
Nel tessuto produttivo torinese, dove la cultura del fare incontra una spiccata sensibilità per la qualità, il percorso di Costadoro si sviluppa come una lunga linea continua che attraversa epoche, stili di consumo e generazioni di appassionati. La torrefazione, nata quando la città era ancora sospesa tra atmosfere ottocentesche e i primi slanci verso la modernità industriale, oggi occupa un ruolo centrale nella scena italiana e internazionale del caffè di pregio. Un’evoluzione che ha mantenuto costante il filo rosso della cura artigianale, adattandolo ai linguaggi e alle tecnologie del presente.

Tutto comincia nel 1890, quando Emilio Oreste Beccuti apre in via Pietro Micca una torrefazione destinata a diventare un luogo d’incontro per i cultori della tazzina. Il marchio registrato poco dopo, “Miscela Costadoro o Miscela Costa d’Oro”, segna l’avvio simbolico di una storia che nel corso dei decenni si rinnoverà senza perdere riconoscibilità. A fine anni Settanta, la fusione tra la Torrefazione Beccuti e due produttori piemontesi — Fratelli Trombetta & C. e Caffè Abbo — dà vita a una nuova realtà strutturata, mentre gli anni Novanta portano con sé una trasformazione radicale: investimenti in impianti moderni, un’organizzazione più complessa e il trasferimento nello stabilimento di Lungo Dora Colletta, che ancora oggi rappresenta il cuore produttivo dell’azienda.


Con l’ingresso nel nuovo millennio prende forma la dimensione internazionale: sedi in Francia, Spagna e Regno Unito, partnership distributive negli Stati Uniti, in Russia e nel Sud-Est asiatico. Il marchio torinese si afferma così come riferimento per la torrefazione italiana d’eccellenza, capace di combinare sensibilità artigianale e know-how industriale. “Il nostro percorso è sempre stato guidato da un principio semplice ma essenziale: trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza memorabile” – sottolinea oggi Giulio Trombetta, presidente e amministratore delegato – “La nostra identità è rimasta intatta nonostante le trasformazioni del mercato. E proprio per questo siamo pronti ad affrontare nuove sfide: non è più sufficiente garantire un prodotto eccellente e formare baristi preparati; è necessario che anche il pubblico sviluppi consapevolezza e curiosità, così da riconoscere il valore reale del lavoro che si cela dietro ogni tazzina”.

Il 2025 rappresenta uno degli anni più dinamici nella storia recente dell’azienda. In ambito domestico arriva una nuova gamma retail pensata per moka e filtro: tre proposte 100% Arabica — Brasile Monorigine, RespecTo Bio e Decaff — rivolte a un consumatore che desidera replicare a casa una qualità professionale. Parallelamente, il settore vending accoglie una linea di miscele studiata per offrire, anche nei contesti lavorativi, uno standard più elevato. Break, Relax e Chill interpretano tre momenti e tre intensità diverse, mantenendo coerenza con gli standard qualitativi che hanno reso celebre il marchio.

L’impegno verso la diffusione della cultura del caffè si intensifica ulteriormente in vista delle sfide del 2026. Oggi, infatti, comprendere ciò che si beve non è un dettaglio secondario, ma un passaggio cruciale per distinguere un prodotto autenticamente curato da uno standardizzato. Origine dei chicchi, selezione, metodi di lavorazione, criteri qualitativi e differenze di prezzo sono elementi che costruiscono un consumatore più attento e responsabile.

È un terreno su cui Costadoro lavora da anni attraverso la sua Academy, uno spazio formativo all’avanguardia di oltre 300 metri quadrati, dotato di postazioni professionali, laboratori sensoriali e aree dedicate alle prove pratiche. Qui baristi, operatori del settore e appassionati partecipano a percorsi tecnici, seminari e momenti di approfondimento che hanno fatto della struttura un punto di riferimento riconosciuto dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano e dalla Specialty Coffee Association.

In parallelo, la sostenibilità guida una parte fondamentale della strategia aziendale. Costadoro pubblica annualmente un Report di Impatto che traccia in modo trasparente i progressi compiuti in materia ambientale, sociale ed economica. La certificazione B Corp, ottenuta nel 2023, formalizza l’impegno verso una filiera responsabile: dal controllo delle materie prime alla riduzione degli scarti, dalla gestione energetica al benessere dei lavoratori. “La responsabilità ambientale non è un elemento accessorio del nostro percorso, ma un principio che entra nelle scelte quotidiane, dentro e fuori dallo stabilimento” – osserva Carlotta Trombetta, responsabile Quality & Impact – “Ogni progetto che sviluppiamo mira a generare benefici concreti e misurabili per le persone e per il territorio, oltre che per l’azienda”. Tra le iniziative più innovative spicca C.ORTO, un progetto costruito in collaborazione con alcune laureate del Politecnico di Torino e con OrMe ETS, la rete di orti urbani della città metropolitana. L’iniziativa propone un modello circolare che dà nuova vita ai fondi di caffè e ai sacchi di juta, trasformandoli in risorse per l’agricoltura urbana. I fondi, ricchi di nutrienti, vengono utilizzati come fertilizzanti e componenti del compost, mentre la juta diventa materiale pacciamante capace di proteggere il terreno e migliorare la ritenzione idrica. Il trasporto, curato da cargo-bikers, aggiunge un ulteriore tassello di sostenibilità. I primi dati indicano che nell’arco di un anno sarà possibile recuperare più di 1.500 kg di fondi esausti e oltre 3.000 kg di juta, riducendo in modo significativo il ricorso allo smaltimento tradizionale.

Il tema della circolarità viene affrontato anche attraverso altri filoni di ricerca: dalla valorizzazione della cascara alla sperimentazione su nuovi impieghi della pellicola argentea del chicco, fino ai sistemi per recuperare il calore generato dalle tostatrici e impiegarlo per ridurre il consumo di gas in stabilimento. A ciò si aggiunge l’attenzione alla provenienza del caffè verde, con l’acquisto di Specialty Coffee che sostengono progetti sociali e ambientali in diversi Paesi: iniziative per la prevenzione sanitaria in Rwanda, programmi di empowerment femminile in El Salvador, attività per la tutela del patrimonio naturale in Guatemala, produzioni Slow Food in Honduras.



Guardando ai prossimi anni, Costadoro ha definito obiettivi ambiziosi: avanzare nel percorso verso la neutralità carbonica, ampliare i programmi formativi per i giovani professionisti del settore, intensificare le collaborazioni con scuole e università e sostenere iniziative rivolte alle persone con disabilità o impegnate nel contrasto alla violenza di genere. Una visione che intreccia radici solide e spirito di innovazione, convinta che la qualità del caffè non possa prescindere dal rispetto delle persone e dell’ambiente.

La storia di 135 anni della torrefazione torinese dimostra che la tradizione può diventare un motore di modernità: un patrimonio che si rinnova, si adatta, osserva i cambiamenti e continua a proporre un modo di vivere il caffè che racconta molto più di un semplice aroma. È un invito a guardare con occhi nuovi un rito quotidiano, trasformandolo in un gesto consapevole, culturale e sostenibile, fedele allo spirito che dal 1890 accompagna ogni tazzina firmata Costadoro.
Info: www.costadoro.it
Paolo Alciati
