– Redazione Centrale TdG –
Dall’esordio dell’Asti Rosé alle grandi partnership con tennis, volley e ciclismo, le bollicine aromatiche piemontesi raccontano un territorio che guarda avanti senza perdere la propria identità

C’è un colore nuovo pronto a farsi spazio sulle tavole delle Feste. Tra le luci dell’albero, i piatti della tradizione e il rito del brindisi, il Natale 2026 porta con sé una novità destinata a incuriosire chi ama le bollicine: l’Asti Rosé. È il primo Natale della nuova tipologia rosata, entrata ufficialmente nel disciplinare di produzione lo scorso marzo. Un debutto che amplia la famiglia dei vini dell’Asti e aggiunge una sfumatura inedita a un nome da generazioni associato ai momenti di convivialità. Il rosa, però, è solo il primo elemento che salta agli occhi. Nel calice c’è soprattutto una nuova interpretazione di un patrimonio enologico profondamente piemontese, in cui la tradizione del Moscato Bianco incontra l’espressività del Brachetto.
Il risultato è uno spumante fresco e aromatico, capace di accompagnare occasioni diverse: non soltanto il brindisi di mezzanotte o il dolce che conclude il pranzo di Natale, ma anche l’aperitivo, un antipasto di pesce, una cena tra amici. È la possibilità di uscire dagli abbinamenti più prevedibili a raccontare il nuovo corso della denominazione, che valorizza la propria identità proponendo modi diversi di scoprirla.

Una novità in rosa, dall’aperitivo al dessert
L’Asti Rosé nasce dall’incontro di due uve aromatiche simbolo del Piemonte. Il disciplinare prevede una quota di Moscato Bianco compresa tra il 70% e il 90% e una di Brachetto tra il 10% e il 30%. Il primo apporta il caratteristico patrimonio aromatico e la freschezza che hanno reso celebre l’Asti; il secondo contribuisce al colore e arricchisce il profilo espressivo. Ne nasce un vino dal rosa tenue e brillante, con bollicine fini e persistenti e un bouquet giocato su note floreali, frutta fresca e delicati richiami alla salvia.
La vera novità, oltre alla veste cromatica, è la libertà di interpretazione: l’Asti Rosé può essere elaborato in differenti livelli di dolcezza, fino alle versioni extra brut. Significa che non esiste un unico abbinamento valido per tutti, ma un ventaglio di possibilità. Le interpretazioni più secche possono accompagnare tartine e finger food, salmone affumicato, crostacei e preparazioni leggere a base di pesce; quelle più morbide trovano un dialogo naturale con dessert alla frutta, pasticceria delicata e dolci ai piccoli frutti. A fare la differenza saranno sempre lo stile della singola etichetta, la struttura del piatto e l’equilibrio tra dolcezza, freschezza e sapidità.
Pensiamo al menu delle Feste. All’inizio, un calice rosé può portare freschezza a sfoglie salate, formaggi non troppo stagionati o assaggi di mare. Più avanti, una versione con maggiore morbidezza può valorizzare una crostata di frutti rossi. La versatilità non cancella la vocazione festiva dell’Asti: la allarga, trasformando il vino del brindisi in un possibile compagno di diversi momenti del pasto.

La tradizione delle Feste, con qualche abbinamento in più
Accanto al nuovo arrivato restano protagonisti l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti, due interpretazioni del Moscato Bianco accomunate da un’aromaticità inconfondibile, ma con personalità diverse. Nell’Asti Spumante è la vivacità delle bollicine a scandire l’assaggio, insieme ai profumi di fiori bianchi, pesca, albicocca e agrumi. Il Moscato d’Asti, che non è uno spumante, si distingue invece per la lieve effervescenza, il sorso delicato e una gradazione alcolica naturalmente contenuta, generalmente intorno al 5% vol.
Il legame con il Natale è immediato. Panettone e pandoro, torrone, pasticceria secca e torte alla frutta rimangono compagni ideali delle espressioni dolci della denominazione: l’intensità aromatica richiama i profumi dei lievitati e la freschezza rende il finale piacevole. Ma la tavola offre più strade di quante suggerisca l’abitudine. Il Moscato d’Asti può giocare sul contrasto con la sapidità di un formaggio erborinato o con preparazioni speziate; le versioni meno dolci dell’Asti Spumante si prestano a un aperitivo salato e a piatti delicati.

