– Redazione Centrale Tdg –
I Colli di Conegliano sono più di una semplice denominazione: sono la memoria vitivinicola più antica di questo territorio, sono l’anima bianca, rossa e passita di Conegliano, quella che esisteva prima delle bollicine.

Il Consorzio Volontario per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini DOCG Colli di Conegliano è l’ente che tutela, promuove e valorizza una delle denominazioni più storiche e identitarie del Veneto del vino. Costituito ai sensi dell’articolo 41 della legge 12 dicembre 2016, n. 238 e del DM 18 luglio 2018, nel 2025 ha ottenuto il formale riconoscimento istituzionale, che gli affida funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza e informazione del consumatore nei confronti di tutti i soggetti della filiera, anche non associati al Consorzio (le cosiddette funzioni “erga omnes”).
Con 24 soci e una struttura agile, il Consorzio è una realtà a misura d’uomo, profondamente radicata nel tessuto locale e custode di produzioni che non hanno paragoni nel panorama vitivinicolo italiano. Opera in un territorio che condivide con le colline del Conegliano Valdobbiadene il riconoscimento di paesaggio Patrimonio dell’Umanità UNESCO, un contesto fatto di borghi storici, percorsi naturalistici e un’ospitalità diffusa che offre tutte le condizioni per un’esperienza turistica autentica, capace di affiancarsi alla qualità enologica. In questo scenario, il Consorzio rappresenta una realtà volutamente piccola all’interno di una regione, il Veneto, dove operano alcune delle più grandi e importanti denominazioni vitivinicole d’Italia: una micro-nicchia che esprime un valore distintivo in termini di diversificazione, legame con il territorio e continuità con la storia di queste colline.
La Principessa Isabella Collalto de Croÿ è la Presidente in carica del Consorzio Vini Colli di Conegliano DOCG dal dicembre 2025. La sua nomina rappresenta una svolta nella storia dell’ente: una guida che coniuga il profondo radicamento nel territorio con una visione strategica orientata al futuro.
“Ricoprire il ruolo da Presidente di questo Consorzio è un incarico che sento prima di tutto come un dovere verso un territorio straordinario, verso le famiglie che da generazioni coltivano queste colline e verso coloro che hanno creduto, negli anni, nel valore dei Colli di Conegliano. Il senso della nostra esistenza non si misura nella quantità, ma nella qualità della nostra funzione. Esiste un’altra Italia del vino, fatta di denominazioni piccole, spesso collinari, talvolta fragili nei numeri ma straordinariamente forti nei contenuti. I Colli di Conegliano appartengono a questa seconda categoria: non quella della dimensione, ma quella dell’identità”.
Principessa Isabella Collalto de Croÿ
La nuova presidenza ha avviato una fase di rilancio della denominazione, definita dalla stessa Presidente il “re-going” dei Colli di Conegliano, incentrata su cinque direttrici strategiche:
- il rafforzamento dell’identità e della notorietà della DOCG;
- la valorizzazione del territorio come sistema integrato tra vino, turismo, paesaggio e cultura;
- la creazione di opportunità per le nuove generazioni;
- la capacità di fare sistema con le denominazioni vicine, a partire dal mondo del Prosecco;
- la partecipazione attiva alle principali fiere nazionali e internazionali, a partire da Vinitaly.
Nella visione della nuova presidenza, la missione del Consorzio non è competere con le grandi denominazioni sul terreno della quantità o della forza commerciale, ma affermarsi come custode di un’identità che non può e non deve omologarsi: quella di un paesaggio agricolo unico, di una viticoltura che nasce da una relazione autentica tra uomo e collina e di vini la cui forza risiede nella diversità.
Questa dimensione non è interpretata come un limite, ma come una responsabilità e allo stesso tempo come una leva strategica. In un contesto segnato dalla crescente standardizzazione dell’offerta enologica, la capacità di esprimere autenticità e raccontare storie non replicabili diventa un vero vantaggio competitivo. In questa prospettiva, il Consorzio si propone come parte complementare, e non residuale, del sistema vitivinicolo veneto.
Coerentemente con questa visione, la strategia non punta alla contrapposizione, ma alla complementarità. L’obiettivo è fare sistema con il mondo del Prosecco e presentarsi come un territorio unitario, con un’immagine coerente e completa. Un territorio capace di offrire la freschezza di una bollicina e la profondità di un rosso strutturato, la leggerezza di un aperitivo e la complessità di un passito, riesce infatti a rispondere a un’ampia gamma di aspettative, sia del consumatore sia del turista.
In questa logica si inserisce anche il posizionamento turistico della denominazione. Il visitatore che arriva per conoscere un grande vino già affermato deve poter ripartire con la consapevolezza di aver scoperto qualcosa di diverso, forse meno noto ma non meno straordinario. I Colli di Conegliano puntano così a diventare una scoperta inattesa che lascia il segno, intercettando un turismo esperienziale, curioso e consapevole, oggi in forte crescita.
