. Una di queste è “tenacia”. Non è una parola rumorosa ma una virtù silenziosa che appartiene al ritmo lento della terra, alla pazienza della vigna, ai gesti ripetuti stagione dopo stagione, e che nel tempo diventa identità.

Non sorprende quindi che Fontanafredda abbia scelto proprio la Tenacia per raccontare la quinta edizione del suo progetto “Renaissance – Parole illustri per una nuova umanità”, dedicato all’annata 2022 del Barolo del Comune di Serralunga d’Alba.
Il progetto, nato nel 2018 con l’idea di associare ogni vendemmia a un sentimento capace di generare rinascita collettiva, prosegue il suo percorso dopo Speranza, Fiducia, Coraggio e Ottimismo.

La nuova tappa, presentata ai primi di marzo alla stampa da Andea Farinetti, è accompagnata da un volume che, come i precedenti, unisce letteratura e illustrazione: il testo è firmato dallo scrittore Emanuele Trevi, mentre l’immagine che interpreta il concetto di tenacia nasce dal tratto dell’illustratrice Elisa Macellari.

Nel racconto di Trevi la tenacia non è eroismo, ma fedeltà a ciò che si crede giusto: “Non è la durata di un’esistenza a determinarne il valore, ma la tenacia con cui si persegue ciò in cui si crede.”
Un pensiero che, in fondo, descrive perfettamente anche il lavoro in vigna.

Il 2022 a Serralunga d’Alba non è stato un anno semplice. L’inverno poco piovoso e i lunghi periodi di sole hanno messo alla prova il Nebbiolo, costringendolo a trovare un equilibrio naturale tra stress idrico e maturazione.
È proprio in queste condizioni che il vitigno mostra il suo carattere più autentico: la capacità di adattarsi senza perdere la propria identità.
La vendemmia è arrivata leggermente in anticipo rispetto alla media, con rese contenute ma uve sane e concentrate.

Dopo circa trenta mesi in botte di rovere e alcuni mesi di riposo in cemento, il Barolo Renaissance 2022 restituisce l’immagine di un’annata intensa ma equilibrata. Il colore è un granato profondo, mentre il naso attraversa agrumi, ciliegia scura e leggere sfumature mentolate.
In bocca il sorso è pieno ma dinamico, con tannini setosi e un finale fresco che lascia intuire una prospettiva di evoluzione molto lunga, anche oltre i venticinque anni.
Accanto al nuovo Renaissance 2022, Fontanafredda ha presentato anche un passaggio importante del proprio lavoro sul Nebbiolo: il progetto “Back to the single vineyards”.

L’idea è semplice e allo stesso tempo ambiziosa: tornare a raccontare il territorio non solo attraverso il comune o la menzione geografica, ma attraverso le singole vigne.
Il percorso era iniziato oltre dieci anni fa con microvinificazioni sperimentali ed è diventato concreto nel 2019 con la rinascita di due vigne storiche – La Villa e La Delizia – affiancate alla celebre Vigna La Rosa, vinificata separatamente fin dal 1964.
L’annata 2022 segna però un salto ulteriore con il debutto di tre nuove etichette: Vigna Bianca, Vigna San Pietro e Gallaretto, tre parcelle capaci di restituire sfumature diverse del Nebbiolo di Serralunga d’Alba, tra eleganza, verticalità e profondità. È una geografia del Barolo che si compone vigneto dopo vigneto, come una mappa sempre più dettagliata del territorio. Cambiano i suoli, cambiano le esposizioni, cambiano le profondità delle radici. Cambia, di conseguenza, anche il carattere del vino.

La riflessione sul paesaggio non si ferma alla vigna, ma si completa con il progetto “Lost to be found”, le installazioni, diffuse tra le vigne, opere dello scultore Giuseppe Carta autore anche del gigantesco grappolo di uva Nebbiolo che dal 6 giugno 2018 accoglie i visitatori all’ingresso della Tenuta di Fontanafredda.