Aromaticità e leggerezza, un’identità contemporanea
Il tratto distintivo dell’Asti è prima di tutto nel vigneto. Il Moscato Bianco possiede un patrimonio di profumi che arriva al calice con grande immediatezza: glicine, tiglio, fiori d’arancio, pesca, albicocca, accenni agrumati e di erbe aromatiche. La lavorazione è orientata a preservare questa ricchezza, così come la freschezza dell’uva. Nelle tipologie in cui la fermentazione viene arrestata prima della completa trasformazione degli zuccheri, parte della dolcezza naturale si conserva e il tenore alcolico può mantenersi più contenuto. È una delle ragioni per cui il Moscato d’Asti e diverse espressioni dell’Asti Spumante offrono un’esperienza di degustazione differente rispetto ad altri vini da brindisi.

Aromaticità marcata e gradazioni spesso moderate interessano chi cerca vini dal carattere riconoscibile, senza necessariamente puntare sulla potenza. Naturalmente, i valori alcolici e il residuo zuccherino cambiano secondo la tipologia e lo stile produttivo: anche nell’Asti Rosé la scelta tra una versione dolce e una secca modifica il profilo del vino. Il filo comune è l’attenzione all’equilibrio e alla riconoscibilità del frutto.

Dal calice al paesaggio: le colline che danno origine all’Asti
Dietro questo patrimonio aromatico c’è un territorio ben definito. L’area della denominazione si estende in 51 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo, tra Langhe e Monferrato, dove il Moscato Bianco è parte integrante del paesaggio, dell’economia agricola e della cultura locale. Sono colline disegnate da filari, crinali, borghi e cascine, in cui la viticoltura non è soltanto una produzione, ma anche un modo di raccontare l’identità dei luoghi. Una parte di questi paesaggi vitivinicoli appartiene al sito UNESCO delle Langhe-Roero e del Monferrato.
È una relazione che si comprende particolarmente bene viaggiando. Una degustazione in cantina può diventare l’occasione per conoscere chi coltiva le vigne, scoprire le differenze tra un versante e l’altro, soffermarsi sulla cucina piemontese e sui prodotti che la compongono. Anche nei mesi più freddi, quando il ritmo delle colline cambia e il territorio si prepara alle Feste, il vino offre una chiave di lettura del paesaggio. Ogni bottiglia porta con sé un luogo d’origine; ogni brindisi, idealmente, ne restituisce un piccolo frammento.

Il territorio scende in campo: tennis, volley e ciclismo
A raccontare l’Asti al di fuori delle cantine e delle tavole contribuisce oggi anche lo sport, diventato uno dei linguaggi attraverso cui il Consorzio Asti Docg incontra pubblici nuovi. Il legame più noto è quello con le Nitto ATP Finals, il grande appuntamento che riunisce a Torino gli otto migliori singolaristi e le otto migliori coppie di doppio della stagione tennistica. Il Consorzio ha rinnovato la partnership fino al 2030 e si conferma Official Sparkling Wine del torneo, la cui edizione 2026 si tiene dal 15 al 22 novembre. Un palcoscenico internazionale che permette alle bollicine piemontesi di associare la propria immagine ai momenti di festa e ai successi dello sport, facendo dialogare la dimensione globale dell’evento con le sue radici territoriali.
Il tennis, del resto, è un fenomeno capace di raggiungere un pubblico sempre più vasto. Nel 2025 gli appassionati in Italia hanno toccato quota 19,8 milioni, il 23% in più rispetto al 2021, mentre la finale delle Nitto ATP Finals vinta da Jannik Sinner contro Carlos Alcaraz ha raccolto circa 6,7 milioni di spettatori complessivi nel Paese. Numeri che raccontano il potenziale di una partnership sportiva come occasione per far conoscere la denominazione anche a nuovi consumatori.

Per la stagione 2026/2027 il Consorzio ha inoltre scelto di affiancare la Reale Mutua Fenera Chieri ’76, formazione della pallavolo femminile impegnata in Serie A1 e in Coppa CEV. L’Asti Spumante accompagna la premiazione della miglior giocatrice delle partite casalinghe con una Magnum destinata all’MVP, mentre le etichette della denominazione trovano spazio sulle divise e nella comunicazione del club. È un incontro tra realtà piemontesi che condividono un forte legame con il territorio e un’idea di squadra fatta di impegno, lavoro collettivo e capacità di guardare oltre i propri confini.
L’autunno sportivo ha avuto infine una tappa sulle due ruote. L’8 ottobre le bollicine aromatiche piemontesi sono state Official Wine del Gran Piemonte, la storica corsa ciclistica giunta alla 110ª edizione. La gara ha preso il via da Asti e si è conclusa a Bra dopo 185 chilometri, attraversando anche alcuni dei paesaggi vitivinicoli riconosciuti dall’UNESCO. In questo caso il collegamento tra vino e sport si è fatto quasi geografico: il percorso dei corridori ha incrociato le colline e i luoghi da cui proviene la denominazione, trasformando una competizione in una vetrina del patrimonio paesaggistico piemontese.
