La rotta Brouwer per l’Australia. Sagna S.p.A. punta sui vini del Nuovissimo mondo
3 nuove aziende selezionate, in esclusiva, per il mercato italiano

Assieme alla Nuova Zelanda, l’Australia rientra tra i paesi più emergenti quando si parla di vino. Per tantissimi motivi: in prima istanza, funge da ottimo veicolo anche per il turismo, sia interno – di tipo dunque escursionistico – sia esterno, dall’Europa e paesi decisamente più vicini.
Ma soprattutto per gli aspetti orografici e i suoi climi, che favoriscono la coltivazione della vite. Lo avevano già capito a fine del settecento. Più precisamente nel 1778, anno in cui si registra l’arrivo della vite. Dopo un primo sviluppo, grazie ai primi enologi arrivati dalla Germania, la viticoltura subisce una battuta d’arresto per poi ripartire dalla metà del secolo scorso.

Il sesto paese più grande al mondo, con i suoi 8 milioni di chilometri quadrati, con i suoi Quasi 150mila gli ettari vitati è l’8° produttore di vino per volumi. C’è poi un prestigioso primato: la già grande presenza di piante pre-fillossera.
Nel 2009 è stata istituita la Barossa Old Vine Charter (BOVC), un progetto a salvaguardia dei vitigni e vigneti che attualmente sono catalogati così:
- BAROSSA OLD VINE (piante con età pari o superiore a 35 anni);
- BAROSSA SURVIVOR VINE (piante con età pari o superiore a 70 anni);
- BAROSSA CENTENARIAN VINE (piante con età pari superiore a 100 anni).
- BAROSSAANCESTORVINE (piante con età pari o superiore a 125 anni).
A fare da contraltare a questo importante patrimonio genetico c’è un grande spirito d’avanguardia, tantissime le sperimentazioni: su tutte c’è l’uso del tappo a vite – il 90% delle bottiglie australiane sono chiuse con lo screw cap.
Oggetto di interesse in questo approfondimento è l’ampia zona del sud-est del paese, in cui troviamo Adelaide Hills, Barossa Valley, Clare Valley e Yarra Valley, che si contraddistingue per il suo clima caldo e secco, le forti escursioni termiche e un’altimetria dei vigneti piuttosto elevata: 500 metri slm. Qui, le più coltivate sono il Sauvignon Blanc seguito dallo Chardonnay, il Pinot nero, la Shiraz (Syrah), Riesling, Grenache, Cabernet Sauvignon.
In Australia non esistono le DOP, ma un sistema di qualità delle uve e le GI, le Geographical Indication: ne esistono 64 dal 1998; è consentita l’irrigazione sebbene non siano molte le aziende che la pratichino. Stagioni inverse da quelle che conosciamo, in questo periodo è tempo di vendemmia!
ADELAIDE HILLS
Nei suoi 70 chilometri di vigneto, tra Mount Lofty Ranges a est di Adelaide, troviamo 2 sotto regioni: Lenswood e Piccadilly Valley. Le piante raggiungono fino ai 650 metri slm, si tratta di una zona collinare a 14 chilometri dalla costa del Golfo di St.Vincent, che beneficiano così di un clima mediterraneo.
BAROSSA VALLEY
Con i suoi 11654mila ettari di vigneto, è la zona più grande e tra le più note dell’Australia. Qui, alcune piante risalgono al 1840. L’altitudine dei vigneti si sviluppa dai 112 ai 597metri slm (53% <280 metri slm). Il clima è molto caldo e secco, la produzione si concentra in vini a base Chardonnay, Riesling e Sémillon ma anche Grenache e Mourvèdre. I suoli sono di matrice sabbioso e limosa, con strati di argille nere.
CLARE VALLEY
È un’area tra le più antiche d’Australia, le prime vinificazioni risalgono al 1850. I 40 chilometri di vigneti sono piantati a Riesling, Chardonnay, Grenache, Shiraz (Syrah) e Cabernet Sauvignon. Suoli molto drenanti e profondi, sono ricchi di sabbia e argilla (rosse, grigie e verdi), dopo i 90 cm si registra un’importante presenza di calcare.
YARRA VALLEY VICTORIA
Con i suoi 2500 ettari, è la prima regione vinicola della Victoria nonché la più antica dell’Australia, con i suoi 170 anni di storia. La prima vigna piantata risale al 1838.
Un’area ricca di microclimi, generalmente freschi: più freddi di Bordeaux, ma più caldi di Borgogna. L’altitudine dei vigneti va dai 50 ai 430 metri slm; le precipitazioni medie variano dai 750 e 950 mm annui. I suoli sabbiosi e argillosi, con marne rosse e un drenaggio naturale.
In questo contesto, Sagna S.p.A., storica azienda di importazione e distribuzione torinese, ha selezionato per il mercato italiano 3 diverse aziende in ossequio al percorso che contraddistingue l’azienda dal 1928: promuovere le migliori eccellenze del mondo enoico al settore dell’Ho.Re.Ca.