Nell’anno in cui Conegliano è Città Italiana del Vino 2026, il Consorzio intende essere parte attiva e riconoscibile di questo racconto, contribuendo a darne maggiore profondità. L’obiettivo è portare al centro dell’attenzione l’identità dei vitigni autoctoni, il patrimonio degli Incroci Manzoni, i vini di collina e le produzioni uniche come il Refrontolo e il Torchiato di Fregona.
Questo percorso prende forma nel “re-going” dei Colli di Conegliano: un rilancio consapevole che parte dalle radici per costruire il futuro. Un progetto di territorio che coinvolge aziende, istituzioni locali, sistema bancario e operatori turistici, con la convinzione che solo attraverso un impegno condiviso sia possibile valorizzare pienamente questa eccellenza e consolidarne uno sviluppo sostenibile, umano e contemporaneo.
La viticoltura nelle colline di Conegliano affonda le sue radici nell’epoca veneziana: già nel XV secolo i vini bianchi e rossi di queste colline erano riconosciuti, apprezzati e ricercati per l’esportazione. La Serenissima li annoverava tra i vini di qualità superiore, destinati alle tavole dei nobili e al commercio con i mercati più esigenti d’Europa.
Il primo disciplinare della denominazione nasce nel 1993, dalla volontà di alcuni viticoltori che intuirono l’importanza di regolamentare la produzione per tutelarne l’unicità, in un momento storico in cui il vino smetteva di essere semplice alimento per diventare prodotto di qualità da valorizzare. Questo territorio ospita inoltre la storica Scuola Enologica di Conegliano, erede della pionieristica Stazione Sperimentale di Conegliano, tra le più antiche d’Italia, che ha formato generazioni di enologi e dato origine a varietà uniche come gli Incroci Manzoni.
Le tappe fondamentali
- XV secolo: i vini delle colline di Conegliano sono citati e ricercati dalla Repubblica di Venezia per l’esportazione.
- 1876 circa: nasce la Stazione Sperimentale, poi Scuola Enologica di Conegliano, tra le più antiche d’Italia.
- Tra il 1930 e il 1960: il Professor Luigi Manzoni sviluppa gli Incroci Manzoni presso la Scuola Enologica.
- 1993: nasce il primo disciplinare DOC Colli di Conegliano.
- 1998: viene fondato il Consorzio Tutela Colli di Conegliano.
- Settembre 2011: la denominazione viene elevata a DOCG, il massimo riconoscimento qualitativo italiano, poco dopo che nella zona un’altra importante denominazione aveva ottenuto lo stesso status.
- 2025: il Consorzio ottiene il riconoscimento istituzionale ai sensi della legge 238/2016, con l’attribuzione delle funzioni erga omnes.
- Dicembre 2025: Isabella Collalto de Croÿ viene nominata Presidente del Consorzio.
I vini della DOCG Colli di Conegliano
La DOCG Colli di Conegliano comprende quattro grandi tipologie, che rappresentano l’anima bianca, rossa e passita di un territorio che ha costruito la propria identità enologica secoli prima dell’arrivo delle bollicine.
Colli di Conegliano Bianco DOCG
Uvaggio: Incrocio Manzoni 6.0.13, Pinot Bianco, Chardonnay, con facoltativa aggiunta di Sauvignon e Riesling.
Profilo organolettico: bianco di grande struttura ed eleganza. Profumi floreali e fruttati, sorso sapido e di lunga persistenza. Considerato dalle principali guide, tra cui Gambero Rosso e Slow Wine, uno dei bianchi da invecchiamento più sorprendenti del Veneto.
Colli di Conegliano Rosso DOCG (anche Riserva)
Uvaggio: Cabernet Sauvignon, Merlot (massimo 40%), Cabernet Franc, Marzemino, con facoltativo Incrocio Manzoni 2.15.
Profilo organolettico: rosso strutturato e austero, che richiede almeno 24 mesi di affinamento, 36 per la Riserva, di cui 6 in botte. Aromi di piccoli frutti rossi, spezie e liquirizia. Un taglio bordolese alla trevigiana di straordinaria longevità, con punteggi costanti di 90 punti e oltre sulle principali guide.
Refrontolo Passito DOCG
Le prime tracce documentate risalgono al XV secolo: i nobili veneziani, tra cui la potente famiglia Tiepolo, ordinavano e citavano nei loro registri questi vini pregiati a base di Marzemino, provenienti dalle colline trevigiane.
«Leporello, versa il vino! L’eccellente Marzemino!» esclama Don Giovanni nel secondo atto dell’opera di Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte (1787).
