
Arrivare a Sanremo significa sempre attraversare più livelli di memoria. Il Festival, certo, ma anche il mare d’inverno, il Casinò che osserva silenzioso il passaggio delle stagioni, le palme piegate dal tempo più che dalle mode. Sanremo è una città stratificata, mai lineare, che alterna slanci mondani e fasi più opache, entusiasmi collettivi e lunghe pause. Forse è proprio questa sua natura irrisolta a renderla interessante ancora oggi.

Capita che un soggiorno breve, quasi marginale nel calendario di un viaggio, diventi un’ottima lente d’osservazione. L’occasione è stata una serata promossa dall’ATL del Cuneese dedicata al tartufo nero: una sola notte, sufficiente però per cogliere atmosfere, dinamiche e capire se un luogo ha davvero qualcosa da raccontare.

L’Europa Palace Sanremo, l’Hotel 5 stelle che ha ospitato l’evento e chi scrive, si trova di fronte al Casinò, sul Lungomare Imperatrice, in una posizione che restituisce più di altre l’immagine della Sanremo storica. Non è una posizione neutra: qui passano la città elegante di fine Ottocento, quella cosmopolita del primo Novecento e anche la Sanremo più disillusa degli anni successivi. L’hotel nasce infatti alla fine del XIX secolo, quando l’arrivo della ferrovia – che correva proprio davanti all’edificio – trasformò la Riviera in una delle mete climatiche più ambite d’Europa. Allora si chiamava Hotel Europe et de la Paix e accoglieva aristocratici, viaggiatori internazionali, famiglie dell’alta borghesia che venivano qui per il clima, i giardini, la vita sociale.

Come molti grandi alberghi italiani, nel corso del Novecento ha attraversato stagioni alterne, cambiamenti, adattamenti, momenti di piena vitalità e fasi più silenziose, fino a perdere in parte quella centralità che lo aveva reso un indirizzo riconoscibile. La riapertura recente non è stata però una semplice operazione di restyling. Dietro c’è la famiglia Lagorio, imprenditori liguri legati al Ponente e protagonisti di diversi interventi di recupero sul territorio, che hanno scelto un approccio meno scontato: restituire all’Europa Palace un ruolo, prima ancora che una forma.

La sensazione, entrando, è che non si sia cercato di cancellare il passato per sostituirlo con un’estetica replicabile ovunque. L’intervento architettonico ha lavorato per sottrazione, rispettando le proporzioni originarie e restituendo luce a spazi che avevano bisogno di respirare di nuovo. L’edificio torna così a dialogare con la città, senza mimetismi ma anche senza strappi.
Gli interni seguono la stessa logica. Il progetto di design è controllato, mai compiaciuto. Materiali naturali, superfici che reagiscono alla luce mediterranea, arredi contemporanei scelti per durare nel tempo più che per colpire nell’immediato. Anche le opere d’arte presenti negli spazi comuni hanno un ruolo preciso: non decorano, ma accompagnano. L’ulivo rovesciato che domina il Rêve Bistrot, la scultura in facciata, alcuni interventi puntuali lungo i percorsi interni funzionano come segni distintivi, non come effetti speciali.
Il benessere trova spazio nella spa Anemoi, aperta anche agli ospiti esterni. Un ambiente raccolto, silenzioso, che invita davvero a rallentare. Sauna, hammam, piscina interna, trattamenti studiati con prodotti naturali: non un servizio accessorio, ma una parte integrante del soggiorno. A completamento dell’offerta wellness, una palestra attrezzata con macchinari moderni, funzionale e discreta, in linea con un’idea di benessere misurato.

L’hotel è attrezzato anche per accogliere incontri ed eventi, con spazi modulabili e una cucina capace di adattarsi a contesti diversi senza perdere qualità. Anche qui colpisce una certa coerenza di fondo: nulla sembra fuori scala, nulla appare costruito solo per riempire.

La camera diventa presto un punto fermo. Le settanta stanze dell’hotel puntano su un’idea di comfort sobrio, privo di ostentazioni. Testate in rovere, inserti in ceramica, luci calibrate per seguire il ritmo della giornata. Di notte, nonostante la posizione centrale, la città si attenua fino quasi a sparire. Al mattino, la luce entra con discrezione. È un risveglio che non chiede fretta, e questo, in un contesto urbano come Sanremo, non è scontato.

La colazione conferma questa impostazione. Nessuna rincorsa all’eccesso, nessuna abbondanza fine a sé stessa. Prodotti di alta qualità scelti con criterio, un servizio presente ma mai invadente. Un momento che contribuisce a dare misura al soggiorno più di quanto accada in molte strutture di pari categoria.

La cucina è uno degli elementi su cui l’Europa Palace ha deciso di investire con maggiore chiarezza. A guidarla è lo chef Alessandro Schiavon, che arriva a Sanremo con un percorso costruito nel tempo. Dalla trattoria di famiglia a Imperia alla formazione a Milano, il suo lavoro qui si muove lungo una linea riconoscibile: partire dalla cucina ligure senza trasformarla in una cartolina. Nei piatti c’è tecnica, ma anche rispetto per la materia prima e una certa sobrietà di fondo che evita forzature.
Il Rêve Bistrot è il fulcro di questa proposta. Aperto alla città, frequentato anche da chi non soggiorna in hotel, riesce a mantenere un equilibrio non facile. La cucina è costruita su ingredienti chiari, stagionali, con una mano che accompagna più che stupire. Le serate jazz, gli appuntamenti tematici, la musica dal vivo contribuiscono a farne un luogo vissuto, attraversato, lontano dall’idea di ristorante d’albergo autoreferenziale.

Lo standing dinner legato all’evento sul tartufo nero si è svolto invece al The RUFtop, al sesto piano. Di notte, da qui, lo sguardo scorre oltre le luci della città, lungo il profilo scuro del mare, verso un orizzonte che idealmente continua fino alla Francia, anche se non la si vede. Una brezza leggera, carica di salsedine, che arrivava dal mare ha accompagnato la serata senza mai imporsi. Un dettaglio minimo, ma sufficiente a rendere l’atmosfera meno costruita, più vera.
Nei mesi più miti, la terrazza diventa un luogo naturale per cene al tramonto, crudi di mare e bollicine. In inverno cambia funzione, accoglie brunch e momenti più informali, senza perdere coerenza. Anche qui, tutto sembra pensato per assecondare il contesto, non per dominarlo.

Lasciando l’Europa Palace dopo una sola notte, resta una percezione chiara. Non quella di un hotel che vuole impressionare, ma di un luogo che ha deciso di prendersi il suo tempo. In una città come Sanremo, sospesa tra memoria e rilancio, è una scelta che pesa più di molte dichiarazioni. E forse è proprio questo il merito più evidente dell’Europa Palace: essere tornato a far parte del racconto della città, senza alzare la voce.
EUROPA PALACE SANREMO
- Lungomare Imperatrice, 75 – Sanremo
- Tel. +39 0184 715000 –
- www.europapalacesanremo.com
- @europapalacesanremo
- @revebistrotsanremo
Paolo Alciati


