– Silvia Donatiello –

Quando si pensa alle Maldive, la mente corre subito alle spiagge bianche, alle lagune turchesi e ai bungalow sospesi sull’acqua

Eppure, basta entrare nella cucina di una famiglia maldiviana – o meglio ancora partecipare a una cooking class su un’isola abitata – per scoprire un’altra parte dell’arcipelago, forse meno fotografata ma altrettanto affascinante.

È quello che accade a Fiyavalhu Maldives, sull’isola locale di Mandhoo, nell’atollo di Ari Sud. Qui lo chef non si limita a preparare il pranzo: racconta la storia delle Maldive attraverso ingredienti semplici, gesti tramandati da generazioni e profumi che ricordano quanto questo Paese sia stato per secoli un crocevia di commerci tra India, Sri Lanka, mondo arabo e Africa orientale.
Il protagonista assoluto è il tonno. Non potrebbe essere altrimenti. La pesca rappresenta ancora oggi una delle attività più importanti dell’arcipelago e il tonno compare praticamente in ogni momento della giornata, dalla colazione alla cena.

Il primo piatto che impariamo a preparare è il Mashuni, probabilmente la ricetta più rappresentativa della cucina maldiviana. Tonno sminuzzato, cocco fresco appena grattugiato, cipolla, peperoncino locale, foglie di curry, curcuma e qualche goccia di lime vengono lavorati delicatamente con le mani fino a ottenere un composto fresco e profumato. Tradizionalmente viene servito con il roshi, un pane sottile simile alla chapati, e per molti maldiviani rappresenta la colazione quotidiana.
Colpisce la semplicità della preparazione. Nessun ingrediente vuole prevalere sugli altri: il cocco addolcisce il sapore deciso del tonno, il lime aggiunge freschezza, mentre il peperoncino regala quella nota vivace che accompagna gran parte della cucina dell’arcipelago.
Il secondo piatto cambia completamente registro. Il Mas Riha è un curry di tonno che racchiude tutta l’influenza delle rotte delle spezie che per secoli hanno attraversato l’Oceano Indiano. Nella pentola finiscono zenzero, aglio, cipolla, foglie di curry, cardamomo, cannella, anice stellato, chiodi di garofano, cumino, garam masala e latte di cocco. Il risultato è una salsa morbida, intensa ma sorprendentemente equilibrata, nella quale il tonno rimane il protagonista senza essere coperto dalle spezie.
Prepararlo insieme allo chef permette di capire un dettaglio che spesso sfugge quando si assaggiano questi piatti al ristorante: ogni famiglia possiede il proprio equilibrio di aromi. Le ricette esistono, certo, ma vengono continuamente adattate, proprio come accade nelle cucine delle nostre nonne.

L’ultima preparazione è forse la più immediata, ma non per questo la meno interessante. Il pesce di scoglio viene marinato con aglio, agrumi, olio, pepe e spezie leggere, quindi cotto sulla griglia. Pochi ingredienti e una regola semplice: il pesce deve rimanere protagonista. Del resto, quando arriva dal mare poche ore prima, non ha bisogno di grandi artifici.
Durante la lezione emerge un altro elemento fondamentale della cucina maldiviana: il cocco. Nulla viene sprecato. La polpa entra nelle insalate e nei curry, il latte arricchisce le salse, mentre l’olio continua a essere utilizzato in molte preparazioni tradizionali. È uno degli ingredienti che meglio raccontano il rapporto tra gli abitanti e il loro ambiente.
Alla fine, ci si ritrova seduti tutti intorno allo stesso tavolo, assaggiando i piatti appena preparati. È il momento in cui la cucina diventa davvero uno strumento per conoscere un Paese. Ogni ricetta racconta una storia fatta di mare, pesca, commercio e contaminazioni culturali. E si scopre che le Maldive non sono soltanto un luogo da contemplare, ma anche un arcipelago da ascoltare attraverso i suoi sapori.
Per chi visita le isole, partecipare a una cooking class rappresenta uno dei modi più piacevoli per avvicinarsi alla vita quotidiana della popolazione locale. Tra una foglia di curry, una grattugiata di cocco fresco e il profumo del tonno appena cucinato, il ricordo del viaggio assume un sapore completamente diverso.

Anche la scelta dell’alloggio contribuisce a rendere diversa questa esperienza. Fiyavalhu Maldives è un boutique resort di appena 44 ville distribuite su una parte dell’isola, dimensioni che permettono di vivere l’ambiente con calma e senza la sensazione di trovarsi in un grande complesso turistico. La particolarità, però, sta soprattutto nella sua posizione: basta percorrere pochi passi per ritrovarsi nel villaggio di Mandhoo, tra bambini che tornano da scuola, pescatori che rientrano al porto, le cooperative di donne che lavorano le foglie degli alberi di cocco e la quotidianità degli abitanti. Due mondi che convivono sulla stessa isola e che, invece di escludersi, si completano a vicenda.
Informazioni utili
Per raggiungere Mandhoo mi sono affidata a Eden Viaggi, che propone soggiorni al Fiyavalhu Maldives e organizza l’intero itinerario, compreso il trasferimento in idrovolante da Malé. Una soluzione pratica, soprattutto perché questo resort rappresenta un caso piuttosto raro alle Maldive: una struttura inserita in un’isola abitata, dove la vita del villaggio e quella del resort convivono nello stesso spazio.
Info: www.edenviaggi.it