Come disse Oscar Farinetti: “Non si poteva non omaggiare questa semplice pianta, che dà da mangiare a tutti noi, se non chiamando uno dei più grandi scultori al mondo, Giuseppe Carta“.
Tra i filari della tenuta compaiono anche le sue sette sculture monumentali: frutti giganti – lampone, fragola, nocciola, pesca, prugna e perfino il tartufo, il frutto nascosto della terra – che ricordano la biodiversità agricola che un tempo caratterizzava queste colline. A queste si aggiunge il peperoncino, iconica firma dello scultore.
Il progetto porta con sé un messaggio semplice: ciò che sembra perduto può ancora essere ritrovato, se si sceglie di custodirlo. È lo stesso principio che guida il cosiddetto Rinascimento Verde della cantina: un percorso che negli ultimi anni ha portato alla conversione biologica dei vigneti e alla tutela del bosco che circonda la tenuta

Dopo la presentazione e la visita alle cantine storiche con degustazione in anteprima del Barolo Renaissance 2022, il racconto del vino è proseguito a tavola, nello stellato GuidoRistorante. Qui Ugo Alciati continua a interpretare la cucina piemontese con quella misura rara che permette alla tradizione di restare viva senza trasformarla in esercizio nostalgico.
Un percorso gastronomico essenziale, quasi didattico, che permette di osservare come il Barolo cambi volto accanto al cibo.
L’apertura è stata affidata a uno dei gesti più puri della cucina piemontese: filetto crudo di Fassone, tagliato al coltello. Materia prima d’eccellenza, condita appena per non alterarne la dolcezza.

Nei bicchieri, la comparazione fra tre Barolo dell’annata 2022: Vigna Bianca, Gallaretto e Vigna San Pietro. Il confronto è immediato: Vigna Bianca si muove con eleganza e leggerezza, giocando su un equilibrio sottile tra freschezza e profondità. È il più delicato del gruppo, vino dai profumi nitidi e dalla trama elegante, e accompagna la carne con naturalezza, senza mai sovrastarla. Gallaretto, invece, ha un profilo più scorrevole e dinamico, con una freschezza che rende il sorso particolarmente gastronomico. Vigna San Pietro mostra già una struttura più importante: tannino deciso, maggiore profondità e una verticalità che lascia intuire una lunga evoluzione nel tempo. Con il filetto crudo, tuttavia, mantiene un equilibrio sorprendente, dimostrando quanto il Nebbiolo sappia dialogare anche con piatti di apparente delicatezza.

Il momento centrale del pranzo arriva con gli agnolotti più buoni del mondo… quelli di Lidia al sugo d’arrosto, seguiti da un piccolo assaggio dei tradizionali plin al tovagliolo.

Qui entrano in scena tre cru storici, vini simbolo della cantina – Vigna La Rosa, Vigna La Delizia e Vigna La Villa – tutti dell’annata 2022. Vigna La Rosa conferma la sua fama di cru più prestigioso della casa: il sorso è ampio, armonico, con una profondità che si sposa perfettamente con la ricchezza del sugo d’arrosto. La Delizia è invece più verticale, con una tensione tannica che promette grande evoluzione e una firma aromatica con note mentolate (guai a dire balsamiche, si rischia l’ostracismo di Andrea Farinetti!). La Villa gioca su una struttura più serrata e su un frutto scuro che accompagna bene la pasta ripiena, amplificandone la complessità.


Con la guancia di vitello brasata di La Granda arriva anche l’unico abbinamento alla cieca della giornata. Dopo un susseguirsi di risposte e valutazioni dei presenti, Andrea Farinetti svela il “giochino”: nel bicchiere c’è il Barolo già degustato poche ore prima nelle cantine, ma senza etichetta, è il Renaissance 2022. Touché. Sorprendente: la percezione al naso e al palato, rispetto a poche ore prima, è diversa!
Il tannino si distende, le note mentolate emergono con maggiore chiarezza e il finale acquista una profondità quasi salina, con un leggero ammandorlato. È uno di quegli abbinamenti in cui piatto e vino sembrano crescere insieme, amplificandosi a vicenda.

Il pranzo si chiude con la golosità classica di casa Alciati: gelato al fiordilatte mantecato al momento con latte della vacca bianca piemontese dell’Alta Valle Stura. Ad accompagnarlo un Moscato d’Asti Moncucco 2012 – ben 14 anni di affinamento in bottiglia, uno smacco per chi sostiene che un vino dolce di pochi gradi non regga l’incedere del tempo – delicato, floreale, con note di fiori e frutta gialla, capace di chiudere il percorso con leggerezza, ma con grande persistenza aromatica.
Nel progetto Renaissance il vino diventa anche un modo per raccontare il territorio, una chiave per leggere il presente e immaginare il futuro di queste colline.
Ogni annata prova a fermare una parola che parla del nostro tempo. Per il 2022 quella parola è Tenacia.

L’ha riassunto bene Oscar Farinetti nella prefazione al volume di questa edizione: “Never ever give up: la tenacia vince sempre”. Una parola che nelle Langhe non ha bisogno di spiegazioni: basta guardare una vigna in inverno per capirla.
Info: www.fontanafredda.it
Paolo Alciati




