
Venticinque anni non sono solo una ricorrenza da celebrare, ma un buon momento per fermarsi, guardarsi intorno e decidere se la strada imboccata è ancora quella giusta. Amici Miei, storica pizzeria torinese di corso Vittorio Emanuele II, sceglie di festeggiare questo traguardo con un rinnovamento che riguarda il modo di raccontarsi e di accogliere le persone, senza però toccare ciò che per il locale è sempre stato centrale e non negoziabile: la pizza.

Dal 15 gennaio il locale si presenta con un nuovo look e un linguaggio visivo rinnovato. Non un semplice restyling, ma un cambio di passo che coinvolge spazi, segni e atmosfere. I muri parlano, a volte si prendono in giro, a volte sembrano contraddirsi. Le scritte compaiono dove meno te le aspetti, le tovagliette diventano parte del racconto, utilizzate come superfici narrative, l’immaginario si muove e si trasforma seguendo il ritmo delle stagioni. È un locale che non resta fermo, che accetta l’idea di potersi rimettere in discussione, anche visivamente, trasformando lo spazio in un’esperienza che accompagna chi entra senza mai sovrastarlo. Amici Miei diventa così un luogo che dialoga con chi entra, senza mai perdere la propria riconoscibilità.

L’ironia, dichiarata fin dal nome preso in prestito dal celebre film, è la chiave di lettura di questo nuovo corso. Un’ironia mai fine a sé stessa, ma usata come strumento per raccontare un modo di stare al mondo che appartiene da sempre ad Amici Miei e al suo fondatore, Marco Bonomi.

Ingegnere di formazione, Bonomi apre il locale nell’autunno del 2000, quando a Torino la pizza è ancora considerata soprattutto un pasto veloce, poco incline alla ricerca. Qui, invece, viene trattata fin dall’inizio come un progetto vero e proprio: materie prime selezionate, metodo preciso, impasti curati e cotture controllate, con l’idea che anche un piatto popolare possa aspirare a un livello di qualità alto senza perdere la propria identità e la sua dimensione conviviale.
In questo percorso Amici Miei è stata anche tra le prime pizzerie cittadine a investire seriamente sulla pizza senza glutine, in un periodo in cui il tema era ancora marginale. Nessuna alternativa di serie B, allora come oggi: stessa attenzione, stessa dignità, stesso obiettivo di qualità. Una scelta coerente che nel tempo ha costruito un rapporto di fiducia con una clientela ampia e trasversale.
Il rinnovamento nasce da un lavoro condiviso. Accanto a Marco Bonomi ci sono Marco Rubiola, che ha curato l’identità visiva e narrativa del brand, l’architetto Stefano Cerruti di Bottega Studio Architetti, responsabile della ridefinizione degli interni, e Giorgia Zerboni, che segue la comunicazione e le relazioni con i media. Un gruppo di professionisti chiamato a tradurre nello spazio e nel linguaggio un’idea che negli anni si è evoluta senza perdere coerenza.
“Festeggiare 25 anni significa fermarsi un momento e guardare a quello che si è costruito, ma anche trovare il coraggio di rimettersi in gioco” – racconta Bonomi – “Abbiamo scelto di rinnovare il modo di raccontarci e di accogliere le persone, continuando a fare quello che sappiamo fare meglio: una pizza curata, pensata e condivisa”.

Anche il menù accompagna questa evoluzione, mantenendo una proposta ampia e riconoscibile. Accanto alle pizze trovano spazio sfizi da condividere, antipasti di mare e di terra, primi piatti che affiancano preparazioni classiche a piatti dal linguaggio più attuale, secondi, insalate e una sezione di dolci legata alla pasticceria tradizionale, con zeppole e “babbà”, tipici della pasticceria napoletana, in primo piano e una particolare attenzione alle opzioni senza glutine.
C’è poi una pagina del menù che gioca apertamente con i codici della contemporaneità gastronomica. È quella dedicata alle “pizze contemporanee”, una presa in giro dichiarata dei nomi altisonanti e degli ingredienti improbabili che spesso affollano le carte dei ristoranti.
Compaiono così pizze come la “Disagio e funghi”, descritta come una pizza che sa di autunno e crisi esistenziale, con scaglie di pecorino di Amsterdam e olio al tartufo grigio, o la “Ansia e burrata”, elegante, un po’ francese e molto Instagram, con crema di pomodorini azzurri, burrata newyorkese anti riflesso e riduzione di influencer. Ingredienti volutamente inesistenti e descrizioni surreali. Il resto è da scoprire direttamente al tavolo. Una provocazione ironica che si chiude con una regola chiara: queste pizze si ordinano solo fuori stagione, su ordinazione tramite Spid e fino a esaurimento del pizzaiolo.

Un modo per ribadire che Amici Miei non ha mai seguito le modalità, preferendo osservarle, smontarle e, quando serve, prenderle un po’ in giro. Dopo 25 anni, il locale non guarda indietro con nostalgia, ma avanti, con la stessa serietà di sempre su ciò che conta davvero. La pizza.
Tutto il resto è contorno, racconto, atmosfera, relazione. E, soprattutto, amicizia.
- Corso Vittorio Emanuele II 94/A, Torino
- Tel: 011 506 9961
- www.amicimieitorino.com
Paolo Alciati & Enza D’Amato






