
Le due serate presso la storica cantina Nals Margreid – le cui origini risalgono al 1764 (data ancora incisa sul pavimento dell’edificio storico) – dedicate all’approfondimento dei grandi bianchi di montagna, che si sono svolte il 7 e l’8 novembre 2025 in concomitanza con il Merano WineFestival, hanno rappresentato molto più di un semplice viaggio enologico: sono state un attraversamento del concetto stesso di terroir altoatesino, una riflessione articolata su come il tempo e la mano dell’uomo possano modellare la stessa identità di un vino senza snaturarne l’anima.
L’atmosfera nella sala degustazioni della cantina di Nalles appariva quasi sospesa, in attesa di conoscere in modo più approfondito il punto più alto della produzione di questa grande cantina. Il legno e l’acciaio della struttura trasmettevano la modernità e la trasparenza produttiva che da anni rappresentano la filosofia di Nals Margreid.

A guidare le due serate è stata Cristina Mercuri DipWSET, figura di spicco nel panorama della divulgazione enologica internazionale, insieme all’enologo Harald Schraffl, interprete tecnico e sensoriale di una produzione che negli ultimi anni ha guadagnato un profilo di grande coerenza e riconoscibilità.
Il primo incontro, il 7 novembre, è stato interamente dedicato alla verticale di sei annate del NAMA, vino che incarna la ricerca più profonda della cantina e la volontà di misurarsi con un concetto di “grande bianco italiano” capace di parlare il linguaggio dell’altitudine.


Nato come cuvée di Chardonnay, Pinot Bianco e Sauvignon Blanc, NAMA è oggi un 100% Chardonnay proveniente da un singolo vigneto di montagna. Questa scelta produttiva non ha significato chiudersi, ma concentrare l’espressività attraverso un’evoluzione stilistica lasciando che un solo vitigno, in un solo luogo, diventasse voce della complessità di un territorio intero.

Nel corso della serata sono state proposte sei annate – 2016, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022 – che hanno tracciato una sorta di biografia enologica del progetto.
- NAMA 2016: esordiva con una sorprendente eleganza ossidata, una tensione misurata che raccontava il peso del tempo senza perderne la forza. La bocca ampia, minerale e sottile al contempo, rivelava accenni di mandorla e fieno secco, con una venatura salina che allungava la chiusura.
- NAMA 2018: mostrava una maturità equilibrata. Al naso note di pesca bianca e camomilla seccata, al palato una struttura più ampia, quasi burrosa, ma sorretta da un’acidità viva che ne impediva ogni cedimento.
- NAMA 2019: incarnava la purezza assoluta dello Chardonnay di montagna. Freschezza, rigore e tensione acida si fondevano a una verticalità che sembrava provenire direttamente dalle rocce. Profumi di limone, fiori di campo e pietra scaldata dal sole. Un’annata di equilibrio quasi classico.
- NAMA 2020: l’annata dell’armonia. Profondo e luminoso, offerto in un profilo già maturo, ma privo di eccessi. La bocca setosa, di grande equilibrio, restituiva la sensazione di un vino consapevole della propria identità.
- NAMA 2021: sorprendente per tensione e nitidezza. Al naso emergono note di bergamotto, timo e gesso. La sensazione tattile è asciutta e cesellata, un filo conduttore che attraversa l’annata come lama di luce.
- NAMA 2022: il più vibrante, forse il più sincero nella sua giovinezza. Espressione di purezza tecnica e di concentrazione, raccontava i suoli calcarei con precisione quasi minerale. Il legno, utilizzato con misura, amplificava il timbro del frutto senza appesantirlo. Ricordava i migliori Chardonnay borgognoni, ma conservava una voce tutta alpina.
Le sei annate hanno raccontato un percorso coerente, segnato da una progressiva ricerca di profondità e verità territoriale. In ciascuna bottiglia si percepiva non solo una storia sensoriale, ma un dialogo continuo tra la montagna e la mano dell’uomo, tra controllo e libertà.
Il confronto mnemonico di questa serata ha confermato le sensazioni di mie precedenti degustazioni, svolte in anni passati: il fil rouge tutt’ora persistente nella mia memoria è dato da un leggero fumé, un leggero iodato e un’eleganza che, tutti insieme, non svaniscono con la maturazione e l’affinamento, ma consolidano la grandezza del prezioso vino nel calice. Anche in questo caso, la prova inconfutabile è che se il produttore dà valore al tempo, il tempo gli restituisce valore.
La seconda serata è stata, se possibile, ancora più articolata. Un confronto non solo fra annate e stili, ma fra due identità, due anime del bianco altoatesino: l’autenticità territoriale del Pinot Bianco Sirmian e la vocazione internazionale del Baron Salvadori Chardonnay Riserva.
Cristina Mercuri ha guidato una degustazione quasi didattica nella sua chiarezza: i vini confrontati in due linee parallele, il pubblico di giornalisti invitato a incrociare sguardi, aromi e riflessioni.
Il Sirmian, Pinot Bianco proveniente dai vigneti a 700 metri sul livello del mare, ha dimostrato come l’altitudine possa tradursi in tridimensionalità sensoriale. Ogni annata era un equilibrio fra tensione minerale e morbidezza fruttata.

