È della cantina La Farra il progetto “Dialoghi a Col Brià”, per chi vuole capire davvero le colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG

C’è un modo di vivere un luogo che richiede lentezza, attenzione e ascolto. Le Colline del Conegliano Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio UNESCO dal 2019, offrono proprio questo a chi decide di scoprirle davvero. Un invito, dunque, a prenotare un fine settimana tra primavera e inizio estate, magari in occasione di uno degli appuntamenti di “Dialoghi a Col Brià”.
Giunto alla sua quarta edizione nel 2026, “Dialoghi a Col Brià” è un progetto culturale ideato e promosso dalla Cantina La Farra di Farra di Soligo (Treviso). Negli anni si è affermato come uno degli spazi di confronto più originali del Nord-Est, dedicato ai temi della poesia, del paesaggio e della comunità. Il tema scelto per quest’anno è “Tra bosco e non bosco“, tratto da un verso di Andrea Zanzotto, il poeta che più di ogni altro ha saputo incarnare l’anima di queste colline. Un’espressione che evoca l’idea di soglia, transizione, margine, passaggio, tra natura e cultura, memoria e futuro, radici e apertura al mondo.
Il format è improntato alla logica dell’interattività. Il pubblico partecipa, cammina, ascolta, dialoga. Ogni appuntamento è preceduto da una passeggiata guidata fino al Belvedere La Farra di Col Brià. La salita a piedi non è un preliminare: è parte integrante dell’esperienza, un gesto semplice e consapevole che introduce al paesaggio non come fondale ma come interlocutore.

Tre sabati di giugno, tre modi diversi di abitare lo stesso tema. Il 6 giugno si apre con un Poetry Slam: una sfida poetica aperta, dove poeti e poetesse di ogni provenienza si confrontano con il tema “Tra bosco e non bosco” in lingua italiana, dialetto o forme sperimentali ispirate a Zanzotto. Il pubblico è giudice e voce.
Il 13 giugno è la volta di un reading poetico e sonoro: le voci di Pierluigi Tomasi e Giacomo Gava danno corpo ai versi di Galateo in bosco, Meteo, La Beltà, Fosfeni, mentre Roberto Tombesi costruisce una partitura con strumenti etnici e antichi. Il paesaggio acustico diventa tutt’uno con quello visivo.
La chiusura, il 20 giugno, è affidata alla tavola rotonda partecipativa “Paesaggi in equilibrio: linguaggi, interazioni e sostenibilità”. Un dialogo senza cattedre tra Francesco Vallerani (Ca’ Foscari), Enrico De Mori (FAI), Miro Graziotin e Tommaso Antiga, moderato dalla giornalista Angela Pederiva. La parola circola, il confine tra palco e platea scompare.
IL TERRITORIO: UN WEEKEND TRA LE COLLINE DEL PROSECCO
Lo spirito di “Dialoghi a Col Brià” non si esaurisce nelle serate al Belvedere. L’evento nasce da un territorio che ha molto da raccontare, e lo racconta attraverso i suoi sentieri, le sue abbazie, i suoi borghi, le sue città. Scegliere di trascorrere un weekend tra queste colline significa lasciarsi guidare dalla stessa curiosità che attraversa il festival: la voglia di capire un luogo, non solo di vederlo.
L’Abbazia di Follina
Pochi chilometri separano La Farra da uno dei luoghi spirituali più belli del Veneto. Eretta nel XII secolo dai cistercensi sulle rive dell’antica Valmareno, l’Abbazia di Santa Maria di Follina è un gioiello di architettura romanico-gotica. Il chiostro duecentesco, una foresta pietrificata di capitelli fogliati, è tra le architetture medievali più suggestive del nord-est. Elevata a basilica minore nel 1921, è ancora oggi meta di pellegrini e visitatori da tutta Europa (aperta ogni giorno dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 14:30 alle 19:00).
La Gypsotheca Antonio Canova a Possagno
A meno di mezz’ora, Possagno custodisce l’eredità del più grande scultore neoclassico. La Gypsotheca, la più grande d’Europa, raccoglie i modelli originali in gesso da cui sono stati tradotti i marmi conservati nei musei di tutto il mondo. Il complesso si completa con la Casa natale di Canova e il celebre ampliamento progettato da Carlo Scarpa negli anni Cinquanta: un dialogo tra antico e moderno che vale il viaggio.
I Laghi di Revine e la Via dei Murales di Fratta
Nelle Colline del Prosecco, l’Anello dei Laghi di Revine è una delle passeggiate più belle del Veneto: 7 km attorno a due specchi d’acqua, in circa due ore, con viste sul Cansiglio, sul Col Visentin e sulle Prealpi. Il percorso si combina naturalmente con la Via dei Murales di Fratta di Tarzo, un itinerario artistico en plein air tra le frazioni.

