
Tre distinti vigneti con fisionomie precise e ben riconoscibili, due diverse zone d’origine dalla lunga tradizione enologica, un’unica missione: permettere alla terra, e quindi al vino, di esprimere con chiarezza la propria identità. In una splendida regione di confine, dal carattere austero seppur gioviale, da trent’anni l’azienda vitivinicola i Clivi produce vini classicamente friulani, capaci di rispecchiare i tratti peculiari di un’area vitivinicola unica.

Eleganti e complesse sotto il profilo aromatico, moderatamente alcoliche e straordinariamente longeve, le bottiglie firmate da Mario Zanusso, oggi al timone dell’azienda che avviò nel 1997 insieme al padre Ferdinando, si distinguono per uno stile che punta all’essenziale e al massimo rispetto delle uve di partenza.
Fin dal principio le coordinate produttive delle etichette più iconiche sono rimaste le stesse: vigne vecchie con oltre settant’anni di età, agricoltura biologica e vitigni autoctoni portano a vini dal profilo purissimo e dal gusto estremamente contemporaneo, apprezzati in Italia e all’estero.

A cavallo tra il Collio e i Colli Orientali
Distanti pochi chilometri l’uno dall’altro, ma compresi in due diverse province e zone a denominazione di origine, gli storici vigneti aziendali Galea e Brazan affondano le lunghe radici nella ponca friulana, una marna di origine eocenica formatasi nel corso di millenni a seguito del ritrarsi del mar Adriatico e del sollevamento dei fondali. Gli strati di argille e calcare che compongono il terreno collinare, ricchissimi di sali minerali e microelementi organici, sono una miniera naturale da cui le vecchie viti assorbono i propri nutrienti, trasferendo alle uve grande complessità aromatica e sapidità, che ritornano come note distintive in tutti i vini de i Clivi.
Se il suolo è lo stesso, a differenziare le due vigne sono il microclima e i venti che, scendendo dalle Prealpi Giulie, lambiscono le colline di Gramogliano a Corno di Rosazzo (Udine) e, giungendo dal mare, si infrangono sul monte Quarin a Brazzano di Cormons (Gorizia). Così, mentre i sei ettari del vigneto Galea si estendono su un’area più asciutta e soleggiata, i due del vigneto Brazan si trovano in una zona più fresca e umida, con maggiore escursione termica. A raccontare in modo impeccabile questa diversità climatica è il Friulano, protagonista dei due cru aziendali Clivi Galea e Clivi Brazan: se nel primo caso sviluppa sfumature di pietra focaia, mandorle e miele, nel secondo libera note idrocarburiche e marine accanto a quelle di anice e pompelmo rosa.
In questi due appezzamenti trovano spazio anche la Ribolla, la Malvasia Istriana e il Verduzzo, a testimonianza della vocazione principalmente bianchista di una cantina che, anche per queste varietà tutte autoctone, ha sempre puntato a esaltarne la fragranza e l’identità aromatica.
Da i Clivi a i Klivi: la nuova linea da vitigni internazionali
Un nuovo capitolo del percorso de i Clivi è iniziato più recentemente a Craoretto di Prepotto, nei Colli Orientali del Friuli, dove l’azienda ha acquistato quattro ettari di vigneto posti a 300 metri di altitudine e confinanti con il Bosco Romagno, un grande parco naturale che è un vero e proprio polmone verde del Friuli Venezia Giulia.

In questo appezzamento, accanto allo Schioppettino, vitigno e vino di terroir per eccellenza, ha trovato casa il progetto “i Klivi”, nato qualche anno fa dal desiderio di esplorare alcuni vitigni internazionali attraverso un approccio agricolo ed enologico fondato sul luogo, la misura e la precisione.

Nel vigneto, ribattezzato Kraoretto, si trovano viti vecchie di Sauvignon Blanc, Merlot e Cabernet Franc, che favoriscono in modo naturale equilibrio, basse rese e profondità espressiva.
Una gita tra storia, natura e gusto in una terra di confine
I vigneti Brazan, Galea e Kraoretto costituiscono tre tappe ideali per un breve ma affascinante percorso in Friuli, capace di restituire nei panorami, nelle tradizioni e nel calice l’identità caleidoscopica di una terra di frontiera. Ci troviamo, infatti, vicinissimi al confine tra Italia e Slovenia, in zone che sono state oggetto di molteplici cambiamenti nel corso della storia. Più volte unificate e divise, queste terre rimangono accumunate dal particolare tipo di suoli che possiedono e dall’alta qualità dei vini che riescono a generare.
Non è un caso se proprio in quest’area, riunita per la prima volta da Maria Teresa d’Austria, nacque nel 1787 quella che ancora oggi è considerata la più antica carta dei cru al mondo. Nella Classificazione de’ vini prodoti nelle unite principate della Contea di Gorizia e Gradisca, voluta dalla stessa imperatrice e redatta in italiano, lingua legata al mondo dell’arte, il vino non è solamente un frutto della natura ma un vero e proprio prodotto culturale.
La sede de i Clivi, in località Gramogliano 20 a Corno di Rosazzo, è il luogo perfetto per una passeggiata in vigna e un assaggio guidato alla scoperta delle infinite sfumature dei vini friulani. Nella sala degustazione aziendale, affacciata sui filari, è possibile sperimentare al calice la perfetta corrispondenza tra terroir, profumi e sapori, frutto di un lavoro artigianale che attraverso un’estrema cura e la sottrazione del superfluo in campo e in cantina restituisce vini di grande precisione, equilibrio ed espressività territoriale.

La vicinanza con Craoretto e il Bosco Romagno, distante soli cinque minuti d’auto, consente di aggiungere all’esperienza una rigenerante visita al parco, dove lunghi sentieri, uno spazio giochi e un’area picnic offrono diverse opportunità di svago per adulti e bambini. In cinquantatré ettari di riserva naturale ricca di biodiversità, percorsi ben segnalati e di facile percorrenza permettono di compiere escursioni e passeggiate immersi nella natura, durante le quali capita di imbattersi in caprioli, volpi, tassi, scoiattoli, ghiri e qualche raro esemplare di gatto selvatico che vivono circondati da numerosissime specie di piante e alberi.
Redazione Centrale TdG