- 2008: sorprendentemente vivo – parliamo di un vino di 17 anni – con un colore dorato e riflessi ambrati. Al naso miele di acacia e pietra focaia, al sorso note di nocciola e una vitalità acida ancora intatta.
- 2015: il più mediterraneo, con profumi di frutta matura e una bocca ampia, quasi vellutata. La progressione gustativa era di notevole complessità e mostrava la capacità di invecchiare in modo autorevole.
- 2018: ritornava la freschezza alpina, un’eleganza rigorosa giocata su agrumi e fiori bianchi.
- 2021: giovane e delicato, ma già centrato. Il finale salino e la limpida spinta acida lo rendevano vibrante e gastronomico.
- 2022: prometteva grande futuro. Più lineare e schietto, con aromi di mela verde e lime, e una trama gustativa cesellata dalla pietra.
Il Sirmian, nelle sue declinazioni, mi è apparso come l’espressione più sincera della filosofia di Nals Margreid: equilibrio, essenzialità, tensione.

Il Baron Salvadori, lo Chardonnay Riserva, proveniente dai vigneti di Magrè a 250 metri, ha rappresentato l’altra faccia della medaglia: calore, profondità, rotondità.
- 2011: un vino compiuto, dove il legno è ormai una trama setosa che incornicia aromi di frutta secca, cera d’api e spezie dolci.
- 2014: più severo, intenso, fresco di agrumi e pietra, con una bocca precisa e una freschezza quasi borgognona.
- 2016: annata di equilibrio assoluto, dove la forza del frutto e la precisione tecnica si incontrano.
- 2020: esprimeva struttura e densità, ma anche una tensione minerale che sorprendeva.
- 2023: giovane e scalpitante, con profumi di ananas, burro salato e mandorla fresca; finale salino, promettente e lungo.
Nel confronto diretto, Sirmian parlava la lingua delle vette, mentre Baron Salvadori il lessico della pianura illuminata dal sole. L’uno teso e luminoso, l’altro profondo e sensuale: due voci in contrappunto che raccontavano, insieme, l’identità della cantina.
La chiusura con NAMA 2022, già degustato in anteprima la sera precedente, ha avuto un valore simbolico: la sintesi tra le identità dei due vini precedenti. Qui convivevano precisione tecnica, freschezza alpina e respiro internazionale, come se le lezioni del passato trovassero compimento in un’unica interpretazione.

Durante le due serate è emersa con forza la coerenza progettuale di Nals Margreid. L’azienda non si limita a raccontare il territorio, ma lo interpreta con uno sguardo moderno e ambizioso, capace di conciliare l’eredità delle radici contadine con una visione globale racchiudendo la propria filosofia nella bottiglia. Le 138 famiglie conferitrici, i vigneti dislocati dai 200 ai 900 metri, la scelta di trattare le uve come frammenti di un mosaico alpino: tutto concorre a costruire una pluralità coerente, una voce unita pur nella diversità.
Nals Margreid, nelle parole di Gottfried Pollinger, ha dimostrato di credere in un’idea di vino che nasce dal tempo e lo accoglie invece di combatterlo. Ed è proprio questa consapevolezza di durata che ha reso speciali le Masterclass del 2025: un momento di autenticità in cui la degustazione si è trasformata in confronto.
Al termine della seconda Masterclass, la cantina ha ospitato l’appuntamento conviviale “Welcome to Nals Margreid – Nals Margreid’s Friends”. In una serata di dialogo e amicizia produttori come Donnafugata, Duemani, Berlucchi, Mazzei, Tenute Bosco, Monteverro, Masciarelli, Argiano e Tua Rita hanno condiviso vini, esperienze e racconti. Non una semplice cena, ma un incontro tra visioni, regioni e filosofie differenti: la dimostrazione che, al di là dei confini geografici, il vino può diventare un linguaggio comune.

Le due serate del 7 e 8 novembre 2025 hanno consacrato Nals Margreid come una delle realtà più coerenti e ambiziose del panorama enologico italiano non solo per la qualità dei vini, ma per la capacità di trasformare la degustazione in un’esperienza culturale e sensoriale.
La mia soddisfazione è per aver partecipato a un racconto liquido di territorio e tempo, un dialogo tra altitudini e generazioni, tra memoria e futuro: Nals Margreid, ancora una volta, ha dimostrato che la vera eleganza non è esibizione, ma profondità — e che il vino, quando nasce da una terra amata e da mani consapevoli, riesce a parlare una lingua universale.
L’ultimo importante traguardo per il Nama 2021 è stato l’inserimento tra i 10 migliori vini d’Italia selezionati da Bibenda Fondazione Italiana Sommelier, oltre ad aver ricevuto i Cinque Grappoli, insieme a Sirmian Pinot Bianco 2023, nella guida 2026. Il riconoscimento è stato conferito sabato 22 novembre a Roma, durante la tradizionale Cena di Gala al Rome Hotel Cavalieri.

“Siamo profondamente onorati di ricevere questo doppio riconoscimento da Bibenda. Ringrazio di cuore Franco Maria Ricci e tutte le commissioni della Fondazione Italiana Sommelier per l’attenzione, la stima e il lavoro prezioso che svolgono per la valorizzazione del vino italiano” dichiara Gottfried Pollinger, direttore commerciale di Nals Margreid. “Questo premio appartiene a tutto il nostro team e ai vignaioli, a chi lavora ogni giorno in vigna e in cantina e, in particolare, al nostro enologo Harald Schraffl; la sua intuizione e la sua visione hanno dato vita a un vino che oggi sta raccogliendo risultati straordinari e confermano una scelta sulla quale abbiamo creduto fin dall’inizio. Questo è un risultato che riconosce la visione produttiva della nostra realtà vitivinicola”.
- Via Heiligenberg 2 – Nalles (BZ)
- Tel. 0471 678 626
- www.nalsmargreid.com
Paolo Alciati