Il punto più alto della celebrità del Refrontolo coincide con la prima del Don Giovanni di Mozart nel 1787. Il librettista Lorenzo Da Ponte, originario di Ceneda, oggi Vittorio Veneto, a pochi chilometri da Refrontolo, inserì nell’opera un esplicito omaggio al vino della sua terra natale, consegnandolo per sempre alla storia della cultura europea.
Uvaggio: Marzemino in appassimento, prodotto nei comuni di Refrontolo e limitrofi.
Profilo organolettico: in versione secca è un rosso morbido e vivace, che assume note speziate con l’invecchiamento. In versione passito è un vino rosso dolce, vellutato e avvolgente, con intensi profumi di frutta matura e confettura.
Torchiato di Fregona DOCG
La tradizione narra che attorno al 1600, a Fregona, un autunno gelido e piovoso impedisse la corretta maturazione delle uve. Un contadino, per non perdere il raccolto, appese i grappoli alle travi del granaio sperando che maturassero al coperto. Durante l’inverno l’uva si disidratò e, a primavera, l’agricoltore pressò gli acini avvizziti con un vecchio torchio manuale, da cui il nome “Torchiato”. Il mosto denso diede vita a un nettare dolce, dorato e sorprendentemente alcolico.
Per secoli il Torchiato è rimasto il vino della festa: non veniva venduto ma custodito gelosamente in casa, stappato esclusivamente per celebrare una nascita, accogliere il medico del paese o come ricostituente naturale. Oggi i produttori della zona di Fregona, Sarmede e Cappella Maggiore hanno creato una cantina sociale dedicata all’appassimento collettivo protetto, preservando questo rito comunitario e garantendo la massima qualità.
Uvaggio: Glera (minimo 30%), Verdiso (minimo 20%), Boschera (minimo 25%).
Profilo organolettico: gioiello assoluto dell’enologia italiana. Le uve vengono appassite fino alla primavera successiva e torchiate in piccole botti di legno, dove il mosto fermenta lentamente fino all’estate. Ne deriva un passito dorato, dolce e complesso, con sentori di miele, frutta secca e vaniglia, insignito di Tre Bicchieri da Gambero Rosso e Quattro Viti da AIS.
Gli Incroci Manzoni: un patrimonio unico
Gli Incroci Manzoni sono varietà viticole nate a Conegliano, frutto del lavoro pionieristico del Professor Luigi Manzoni presso la Scuola Enologica nella prima metà del Novecento. Non si tratta di semplici varietà tecniche: sono una testimonianza concreta di come questo territorio abbia saputo essere, nel tempo, laboratorio di qualità e di sperimentazione.
All’interno della DOCG Colli di Conegliano, queste uve trovano già oggi una collocazione importante negli uvaggi, contribuendo alla complessità, all’equilibrio e all’identità dei vini della denominazione. Il Manzoni Bianco 6.0.13, incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco, è componente fondamentale del Colli di Conegliano Bianco DOCG, al quale conferisce struttura, sapidità e longevità. Il Manzoni rosso 2.15, incrocio tra Cabernet Sauvignon e la Glera, è presente facoltativamente nel Colli di Conegliano Rosso DOCG, al quale contribuisce morbidezza e complessità aromatica.
Il Consorzio Vini Colli di Conegliano DOCG in sintesi
- Denominazione: DOCG Colli di Conegliano
- Sede legale: Viale XXVIII Aprile 22, Conegliano (TV)
- Anno di fondazione: 1998
- Primo disciplinare (DOC): 1993
- Riconoscimento DOCG: settembre 2011
- Riconoscimento istituzionale: 2025, funzioni “erga omnes” ai sensi della legge 238/2016 e del DM 18 luglio 2018
- Numero di soci: 24 aziende produttrici
- Comuni della zona tipica: 19 comuni collinari della provincia di Treviso
- Superficie vitata: poche decine di ettari, una micro-nicchia d’eccellenza
- Contatti: sede legale del consorzio: Viale XXVIII Aprile 22, Conegliano, (presso il Campus Cerletti).
- Sede operativa presso Azienda Agricola Conte Collalto di Isabella Collalto, via XXIV Maggio, 1 Susegana. Cell 3475813875 mail: info@colliconegliano.it
Organigramma
- Presidente: Isabella Collalto de Croÿ
- Vicepresidenti: Nicola Ragazzo e Alessandro Salatin
- Membri del Consiglio di Amministrazione: Sante Toffoli, Sabina Zago, Elisa Piazza, Alessandro De Stefani, Alessio Dell’Antonia, Marco Lucchetta, Marco Moret, Federico Dal Bianco
- Segretario: Andrea Affili
Il Consiglio di Amministrazione è composto da rappresentanti eletti delle cantine e dei viticoltori che operano nei 19 comuni della zona tipica collinare.