L’Oasi Fontane Bianche
Nella zona golenale del Piave, a Nervesa, si estende una delle aree naturali più straordinarie dell’Alta Marca Trevigiana: 100 ettari di risorgive limpidissime, il cui nome “Fontane Bianche” rimanda alla costante trasparenza delle acque, con bosco golenale, sentieri didattici e una biodiversità rara. Un luogo di quiete e meraviglia, da attraversare lentamente.
Monte Cesen e Col Visentin
Due bastioni naturali che proteggono e determinano il microclima delle colline del Prosecco. Entrambi offrono un’ampia rete di sentieri per ogni livello, viste panoramiche che spaziano dalle Alpi alla laguna e, nelle giornate limpide, un senso di spazio che riporta al silenzio essenziale.
Conegliano e Vittorio Veneto e Asolo
I borghi del territorio offrono storia, arte e architettura di qualità. Conegliano, città natale di Giambattista Cima da Conegliano, conserva un centro medievale intatto, un castello che domina i vigneti e una pinacoteca civica che custodisce opere di grande valore. Vittorio Veneto porta nel nome la memoria di una guerra e raccoglie in sé due anime distinte, Serravalle e Ceneda, unite nel 1866: la prima conserva un centro storico di rara eleganza con il Museo della Battaglia, la seconda svela una stratificazione che chiede più di una sola visita.
A poca distanza, Asolo merita una sosta a sé. La città dei cento orizzonti, come la definì Giosuè Carducci, è uno dei borghi più belli d’Italia: un intreccio di vicoli, torri, portici e panorami mozzafiato sulle Prealpi Trevigiane. Qui vissero Eleonora Duse, Robert Browning e Caterina Cornaro, regina di Cipro che trasformò Asolo in una piccola corte rinascimentale. Passeggiare tra le sue calli, visitare il museo civico con i cimeli della Duse o semplicemente sedersi in piazza Brugnoli al tramonto è già, di per sé, un motivo per fermarsi.
Dietro “Dialoghi a Col Brià” c’è una famiglia, Adamaria, Innocente e Guido Nardi, che nel 1997 ha scelto di trasformare la tradizione viticola dei genitori in un progetto dalla forte identità. La Farra non è solo una delle realtà produttive più coerenti e radicate tra i quindici comuni della Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco: è un progetto culturale costruito nel tempo con la stessa cura e attenzione con cui si narra in vigneto stagione dopo stagione.
Con 25 ettari distribuiti tra Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Follina e San Pietro di Feletto, la cantina porta nel bicchiere l’identità stratificata di queste colline. Ma il prodotto è solo il punto di partenza. “Dialoghi a Col Brià” nasce dall’idea che uno spazio produttivo possa, e debba, essere anche uno spazio di comunità: un luogo dove l’incontro, la riflessione e la bellezza condivisa abbiano la stessa dignità della vendemmia.
È questa apertura la cifra più autentica dell’azienda. La Farra non si limita a produrre vino in un paesaggio straordinario: lo abita, lo interpreta, lo mette in dialogo con le voci di chi quel paesaggio lo ha cantato, studiato, vissuto. “Dialoghi a Col Brià” è la forma più visibile di questa restituzione, ma non è la sola. È, piuttosto, la sintesi più compiuta di ciò che La Farra ha scelto di essere: un’azienda vinicola che considera il territorio non uno sfondo, ma un interlocutore.
Redazione Centrale TdG