SAINT&SCHOLAR
Nella zona dell’Adelaide Hills, si tratta di un progetto giovanissimo (prima annata 2017), che propone vini appropriabili già nei primi anni dall’imbottigliamento. Si opta per la sola chiusura col tappo a vite. Il core della produzione è il Sauvignon Blanc, ma non mancano produzioni più contenute (3000 bottiglie) da singole vigne, come il fragrante Pinot nero. Di proprietà di Ed Peter, Dirk Wiedmann e Reid Bosward, l’azienda consta di 49 ettari di vigneti a corpo unico. I vini sono a firma di Stephen Dew (enologo che vanta un’esperienza presso il Domaine Prieure Roch).
KAESLER
La famiglia Kaesler è pioniera in Barossa Valley, l’impianto delle viti risale al 1893. Il Kaesler “Old Bastard” Barossa Shiraz è uno dei vini australiani più ricercati, le viti di 125 anni di età, pre-fillossera, rappresentano il fiore all’occhiello tra le produzioni della gamma Kaesler. Syrah dal grandissimo potenziale evolutivo. 28 ettari di vigneti su suoli sabbioso-limoso per circa 25 cm, più in profondità si trovano strati di argilla (40 cm) e calcare (90 cm). La presenza di umidità è ideale in questo clima caldo e secco. In vigna si pratica una “agricoltura rigenerativa”, che preserva il suolo e lo migliora. La presenza di carbonio organico è passata da 0,3% all’1,4% (l’obiettivo è rimuovere il carbonio dall’atmosfera per restituirlo al suolo). Anche qui, nel team aziendale troviamo l’enologo Stephen Dew Stephen Dew, che si cimenta in una bellissima espressione di Grenache: “The Fave”, dà il “the favourite”, il favorito, da uve piantate nel1930 e nel 2002 su suolo argilloso. L’approccio è borgognone, con fermentazione a grappolo intero e un affinamento in barrique di rovere francese.

STONEHORSE
Di fatto è una Business unit di Kaesler, ma siamo nella Clare Valley. I primi proprietari dei vigneti Kaesler, originari dello stato della Slesia, sono arrivati in zona Barossa Valley all’inizio degli anni ’40 dell’Ottocento, occupando nei decenni successivi 96 acri di terra.
Nel 1983 iniziano a piantare Shiraz, Grenache, Mourvedre. A lato della vite anche allevamenti equini e bovini. Da qui il nome “Stonehorse”. Quella adibita a scuderia oggi ospita locali di degustazione e vinificazione. L’impianto di nuove superfici vitate si è protratto più recentemente, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del 900. Ancora una volta, in cantina troviamo Stephen Dew (enologo anche del Domaine Prieure Roch) che si concentra su Syrah e Cabernet Sauvignon proponendone versioni eleganti e di buona struttura.

YARRA YERING
Una delle aziende più attenzione d’Australia, per la grandissima qualità dei vini, che nella Yarra Valley si producono dal 1800. Viticoltura poi interrottasi a causa delle crisi economiche e i conflitti mondiali. Poi ripresa grazie al Dott. Bailey Carrodus, che dopo le lauree in orticoltura ed enologia, si dedica alla ricerca* sulla fisiologia vegetale al Queens College, Università di Oxford nel 1965.
*Un college residenziale nel Queens, che tuttora porta il nome di “Carrodus Quad” in suo onore. Ebbene, è il 1969 quando ai piedi delle Warramate Hills Bailey trova il sito perfetto per piantare la vite. Pendii dolci, al riparo da gelate su terreni limosi con ghiaia ed una esposizione a sud /est. Si ispira al Bordeaux, nel1973 in quello chiamato “1° blocco di vigneto Yarra Yering” produce il Dry RedWine No.1 (Cabernet Sauvignon 60% Merlot 24% Malbec 11% Petit Verdot 5%). In seguito si guarda alla Borgogna, lo Chardonnay in purezza fermenta in botti di rovere francese (barrique da 228 L e 500 L, 25% nuove), la sua tensione minerale e la sua opulenza misurata avvolgono il palato, il gusto conquista per sapidità e persistenza.
Il protocollo produttivo prevede l’uso di raspi variabile, estrazioni delicate, macerazioni brevi e la malolattica in barrique francesi. In cantina c’è l’enologa Sarah Crowe (Australian Winemaker of the year nel 2017).
Redazione Centrale TdG




